Dibattito presidenziale noioso, sull’economia più che sugli esteri

– Alla Lynn University in Florida, teatro dell’ultimo scontro tra Mitt Romney e Barack Obama, l’unica vera vincitrice è stata la noia. E’ stato un dibattito pesante, spesso fuori tema, con qualche accenno su Siria, Cina, Iran e Israele. Grandi assenti: l’Europa, citata solo una volta (campanello d’allarme per noi non indifferente), ed India. Pessimo il moderatore Bob Schieffer che – oltre alla gaffe di aver chiamato l’ex leader di Al Qaeda, “Obama”Bin Laden – non è riuscito a tenere a bada i due contendenti, perdendo di fatto per strada il tema della serata: la politica estera.

Obama ha attaccato fin dal primo momento (non poteva fare altro) e ha ben tenuto per tutto il dibattito. Mitt Romney non era troppo in serata, andando bene in alcuni momenti, soprattutto sulla Siria, e meno in altri. Mentre ad Honsfra l’ex governatore era riuscito a tenere testa ad un ottimo Obama, ieri notte è sembrato più remissivo e un po’ troppo spesso d’accordo con lo sfidante di Chicago. Una linea forse importante per staccarsi dall’immagine (quasi un incubo) di George W Bush, ma che forse poteva essere un po’ meno marcata.

Il dibattito ha anche fornito pochi spunti interessanti sulla “vision” e sulla strategia dei due sfidanti riguardo la foreign policy. In realtà i due hanno utilizzato il pretesto della politica estera per parlare di economia, tema senza dubbio centrale visto l’imminente Election Day di novembre. Anche se c’era da aspettarselo è stata un’occasione persa per entrambi perché, nonostante il tema economico sia certamente di più vitale importanza, per l’americano medio che vota, la politica estera rimane da sempre un punto fermo importante. Invece, con la crisi che incombe, le strategie dei due sfidanti in questo dibattito sono state simili, tutte incentrate nel cercare di attirare a sé gli ultimi indecisi, visto i circa 160 toss-ups sul piatto.

Se Barack Obama è stato forse il Commander in Chief più a destra in politica estera di tutti i democratici che si sono avvicendati nella sala ovale, così per Romney era basilare non perdere in maniera plateale questo ultimo dibattito, forse già in salita in partenza. Quello che in realtà contava per l’ex governatore del Massachusetts era non sprofondare, lasciando ben impresso nella testa della gente la terribile figuraccia del Presidente a Denver. Probabilmente Romney c’è riuscito e, pur con qualche difficoltà, ha portato a casa il risultato.

E adesso? Adesso è tutto sul filo di lana. Mitt Romney è in netta risalita nei sondaggi degli swing States e nelle prossime ore vedremo numeri post dibattito non incisivi sul conto totale dei voti. Ora il tour de force dei due sfidanti sarà nei Key States per cercare di portare a sé fino all’ultimo voto utile per il 6 di Novembre, la data che consacrerà il nuovo Presidente degli Stati Uniti.


Autore: Cristoforo Zervos

Nato a Modena nel 1972, vive a Roma. Giornalista pubblicista, si occupa di notizie di Cooperazione internazionale e di foreign policy, con un'attenzione particolare per gli Stati Uniti, Africa e Medio Oriente. Ha collaborato con Liberal quotidiano e Formiche.net e ha un blog sull'Huffington Post. Gran collezionista di fumetti, ha anche la passione per la musica e suona la batteria. È sposato con Daniela e ha un figlio, Pietro.

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