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Lo scambio produce ricchezza che la politica distrugge

– Il Nobel per l’Economia del 2012 è andato a Lloyd Shapley e Arvin Roth per il loro lavoro sul matching tra domanda e offerta in mercati in cui non esistono prezzi per svolgere la funzione di allocazione necessaria alla realizzazione dei benefici dello scambio. Ciò ci ricorda un aspetto fondamentale della teoria economica: lo scambio è utile per tutti, sia per il pasticcere che ha due fette di crostata ma nessun bicchiere di latte che per il lattaio che si trova nella situazione opposta, perché senza scambio nessuno dei due potrebbe fare colazione. Lo scambio crea ricchezza ed è un gioco a somma positiva: i benefici superano i costi.

Eppure è estremamente raro trovare qualcuno che capisca il concetto di mutui benefici, o, equivalentemente, di giochi a somma positiva. «I profitti di uno sono le perdite di un altro», secondo il folle dogma che Mises faceva risalire in forma esplicita a Montaigne.

Purtroppo gran parte dei giochi che vediamo ogni giorno non sono a somma positiva, ma negativa: non creano cioè ricchezza con lo scambio, ma la distruggono con la predazione. Quasi tutte le politiche sono giochi a somma negativa, perché, tranne nei rari casi di ‘beni pubblici’, la politica è proprio ciò che Bastiat chiamava «la grande finzione mediante la quale tutti si illudono di vivere a spese degli altri».

Il più ovvio esempio sono le pensioni: ogni generazione preda la successiva, col risultato che nessuno risparmia, e si riduce la quantità di risorse disponibili per gli investimenti e la crescita, e che il pesante cuneo fiscale così generato riduce gli incentivi a lavorare e produrre. Il mondo sarebbe più ricco ed equo senza sistemi previdenziali a ripartizione come il nostro, ma i consensi si comprano più facilmente regalando alla generazione attuale di elettori una pensione a spese di chi ancora non è nato, o non vota, o non pensa ancora alla pensione.

Un altro esempio è il mercantilismo: quando lo Stato danneggia la concorrenza, impedisce di produrre merci migliori o a prezzi inferiori, consentendo a certi produttori di sfruttare i consumatori e compromettendo l’allocazione efficiente delle risorse. Purtroppo i consumatori che pagano 10€ in più, anche se sono tutti gli italiani e perdono complessivamente 600 milioni, non saranno mai politicamente in grado di difendersi da – per esempio – 6,000 produttori che guadagnano dal protezionismo e dalle politiche anticoncorrenziali 50,000€ a testa, per un totale di soli 300 milioni. La differenza viene distrutta, producendo spreco e stagnazione.

Ogni volta che si fa un gioco a somma negativa si hanno conseguenze sociali nefaste:

  1. Si creano dei perdenti che starebbero meglio fuori dal gioco (non necessariamente ci sono vincitori)
  2. Si distrugge ricchezza perché i perdenti perdono più di quanto gli eventuali vincitori guadagnano
  3. Si addestrano i cittadini a cercare di vivere a spese altrui anziché contribuire alla ricchezza del paese
  4. Si creano conflitti che lo Stato, principale causa del problema, è chiamato a ‘risolvere’ in qualità di ‘arbitro’, aumentando la soggezione della società alla politica

La società, diceva Mises, esiste perché è vantaggiosa per tutti: se non fosse così, l’uomo non avrebbe mai sviluppato tendenze sociali. Se la predazione è la base dei rapporti di potere, lo scambio è la base della cooperazione, e mentre il mutuo vantaggio rende individualmente razionale la convivenza sociale, la predazione tende a distruggere le basi della cooperazione.

Il mondo è pieno di giochi a somma positiva: ogni nuova invenzione che crea nuovi beni o permette di produrre meglio, ogni miglioramento nell’allocazione di risorse, ogni aggiunta allo stock di capitale creano una società più prospera. Purtroppo molti preferiscono cercare di sopraffare gli altri con privilegi legali o sovvenzioni pubbliche, che beneficiano eventualmente solo chi vince, rendendo in media tutti più poveri.


Autore: Pietro Monsurrò

Nato a Roma nel 1979, ha un Dottorato in Ingegneria Elettronica e ha studiato economia alla London School of Economics. Ha scritto per l’Istituto Bruno Leoni, per Liberal, per Chicago-Blog e per Liber@mente.

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