La Germania preme per l’integrazione, ma è pronta alle “due velocità”

di GIOVANNI BOGGERO – Dopo il piano del Quartetto Cetra per procedere a passi (più o meno) spediti verso un’unione politica e fiscale, martedì scorso il Ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, ha reso note, ancora in maniera del tutto informale, le linee guida del suo piano personale per approfondire l’integrazione europea. Ieri mattina, invece, è stata la signora Merkel, riferendo al Bundestag prima del Consiglio UE, a mettere nero su bianco quali siano le priorità della Germania nell’ultimo anno della legislatura giallo-nera. Ma cosa hanno detto Schäuble e Merkel? In realtà nulla di particolarmente nuovo quanto a contenuti.

L’ex braccio destro di Helmut Kohl ha insistito in particolare: a) sulla dotazione di poteri autonomi di intervento al Commissario agli Affari monetari (sul modello del Commissario alla Concorrenza); b) sulla necessità che gli Stati nazionali possano conferire a tale Commissario parte della propria sovranità fiscale, in modo tale che egli possa opporre il veto sia a proposte dei Governi sia ad eventuali leggi dei Parlamenti; c) infine, ha spiegato ancora Schäuble, il Parlamento europeo dovrà essere coinvolto prima e in un numero maggiore di casi nel procedimento legislativo UE, mentre sono allo studio modelli di sedute nelle quali garantire il diritto di voto soltanto ai parlamentari europei degli Stati coinvolti dalle rispettive misure.

Non è la prima volta che il Ministro delle Finanze, al pari di altri autorevoli esponenti della democrazia cristiana, si esprime in questi termini.
Da tempi non sospetti Schäuble è d’altra parte il traino europeista dell’Unione CDU/CSU; e questo almeno fin da quando, nel settembre del 1994, con il collega Karl Lamers, lanciò un patto per l’integrazione europea, poi rispedito al mittente dai francesi e finito, in parte, nel cassetto. In quel documento merita particolare attenzione la proposta di costruzione di una federazione europea rispettosa del principio di sussidiarietà e la necessità di dotare di reale legittimazione democratica le allora vigenti istituzioni comunitarie. Una frase, in particolare, ha un sapore molto attuale e suona pressappoco così: “L’unione monetaria rappresenta il nocciolo duro dell’unione politica. Una tale unione monetaria ci potrà essere solo se la politica monetaria, la politica fiscale e di bilancio, la politica economica e sociale saranno decise in maniera più coordinata, fino ad arrivare ad una politica del tutto comune in queste materie“. Insomma, se si rimprovera al Governo tedesco di non avere visioni, si è proprio fuori strada. Il Ministro delle Finanze ne ha e anche da tanti anni.

Viceversa, la signora Merkel sembra volersi mostrare fedele alla battuta dell’ex Cancelliere socialdemocratico Helmut Schmidt, per il quale “il politico che ha visioni farebbe meglio a farsi dare un’occhiata dal medico”. Il discorso della Cancelliera in Parlamento è sembrato molto più camaleontico. Dopo aver citato Jacques Delors, il quale nel 1989 ricordò l’importanza di dotare di una politica fiscale ed economica la futura unione monetaria, la signora Merkel ha difeso a spada tratta la cura adottata da Berlino (pardon, da Bruxelles) per uscire dalla crisi, chiarendo che la Germania non intende ora fermarsi qui, ma vuole andare avanti. Di qui la necessità di dover controllare – e non mettere in comune! – i bilanci nazionali, proprio come i tedeschi avevano già suggerito, alcuni credevano per celia, in sede di Eurogruppo dieci mesi fa.

La sensazione è che la Cancelliera continui comunque a far finta di non accorgersi che in realtà questa messa in comunione è già parzialmente compiuta – con gli acquisti della BCE e con la creazione dei fondi di stabilizzazione – e la maggiore integrazione desiderata non arresterà questo processo, ma anzi lo accelererà. Le battute anti eurobond o contro il fondo di riscatto e le stilettate al Quartetto Cetra (non riportate dai mass-media) non sono altro che un maldestro tentativo, nel giorno dell’apertura più o meno ufficiale della campagna elettorale tedesca, di rassicurare gli elettori. Di fatto, la strada della signora Merkel, se non altro per la necessità di notevoli sforzi didattici ed informativi a beneficio dei propri concittadini, è in salita.

Il Presidente francese, François Hollande, proprio come il suo padre spirituale François Mitterrand nel 1994, si è subito messo di traverso ai progetti tedeschi. Prima l’unione bancaria e poi il resto, ha detto non appena messo piede a Bruxelles. Peccato che la Germania, prima di condividere qualcosa con i felloni del club franco-mediterraneo, voglia vedere le carte. Di qui il rinvio tattico della Bankenunion e la minaccia di creare un’Europa a due velocità, se ci fosse qualcuno contrario all’iter prestabilito.

Hollande, che non vuole vedersi sfuggire da sotto il naso i soldi tedeschi, ha capito l’antifona e si è allineato alla Cancelliera, ventilando anch’egli ipotesi di Europe à deux vitesses se qualche Stato membro, leggasi, in primis, Regno Unito, non dovesse volere maggiore integrazione. In patria potrà dire, invece, di aver costretto la signora Merkel a dotare la BCE di poteri di vigilanza a partire dal 2013. Come e quando ciò avverrà è una decisione che, come tutti sanno, spetta alla Germania.


Autore: Giovanni Boggero

Nato nel 1987, si è laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi in diritto internazionale. Ha studiato anche a Gottinga e Amburgo. Svolge un dottorato in diritto pubblico presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e si occupa di Germania per il quotidiano Il Foglio, la rivista Aspenia e per FIRSTonline.

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