– È iniziata in questi giorni la consultazione pubblica sulla strategia energetica nazionale. Quattro anni fa la questione più dibattuta era l’eventualità di un ritorno al nucleare. Da un lato chi vedeva nell’atomo lo strumento, dati alla mano, per allineare il prezzo dell’energia in Italia ai prezzi europei e differenziare un mix energetico oggi sbilanciato sul gas importato dall’estero, dall’altro chi riteneva il rispolvero del nucleare una scelta intempestiva e anacronistica, se non pericolosa.

Il referendum, nolenti o volenti, ha chiuso la porta all’atomo e impone ora al Paese una riflessione su quali leve sono oggi disponibili per raggiungere gli obiettivi sempre più sfidanti posti dall’Europa relativi alla riduzione delle emissioni e di efficienza energetica. Nel settore elettrico, il boom delle rinnovabili, dovuto ai lauti incentivi riconosciuti negli anni scorsi, senz’altro contribuisce all’avvicinamento dei traguardi fissati dall’Unione europea, ma con evidenti costi a carico dei consumatori.

In materia energetica, è il settore dei trasporti il comparto su cui c’è ancora molto da lavorare e ci sono i margini di manovra per conseguire apprezzabili risultati in termini di abbattimento delle emissioni inquinanti. La tecnologia più promettente, da questo punto di vista, è l’auto elettrica.

Difficile esprimere un giudizio sull’adeguatezza del documento approvato dal Governo sul tema. Se ne parla nel capitolo dedicato ad «Un approccio flessibile al percorso di decarbonizzazione di lungo e lunghissimo termine». In tale sede, la diffusione dei veicoli elettrici è vista in stretta connessione con lo sviluppo della tecnologie dei sistemi di accumulo elettrico:

«Le  tecnologie di accumulo, insieme allo sviluppo della rete, saranno fondamentali per garantire lo  sviluppo in sicurezza delle energie rinnovabili elettriche, ma anche per accompagnare la diffusione  dei veicoli elettrici e delle smart-grid».

Che la tecnologia degli accumuli non sia ancora matura, come pare dar per scontato il documento, pare difficile da argomentare oggi, visto che lo sviluppo delle fonti intermittenti rende ancor prima che conveniente, impellente il bisogno di sistemi di accumulo sulle reti di trasporto e distribuzione di energia. Tant’è che le società che operano nel settore hanno già contemplato l’installazione di batterie sulle proprie reti. Se poi, al problema relativo alla gestione efficiente e in sicurezza delle energie non programmabili si aggiunge la necessità per il mercato di reagire al crescente costo dei carburanti, la scommessa sull’innovazione, su queste due promettenti tecnologie (gli accumuli e l’auto elettrica), non sembra procrastinabile. Parlare di lungo e lunghissimo termine sembra una piccola provocazione della politica alle capacità della scienza e dell’industria di migliorarsi continuamente e velocemente per soddisfare i consumatori.

Per altro, come viene giustamente riconosciuto nella Strategia, «I veicoli elettrici consentono una riduzione di emissioni di CO2 – attualmente tra il 25 e il 40% “dal pozzo alla ruota” rispetto ai veicoli  tradizionali nel nostro Paese, ma in prospettiva una riduzione ancora più marcata man mano che il  mix di generazione elettrica si sposterà in favore delle rinnovabili – e soprattutto l’abbattimento  completo di inquinanti locali nei centri cittadini». Di seguito si asserisce che «il costo della tecnologia è ancora elevato, sia per il consumatore finale, sia più in generale per il sistema Paese».

In realtà, diversi studi stimano che il costo iniziale più elevato è sostanzialmente compensato (se non più che compensato) dai più bassi consumi correnti. Le difficoltà maggiori si incontrano nella fruibilità di servizi di ricarica. Ma la tecnologia promette anche significative economie di scala, capaci di abbassare i prezzi nei prossimi anni. Si dà conto anche di questo nel documento: «Le più recenti stime di evoluzione dei costi appaiono però favorevoli, con possibili prospettive di riduzione ad esempio per le batterie comprese tra il 45 e il 75% nei prossimi 20 anni». La Strategia energetica nazionale impegna l’Italia «a supportare la progressiva diffusione dei veicoli elettrici, sia in termini di infrastruttura di ricarica pubblica, sia di stimolo alla diffusione dei veicoli, sia di ricerca e sviluppo».

Le cose vanno necessariamente di pari passo. Un primo approccio da usare è quello regolamentare, per creare un quadro normativo che non ostacoli lo sviluppo della tecnologia. Slegati i lacci che la imbrigliano, saranno poi il mercato e la ricerca a dettare i tempi. E forse non occorrerà aspettare il lungo o lunghissimo periodo.