Scozia, Catalogna, Fiandre, le “forze tranquille” per l’indipendenza

– Ultimamente il continente europeo sembra giunto ad una fase storica cruciale, nel quale la crisi economica che stiamo vivendo comincia a mettere in crisi equilibri istituzionali che si erano mantenuti immutati per decenni, fino a sfidare per molti versi il concetto consolidato di statualità e di sovranità.

Se da un lato sono in molti ad invocare che i vecchi stati nazionali siano superati dall’alto, attraverso un conferimento sempre maggiore di competenze ad un livello di potere europeo, dall’altro stiamo assistendo all’emergere di un vento secessionista in molte aree di Europa.
E’ di questi giorni la notizia che il governo britannico ed il governo scozzese hanno concordato i termini di un referendum da tenersi nel 2014 per l’indipendenza della Scozia che dunque viene a risultare la prima regione dell’Europa occidentale a cui viene riconosciuto un pieno diritto ad autodeterminarsi, fino a recidere i legami con lo Stato di cui oggi è parte.

Solo poche settimane fa invece, l’11 settembre, due milioni di catalani (su sette milioni!) sono scesi in piazza a Barcellona, in una manifestazione oceanica, per chiedere la secessione della Catalogna dalla Spagna. Il presidente catalano Artur Màs ha deciso di sciogliere il parlamento regionale e di convocare elezioni anticipate che si terranno in novembre e nelle quali chiederà (e verosimilmente otterrà) un pieno mandato popolare per guidare la Catalogna all’indipendenza.
Si trova un passo indietro, invece, l’indipendentismo fiammingo, imbrigliato nel farraginoso sistema istituzionale belga. Tuttavia i nazionalisti di Bart De Wever sono diventati ormai il primo partito delle Fiandre e proprio in questi giorni hanno dato un’impressionante prova di forza alle amministrative, conquistando per la prima volta la città di Anversa.

La Catalogna, la Scozia e le Fiandre rappresentano le storie di successo di un “indipendentismo tranquillo”, di un separatismo che sceglie di collocarsi solidamente nel mainstream politico della democrazia occidentale, piuttosto che marginalizzarsi su sponde ideologiche minoritarie e poco presentabili.

Lontani dai toni sgangherati e xenofobi che tanti danni hanno fatto al “nostro” leghismo, i nazionalisti catalani di Convergencia i Unio, ad esempio, sono una coalizione di liberali e di democristiani, affiliati a livello europeo all’ELDR ed al PPE. I nazionalisti scozzesi dello Scottish National Party sono sostanzialmente dei socialdemocratici e con il loro leader Alex Salmond hanno convinto gli elettori grazie ad una linea fortemente pragmatica. Nelle Fiandre, invece, la Nuova Alleanza Fiamminga, di ispirazione liberalconservatrice, ha assunto una guida indiscussa del nazionalismo, relegando in posizione ormai molto laterale l’ultradestra del Vlaams Belang.

Dunque catalani, scozzesi e fiamminghi provano a delineare un indipendentismo lontano dalle estreme, per certi versi un “nazionalismo di centro”, praticabile e moderato, ma proprio per questo più efficace rispetto all’obiettivo di fondo.

Va detto che la questione posta dalle tendenze secessioniste è particolarmente significativa, in quanto ci sono buone ragioni per ritenere che attorno all’asse centralizzazione-decentralizzazione si articoli una delle dimensioni più rilevanti della politica dei nostri giorni – probabilmente prevalente rispetto alle classiche polarità destra-sinistra ed in certi casi persino rispetto alla cultura di fondo di un paese.
E nei fatti la bilancia sembra pendere decisamente a favore degli Stati di dimensione piccola, che quasi sempre risultano allo stesso tempo più ricchi e più economicamente liberi rispetto agli stati grandi.

Le statistiche parlano chiaro. I primi 13 stati europei per PIL pro-capite sono tutti stati “piccoli”, mentre gli stati “grandi” dell’occidente (Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Spagna) si collocano tutti indietro. Inoltre gli stati piccoli se la passano, in generale, meglio per quanto riguarda tutte le libertà di mercato, come si evince da rapporti quale l’Index for Economic Freedom e Economic Freedom of the World.

In fin dei conti, la globalizzazione economica fa sì che la dimensione dei mercati non sia vincolata dai confini nazionali e così i paesi piccoli si trovano a beneficiare di mercati ampi senza dover scontare le inefficienze intrinseche a Stati grandi dimensioni. In effetti all’interno di Stati grossi, specie se disomogenei, aumenta il ruolo della mediazione politica e si accresce conseguentemente la spesa assistenziale come strumento di composizione dei conflitti e dei sindacalismi territoriali.

Se appare evidente che gli Stati piccoli che già ci sono funzionano bene, è legittimo chiedersi se questo potrebbe valere anche per nuovi paesi che nascessero dalla rottura di un paese più grande, oppure se la frattura istituzionale determinerebbe in questo caso anche una profonda compromissione delle relazioni economiche e culturali.

Il rischio di “contraccolpi” di questo tipo in effetti non è nullo e la cosa nella pratica è anche utilizzata come uno “spauracchio” nei confronti dell’indipendentismo.
E’ realistico, ad esempio, che alcune aziende catalane possano avere più difficoltà ad operare in Spagna, se la Catalogna divenisse indipedente, e che un certo numero di consumatori spagnoli possa decidere di boicottare i prodotti catalani.

E’ difficile giudicare quanto questi timori siano realistici, in assenza di veri precedenti ai quali appoggiarsi – troppo distanti dal punto del quadro economico erano le secessioni verificatesi negli anni ’90 nell’Europa dell’Est.
Per il think-tank liberale catalano Fundacio CatDem l’impatto di un boicottaggio commerciale sulla Catalogna potrebbe essere ragionevolmente limitato, con tutta probabilità inferiore al beneficio che la secessione porterebbe ai catalani sul piano fiscale, e pertanto tale rischio non dovrebbe essere ritenuto un elemento discriminante rispetto alla decisione di abbandonare Madrid.

D’altronde per la Spagna la scelta di intraprendere politicamente sanzioni nei confronti di una Catalogna indipendente, da limitazioni commerciali fino al veto all’accesso a pieno titolo all’Unione Europea, potrebbe rivelarsi autolesionistica, non solamente perché quando si interrompono politicamente delle relazioni commerciali a farsi male sono entrambe le parti, ma anche perché a Barcellona certo non mancherebbero margini per eventuali “ritorsioni” politiche – basti pensare alla possibilità di far pesare sul piano negoziale lo “status” della lingua spagnola in Catalogna.

Certamente la partita che si aprirà da quelle parti si annuncia complicata.
Se gli scozzesi hanno già concordato con il governo di Londra i termini di un percorso istituzionale verso la piena indipendenza nazionale, i catalani si stanno muovendo in mare aperto, in assenza di dispositivi istituzionali che regolino la loro fuoriuscita dalla Spagna.
Se, dopo le elezioni del 25 novembre, la Catalogna chiederà ufficialmente a Madrid di diventare indipendente nessuno può sapere esattamente quello che succederà, ma quello che è certo è che se tale secessione avrà successo stabilirà in modo più generale un fondamentale precedente di risoluzione pacifica del vincolo nazionale che potrà poi creare la cornice di regole attraverso le quali ulteriori regioni europee potrebbero nei prossimi anni accedere alla sovranità.

Non è escluso che andremo ad assistere ad un confronto istituzionale duro, ma la sensazione è che nessuno possa avere interesse a farlo degenerare verso esiti incompatibili con gli standard di civiltà ai quali siamo abituati in Occidente e che le “forze tranquille” che vediamo in campo siano in grado di governare questo processo complicato in modo non troppo accidentato.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

31 Responses to “Scozia, Catalogna, Fiandre, le “forze tranquille” per l’indipendenza”

  1. Federico scrive:

    Uno spettro si aggira per l’Europa: ed è quello del nazionalismo autoritario. Qualcuno fermi Madrid! La Catalogna deve avere il sostegno di tutti i liberali e i democratici: affinché possa raggiungere la sua indipendenza.

  2. Simone Callisto Manca scrive:

    Se Federico conoscesse bene la situazione catalana saprebbe bene che il nazionalismo autoritario è quello delle forze nazionaliste catalane… non parlo della storia: dico in questo momento.

    L’indipendentismo per la Cataluña è il modo per mettere sotto il tappeto i problemi – e sono tanti – che ci sono, e la crisi economica pesantissima che morde alle gambe questa terra.

  3. mister nothing scrive:

    articolo ben scritto ma sociologicamente con uno sbaglio di fondo
    a mio parere..
    l’ indipendentismo si deve basare su valori etici e non credo che nel mondo chi muove le fila del potere sia eticamente corretto
    per cui ritengo l’ articolo basato sul nulla cosmico perche’ individua nel mercato i benefit degli stati indipendisti..
    esiste una soluzione veramente seria ma troppe persone (articolista compreso) se ne guardano bene dal divulgare..
    indipendenza si ma regionale …io produco formaggio per i miei corregionali,vuoi mangiare il mio formaggio alzi le chiappe e vieni da me, e la mia proposta ha ancora piu’ valenza a livello comunale..
    localizzare piuttosto che delocalizzare e’ l’ unica risorsa
    destrutturizzazione del mercato piuttosto che mercato globale
    e l’ iphone l’ ipad la panda compratevela voi
    persone non merci
    azz sembra il manifesto di un partito ahahah ok allora:
    VOTATE ALLE PROSSIME ELEZIONI
    ANARCHIA CIVICA (non esiste ma mi piace tanto tanto XD)
    buena vida

  4. Pietro M. scrive:

    Mister Nothing: a parte le tue assurdità sull’autarchia, che c’entra l’etica con la politica? La politica ne è la negazione.

    La Spagna vuole la Catalogna per comprare i consensi delle altre Comunidad con i soldi dei catalani. Non è morale: è predazione economica e calcolo politico.

    La politica non c’entra nulla con l’etica, la morale, la giustizia, l’equità… la politica è lotta per il potere. Si ammanta di valori solo come mezzi retorici.

    Il problema vero è se queste tendenze nazionalistiche produrranno una chiusura autarchica e protezionistica delle singole regioni o manterranno un afflato globale e aperto.

    Guardando i leghisti dubito che un Nord indipendente se la caverebbe meglio che con la palla al piede di Roma e del Meridione. Perché è vero che l’Italia da Roma in giù non ha nulla da dare al resto del paese ma anzi è un peso, ma le classi dirigenti del Nord si sono rivelate di una mediocrità intellettuale e morale del tutto paragonabile a quella del resto d’Italia.

    Da che mondo è mondo, sono gli interessi concentrati che si muovono per fare la storia, e raramente accade che chi vuole l’indipendenza lo fa per il bene della sua popolazione: la decolonizzazione è stato il passaggio dal colonialismo dei bianchi sui neri al colonialismo dei neri sui neri (Hoffer). L’indipendentismo europeo potrebbe diventare il preludio per un’involuzione protezionistica e autarchica che danneggerebbe la prosperità di tutti.

    Sul piano strettamente politico, i grandi stati nazione non hanno ragione d’esistere, se non per la difesa militare. Non c’è nulla che richieda di essere 40 o 60 milioni anziché 4 o 6 milioni. Ma feudi di autarchia grossi come l’Unione Europea sono potenzialmente mille volte più ricchi di feudi di autarchia grossi come il Veneto o le Fiandre.

    Quello che ci vuole è federalismo estremo più libero commercio.

  5. Federico scrive:

    @ Simone. Fammi capire.. I catalani chiedono solo di poter votare DEMOCRATICAMENTE sulla propria indipendenza e non vogliono più essere fiscalmente oppressi da Madrid. Il loro residuo fiscale e’ dell’8 per cento e ora con la crisi questo salasso e’ insopportabile. I catalani chiedono un voto per ottenere democraticamente la libertà. Nonostante questo, davvero pensi che i nazionalisti sarebbero loro? Gli spagnoli che fin dal tempo della dittatura negano il loro diritto all’auto-governo sarebbero liberali, mentre i catalani nazionalisti? Non nego che l’oppressione spagnola susciti anche qualche reazione identitaria (più che legittima, comunque), ma questo succede ovunque un popolo e’ dominato da un altro. O paura che ai tuoi occhi anche in Tibet ci sono pericolosi nazionalisti, che rigettano la grande cultura cinese…

  6. Federico scrive:

    @ Pietro M. Una Catalogna indipendente non sarebbe mai autarchica: non può esserlo, e nemmeno lo vuole. Nel dibattito catalano il tema della chiusura economico non esiste. È vero invece che gli europei subiscono le conseguenze molte negative dell’autarchia europea: su molti fronti (agricoltura e non solo). Smantellare gli stati significa anche pensare a un’Europa meno statale e più liberale.

  7. Simone Callisto Manca scrive:

    Federico, io vivo a Barcellona da anni. Tu conosci esattamente il clima che si vive qui quotidianamente?

  8. Simone Callisto Manca scrive:

    E ancora, qualcuno mi sa dire qual è la fattibilità economica di un’eventuale operazione di secessione della Catalunya?

    A chi venderebbero i prodotti che ora vendono in gran parte nel mercato interno spagnolo?

    Quale sarebbe la moneta?

    E poi, scusami tanto, come puoi paragonare uno Stato democratico come la Spagna con la Cina che nega i diritti umani?

  9. Marco Faraci scrive:

    @Simone
    Innanzitutto una Catalogna indipendente potrebbe essere anche meno identitaria di quanto lo sia adesso, se non altro perché si sarebbe rimosso l’oggetto del contendere e quindi un’animosità anti-spagnola avrebbe meno senso di quella che può avere adesso.
    In secondo luogo continuo a non vedere una relazione forte tra indipendenza catalana e diminuzione delle relazioni economiche con il resto della Spagna. “Discriminare” costa e gli attori economici in genere privilegiano scelte a più alta efficienza, rispetto a scelte ideologiche o ripicche.
    Se la Spagna scegliesse un atteggiamento di contrapposizione politica netta ad una Catalogna indipendente, ne pagherebbe le conseguenze in termini di diminuzione delle sue stesse opportunità economiche e si esporre a possibili ritorsioni politiche.

    Riguardo ai diritti umani la questione è semplice. Cosa fa uno Stato di fronte alla richiesta convinta di un territorio di accedere all’indipendenza?
    Supponiamo che Màs indica un referendum. La Spagna prova ad impedirlo e magari lo destituisce. Ti ritrovi con un milione di persone in piazza a Barcellona per due settimane di fila, con gente accampata anche la notte. Scioperi ed avvio della resistenza fiscale.
    Per un po’ si può tirarla per le lunghe, ma poi alla fine la scelta diventa ineludibile – o si fa come Cameron o si fa come Putin e Hu Jintao.

  10. Simone Callisto Manca scrive:

    Io spero che i catalani votino, ma lo facciano secondo coscienza. Continuo a pensare che, in termini economici, l’indipendenza della Catalunya sia una follia autolesionista. E sto iniziando a sentire in giro anche persone mosse da nazionalismo etnico… non mi sembra una buona cosa, sinceramente.

    Poi, in questo momento, chi segue la politica catalana sa che è Mas il primo che si è messo fuori dalla Costituzione, dichiarando che la Catalunya farà un referendum per dichiararsi indipendente dalla Spagna che lo voglia o no il governo. Secondo la Costituzione spagnola, un referendum può essere indetto solo da un governo, e non da una Comunidad.

    Molti qui sono davvero convinti di vivere un periodo storico importante; molti altri sono invece come in preda a un raptus e delirio “identitario” che ne ottenebra le menti, e non li fa ragionare in modo razionale.

    La crisi, la disoccupazione, i tagli allo Stato sociale che ci sono stati in Catalunya sotto il governo di Mas non sono colpa di Madrid: sono colpa di anni di gestione della Generalitat scriteriata (le “sedi diplomatiche” catalane in giro per il mondo ti dicono qualcosa?)

    Altra cosa: sicuramente la Spagna perderebbe molto, da un’eventuale uscita della Catalunya, ma credo che avrebbe molto più da perdere la Catalunya.

    Per questo, perché vivo qui, perchè voglio bene a questa gente, sono contrario all’indipendenza della Catalunya: perchè penso che sarebbe il primo, drammatico passo verso la miseria.

  11. Arcadi scrive:

    Scusa Simone,

    il nazionalismo catalano non ha niente di autoritario, è semplicemente la volontà di un paese che è stanco di essere spremuto fiscalmente per creare uno stato centralista allo stile francese o britanico. Madrid è stato sempre una capitale di funzionari e servizi e negl’ultimi anni, con il denaro catalano, ha costruito infrastrutture incredibili (spesso vuote) e ha obbligato a tutte le multinazionali a trasferire li la sede.
    In più, la destra nazionalista spagnola utilizza da sempre l’anticatalanismo per raccogliere voti.
    Fai il piacere d’informarti un po’!

  12. Arcadi scrive:

    Simone,
    se veramente vivi a BArcelona, soltanto posso pensare che una ragazza ultra pro spagnola ti ha rubbato il cuore e non vedi più in là…

  13. Arcadi scrive:

    Auguri per Marco Faraci.
    Questa è la prima cronaca obbiettiva e senza distorsioni che leggo in un media italiano su gli ultimi successi in Catalogna.
    In Catalogna abbiamo propio bisogno che si sappia a l’estero della nostra cruda realtà.Lottare contra i poteri fattici dello stato spagnolo e contro le incomprensioni dovute alla non conoscenza della realtà interna è difficile.
    Grazie per il vostro interesse!

  14. Arcadi scrive:

    1- Sedi diplomatiche: cosí le chiama il nazionalismo spagnolo, ma quello che sono è delegazioni commerciali, per difendere i gli interessi delle aziende catalane, non sufficentemente difese dal governo centrale. Sai quale i budget di tutte loro? quello uguale al budget della sola ambasciata spagnola a Londra !
    2- La Catalogna indipendente sarebbe nettamente più ricca. Ti consiglio il libro: “A la independència per la butxaca” …analisi fatte con dati del Governo spagnolo.
    Ed è per questo che la Spagna non vuole la seccessione della Catalogna, perchè la Spagna si che calerebbe economicamente.

  15. Simone Callisto Manca scrive:

    Mi piacerebbe sapere dove queste aziende catalane venderebbero il loro cava, o il fuet, per dirne una, se non alla Spagna, visto che noi – giusto per citare qualche prodotto – con prosecco, spumante e salami vari ce la caviamo piuttosto bene… E un po’ di pomodoro sul pane lo sapremmo mettere anche noi…

    E ancora: nessun catalano – forse sono stato sfortunato io – di quelli cui ho chiesto qua mi ha saputo dire quali sono le basi economiche sulle quali si fonderebbe una Catalunya indipendente. Mi hanno tutti parlato di Madrid che ruba e “noi che saremo liberi”. E alla domanda “ma come pensate di mantenervi, quando sarete indipendenti?”, ecco la risposta “non dipende da noi, noi non decidiamo… decideranno i politici”…

    Se non vivessi qui, mi verrebbe da dire “beata innocenza”. Ma siccome vivo qui, credo di poter dire che verranno tempi duri – che già ci sono -. E mi viene da dire “si salvi chi può”.

  16. Lorenzo scrive:

    Ho vissuto otto anni nelle Fiandre… tenerle attaccate alla Vallonia è veramente contro natura…
    E come toscano non vedrei male la rinascita del Granducato :-)
    Uno stato con 5 milioni di abitanti non può che funzionare meglio di uno di 50, ad oggi…

  17. ermes scrive:

    @simone Non capisco come si faccia a confondere l’indipendenza economica da quella politica,cosa pensi succederebbe ai prodotti spagnoli venduti in catalogna nel caso di guerra commerciale?o pensi non ce ne siano?

  18. Jacques scrive:

    Simone. Io conosco perfettamente la situazione catalana e conosco perfettamente il nazionalismo catalano, e posso dire che no ha niente di autoritario. Chi è l’autoritario? Quello che vuole fare un referendum (quasi tutti i partiti catalani, l’ottanta per cento de la popolazione) o quello che non vuole lasciar votare (PP, nel governo a Madrid)? Per favore, non dire bugie.

  19. pippo scrive:

    All’interno dell’Unione Europea dovremmo avere delle regole per istituire nuovi paesi membri da paesi membri.
    Sia come suddivisione di un paese che come fusione tra due o più paesi membri o parte di paesi membri.

    Difesa con esercito europeo.

    Per i paesi membro già con euro non c’è problema monetario.
    La Scozia una volta separata dal Regno Unito adotterà l’euro o una nuova moneta?

  20. Arcadi scrive:

    E va! inanzitutto le vendite catalane al resto della Spagna sono ormai soltanto un terzo del totale. Peccato sei circondato di gente che non ti sa spiegare i dati. Se hai 45 min. ti consiglio questa spiegazione, è chiara e concreta

    http://youtu.be/VJzKwxEmTNA

    E dirti che con il boicot del Cava cha già è stato fatto qualche anno fà alla ‘loro’ Catalogna, questo settore ne è uscito rinforzato.

  21. Arcadi scrive:

    All’Europa conviene frazionare questi stati enormi per potere avanzare nella sua unità. Sembra un controsenso ma è cosí.

  22. Rigeca scrive:

    Simone, ci sono tanti libri che hanno studiato il rapporto Catalogna-Spagne nello scenario de l’indipindenza catalana che quasi non posso credere che tu vivi a Barcellona.

    Ancora, se tu leggi i giornali saprei che questa stessa settimana il Tribunale Costituzionale spagnolo ha deciso che la lingua catalana non puo essere una essigenza nei tribunali catalani, solamente la lingua spagnola. Se io voi parlare a un judice in catalano in Catalogna e lei dice que non mi capisca, lui debo parlare in castiglliano (spagnolo) oppure portare un traduttore. Quindi, chi sono veramente i nazionallisti?

  23. Giuseppe scrive:

    Egregio Sig.Simone,
    visto che vivi come me e sai che ci sono tanti problemi, che Mas ha tagliato gran parte dei diritti reali, che ha tassato tra un po per fino l’aria e si è infilato sul carro indipendentista solo dopo l’11 settembre, ma parlare di nazionalismo è un po esagerato non credi?
    Se Ciu sono nazionalisti quelli che marciavano a Barcelona il 12ottobre con croci celtiche macchiando il monumento di Macià e bruciando estelades gridando all'”espanyolicaciò” come Wert insegna cos’erano,una scolaresca in vacanza?Ma per favore…
    Il Nazionalismo spagnolo è una delle piaghe piu gravi di questo paese,
    visto che vivi qui ti basterebbe raccontare quando si fa lo zapping delle Tv, dove i canali di Stato trovano sempre la scusa per accusare Catalunya di qualcosa creando disinformazione e MANIPoLAZIONE MENTALE.Ma forse guardiamo e sentiamo diversi canali.
    O ti basta andare a Madrid e sentirti dire che se lo stato è indebitato è colpa dei Catalani, ma nessuno dice perchè veramente la Spagna è con l’acqua alla gola,degli scandali di corruzione, delle bolle speculative finanziatia e dell’occultamento storico di cui tutti fanno finta di non capire.
    Qua si fa finta di capire veramente dove si sta andando, verso un baratro dove l’identità deve essere per forse cancellata perchè vi è uno stato sovrano che unito come dicono non lo è, e che è pronto solo a prendere.I

    I tempi della vacca che madrid mungeva per prendere “latte” ad ogni comunità è finito,è ora che “lavori ” un po come è finito il tempo di chiudere le orecchie e far finta che tutto va bene se si sta insieme, perchè dopo l’11settembre il legame non è piu possibile, e come disse il Financial Times non si puo mantenere in piedi un matrimonio solo perchè il divorzio è illegale.
    Quindi che mandino i carrarmati, che facciano embarghi,ma conta il giudizio popolare, e la gente da quello che si vede e si sente in giro sembra convinta a camminare con i propri piedi, Mas o non Mas.

  24. Giuseppe scrive:

    Un ‘altra considerazione: non mi pare che il Cava e altri prodotti tipici catalani vengono commercializzati solo in Spagna, visto che viene esportato in continenti come l’America del Nord (Stati UNiti e Canada),Oceania (Australia e Nuova Zelanda) e parte dell’Asia come il Giappone giusto per citarne alcuni,basterebbe informarsi un poco…
    E se circoscrivi la Catalunya con quella riga “E un po’ di pomodoro sul pane lo sapremmo mettere anche noi…” e i 3/4prodotti in fila beh là proprio non ci siamo, dimenticandosi che solo Barcelona rappresenta da sola il 18,5% del prodotto turistico nazionale e il 26& in totale dell’intera comunità, e non mi pare che sia un piccolo dato per partire, e non mi pare che a questi turisti non venga offerta nullo, con un patrimonio storico/monumentale IMMENSO, con una maniera di vivere le feste paesane nei piccoli agglomerati come se fossero dei grandi centri,con un sistema agricolo che puo essere rilanciato per dare ancora piu linfa all’artigianato locale e al sistema di rete che già esiste da tanti anni.
    E non mi pare poco, e non sono un’economista,basterebbe conoscere poco poco quali sono le potenzialità e soprattutto la storia del paese dove vivi, e sembrerà così chiaro che non siamo l’Africa o la “Polonia” ,come dicono i VERI NAZIONALISTI

  25. andreu scrive:

    Auguri al Sgr. Faraci per questo articolo.
    In fondo, questa e una bella opportunità per tutti quelli che parlano di democrazia:
    La questione e:
    possono i catalani scegliere il nostro destino, in forma pacifica e libera?
    I elettori catalani già faranno i suoi calcoli su se diventare una nazione independente ci conviene o no.
    Sostenere che i catalani stessi non possono scegliere il loro destino non merita il qualifico di “democrata”.

  26. Jordi scrive:

    Spiegamo qui perchè vogliamo essere indipendenti: http://www.desdelluny.com – in inglese. Il prossimo articolo in sezione per stranieri in italiano!

  27. R.M. scrive:

    -Ci scusiamo per la traduzione a l’italiano-
    Penso che sia opportuno commentare che in Catalogna c’è una numerosa colonia italiana, e una piccola parte di ciò che noi chiameremmo persone aquesa sono anti, simpatie anarchiche, e presumibilmente anti-nazionalista. Sembra che per ragioni storiche attira Barcellona, ma la sua storia è un mito della guerra civile, e in realtà non so molto su di esso tutto. In ogni caso, le loro opinioni sono spesso opposti e anche feroce contro il nazionalismo catalano. Ma la sua sorprendente che antinacionalisme è sempre unidirezionale, e difendere una posizione pro-spagnolo, anche con posizioni ultra-nazionalisti, non lontano dal fascismo nel suo approccio. Il suo ruolo attuale suggerisce la rete in Garibaldi, apparentemente anarchico che, lavorando per Mussolini nel 1926, tradito dell’emissione proposta della sinistra catalana.

  28. Simone Callisto Manca scrive:

    Noto con molto sconcerto che per certi nazionalisti si è ancora fermi all’epoca di Franco, tanto che così si dipingono gli anti-indipendentisti, e quelli che vogliono una nazione spagnola plurale e non tanti piccoli staterelli ininfluenti.

    Dipingere tutti coloro che si rifiutano di credere al lavaggio del cervello che è stato fatto in questi anni sulla questione catalana come fascisti con le croci celtiche forse può servire a tacitare – in assoluta malafede – molte coscienze, ma di sicuro non serve a capire quello che sta succedendo in Catalunya.

    Io sono per una Spagna federale, e non sopporto certo centralismo che una parte della destra madrileña (quella che si rifà alla Aguirre e al gruppo Intereconomia, ad esempio) porta avanti. Ma è un estremismo uguale e contrario a quello di molto catalanismo.

    Io mi fermo qui: qui non si vuole discutere ma solo andare avanti con le proprie convinzioni. Non è il mio posto.

  29. Simone Callisto Manca scrive:

    http://www.libertiamo.it/2012/09/19/lindipendenza-della-catalunya-lennesima-arma-di-distrazione-di-massa/

    E dal momento che Libertiamo è un giornale plurale, ecco il mio pezzo di qualche tempo fa sulla questione catalana.

  30. Giuseppe scrive:

    Beh da tutti i commenti che sono stati scritti non mi pare che esista un solo commento centralista o che appoggi la destra, soprattutto quella della Aguirre o di intereconomia, che non è nient’altro la continuazione pari pari dei falangisti.
    Con questo ti rispondo che la “politica” di Mas proprio non la appoggio,che ha dimenticato i problemi sotto il tappeto per infilarsi sul carro solo dopo l’11settembre, ma assolutamente non appoggio e posso convidere l’idea che qualcuno non vuole fare scegliere al popolo, perchè facendo così la famosa “frustazione della caduta” sarà ancora piu forte, e non saranno solo scioperi ma insurrezioni.
    Se esiste una rete di piu di 100comuni che simbolicamente si sono “independizzati” è perchè loro non si sono mai sentiti così,e l’hai confermato anche tu nel tuo articolo che con piacere ho letto che fuori dall’essere metropolitano che è barcellona è difficile che si parli castellano a prima istanza, perchè è il sistema che li cresciuti così,perchè vivere nei piccoli centri è la lingua che senti a casa che conta,è la storia che studi sui libri che conta, e loro si sono sentiti sempre così e sempre si sentiranno così,e nessuno puo impedirlo, la storia del 1714 insegna per loro.
    Tu prova a passare 10giorni ad Eibar o a Irun nei paesi Baschi, non mi pare che ti parlino in castellano, eppure hanno una storia e un sistema culturale diverso!
    La vera manipulazione dello Stato è che mai ha visto queste comunità come “un dolce contrasto di culture” su cui vendere il proprio marchio, ma solo una grande speculazione economica.
    E poi cmq come hai scritto ” non so se cercheranno ancora da ricercare i turisti dopo l’indipendenza senza la movida iberica”…beh detto da uno che lavora nel turismo chi viene a barcellona o in altre parti di catalunya. che siano famiglie, bambini,coppie anziani e soprattutto giovani sanno già prima cosa cercano da barcellona perchè leggono, si informano dove vanno e sanno che Catalunya ha molto ma molto di diverso rispetto alle altre città metropolitane e vanno cercando proprio la “catalanità”,nella storia, nei monumenti e in quello che sentono, per tutto il resto rimarrà uguale, perchè chiunque sa vendere un prodotto come la paella in un posto di mare , o un fideuà, una escalivada o un’escudella invernale.
    A me non interessa spiegare quale sarà il modo, non sono giornalista, però vivo per le strade, lavoro con la gente, mi rapporto con loro, e per questo non dico che alle manifestazioni c’erano solo maglie del barça e maglie della selezione catalana,c’era chiunque, dal filosofo che va in tv alla famiglia povera che vuole solo decidere.
    Concludendo ti dico che questo è il tuo posto,perchè non si puo avere il gusto di piacere che tutti siano d’accordo, anzi, che ci siano piu voci discordanti è anche meglio per discutere. A fare la “puta i la ramoneta” siamo bravi tutti…Complimenti all’articolo sig.Faraci.
    Saluti.

  31. Gavino scrive:

    Ma chi vuole piccoli statarelli Simone? i catalani hanno fatto una proposta politica di indipendenza all’interno della Unione Europea, non mi pare una cosa molto sbagliata pensando al fatto che lo stato spagnolo è un stato non plurinazionale e con una tendenza al genocidio culturale indiscutibile storicamente parlando è anche nella attualità. Soluzione federale? è impossibile non esistono federalisti spagnoli, l’unici federalisti esistenti sono i catalani, gli spagnoli sono per lo stato unitario e la viabilità economica di una Catalogna indipendente è poco discutibile attualmente, soltanto la mala fede e la campagna della paura unionista può affermare il contrario. Per lavaggio del cervello io intendo qualsiasi movimento tendente a impedire che un popolo decida democraticamente il suo destino.

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