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Obama stavolta c’è nel dibattito, ma Romney non molla

– A caldo, Hunter Baker su The Corner della National Review – media di punta conservatore – non è riuscito a trovare un vincitore, mentre Andrew Sullivan – ottimo e ficcante analista di parte democratica – ha esultato per l’ottima prestazione del Presidente degli Stati Uniti.  Obiettivamente il secondo dibattito presidenziale,  svoltosi a New York alla Hofstra University, ha visto Barack Obama vincere ai punti senza mettere al tappeto il suo sfidante, Mitt Romney.

Non aveva infatti possibilità di scelta il Presidente degli Stati Uniti, completamente  in caduta libera nei sondaggi dopo la prova di forza a Denver dell’ex governatore del Massachusetts.  Barack Obama ha dovuto per forza di cose svegliarsi dal suo torpore ed ha dovuto prendere di nuovo “posto sulla sua poltrona”. Certamente sarà difficile poter dimenticare il primo dibattito dove il leader democratico si è trovato inspiegabilmente spaesato risultando quasi inadeguato, una debacle  talmente palese da stravolgere completamente il mood dell’opinione pubblica americana.

Quasi mai, nella storia degli Stati Uniti, i dibattiti sono stati decisivi. Basti ricordare quelli sostenuti da George Bush junior, che li ha persi quasi tutti, vincendo però le elezioni.

Non era quasi mai successo, dopo un primo dibattito, uno spostamento di voti così evidente, tanto da far recuperare a  Mitt Romney (secondo la media RCP)  il pareggio con lo sfidante  in circa 11 Stati e in molti key States. Davanti a tali numeri per Barack Obama non c’era via di scampo se non cambiare completamente strategia ed il dibattito – moderato dalla giornalista della CNN, Candy Crowley, non troppo all’altezza della situazione –  è stata la prova del ritorno di Obama: più convincente su social issues, sull’immigrazione, sulle tematiche di politica estera (non il suo piatto forte) ed addirittura sul tema della tassazione.  Cruciale il passaggio sull’uccisione dell’Ambasciatore Chris Stevens, dove Barack Obama –  aiutato non volontariamente dalla moderatrice –  pur non affermando il vero è riuscito a risultare molto più incisivo.

La definizione dei fatti di Libia come “act of terror”,  pronunciata una sola volta nel discorso a caldo di Rose Garden ed in riferimento ai fatti tragici dell’11 Settembre, non è in realtà riuscita a coprire il ritardo che il presidente ha accumulato dal blitz di Bengazi, in cui perse la vita un suo diplomatico. Nonostante questo Barack Obama è riuscito a capovolgere la situazione mettendo in affanno Romney.  Persino nella domanda, indubbiamente ben posta: «Che differenza c’è tra voi e George Bush?»,  il leader democratico è riuscito a far risultare lo sfidante più estremista riuscendo nell’intento di apparire diverso e migliore.

La modalità “Town Hall” (domande poste dagli elettori) ha certamente aiutato Obama, molto più a suo agio davanti alle persone che al solo contradditorio con lo sfidante,  mentre alcuni analisti americani hanno sottolineato come l’eccessiva foga di Mitt Romney non gli abbia giovato,  dimenticando però l’efficacia di questa strategia nel primo dibattito. L’ex governatore dal canto suo non ha fatto male, anzi ha risposto spesso bene, ha attaccato ed è riuscito ad incalzare sia il Presidente sia la moderatrice,  strappando in taluni casi la parola con la forza. La vera differenza è che questa volta Barack Obama era presente dando luogo a dei “faccia a faccia” perentori, facendo sorridere, tifare e gridare quasi tutti i giornalisti presenti ieri nella sala stampa di Honsfra. Erano infatti anni che non si vedeva, in un dibattito presidenziale, un tale “corpo a corpo” serrato, molto interessante per i contenuti, ma quasi “di natura fisica” sotto molto aspetti. Aspettando i sondaggi adesso il campo di battaglia si sposterà il 22 Ottobre alla Lynn University in Boca Raton, Florida,  in un ultimo dibattito che vedrà come unico tema la politica estera, ultima possibilità per i due sfidanti di attirare gli elettori indecisi. Quelli che fanno vincere le elezioni.


Autore: Cristoforo Zervos

Nato a Modena nel 1972, vive a Roma. Giornalista pubblicista, si occupa di notizie di Cooperazione internazionale e di foreign policy, con un'attenzione particolare per gli Stati Uniti, Africa e Medio Oriente. Ha collaborato con Liberal quotidiano e Formiche.net e ha un blog sull'Huffington Post. Gran collezionista di fumetti, ha anche la passione per la musica e suona la batteria. È sposato con Daniela e ha un figlio, Pietro.

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