In morte dell’ ‘agenda Monti’

di LUCIO SCUDIERO – La vittima più illustre della legge di stabilità presentata dal Governo è l’agenda Monti. Nel senso che ci troviamo di fronte alla conclamazione che il governo, come scrive Mario Seminerio sull’Huffington Post, ha esaurito la propria spinta propulsiva e indugia in magheggi contabili degni del più recente passato bipartisan. Un quadro d’insieme che l’intervento delle carcasse partitiche presenti in Parlamento potrà solo peggiorare, dal momento che oltre all’insipienza ordinaria adesso si aggiunge il gravame della modalità elettorale.

Lo “scambio” Iva-Irpef è poco più che un cero votivo accesso alla dea Buona Volontà, utile come segnale di tendenza ma non per gli effetti nell’immediato. Dannoso lo scivolamento verso pratiche deteriori, come la retroattività abbinata al taglio delle agevolazioni fiscali, o l’aumento della tassazione delle riserve assicurative, che altro non è che un’ulteriore imposta sul risparmio privato; manutentiva e comunque di pessima comunicabilità la misura definita ‘cieli bui’.

Ma c’è poco, troppo poco, per dire che è mutato  il paradigma seguito finora, non abbastanza per rendere l’ultimo provvedimento finanziario di questo esecutivo la summa di qualcosa che valga la pena di invocare o inseguire.

Per cui si apparecchino i funerarli, che oggi l’agenda Monti è  morta per consunzione. Anche a causa delle forze che l’hanno invocata senza costruire un vero percorso politico (anche e soprattutto partitico) capace di imprimervi la prospettiva di lunga durata attraverso la legittimazione popolare.

Questo vuol dire due cose.

La prima è che il Governo dei tecnici si indebolisce perchè non si assume il rischio di imprese che superano il piccolo cabotaggio politico, e finisce col dover negoziare coi partiti, questi partiti, anzichè dettare loro l’ordine delle priorità. Per quale ragione, ad esempio, nella legge di stabilità non compare il taglio immediato dei sussidi alle imprese, come notava due giorni fa Giavazzi sul Corsera?

In secondo luogo, ora che è scoppiata la bolla retorica dell’agenda Monti, gli estremi Pd e PdL saranno risucchiati nel vortice dei loro istinti peggiori, che si chiamano peronismo e socialdemocrazia, mentre il centro rischia di condannarsi alla ripetizione di se stesso, cioè un’area paludata votata alla sopravvivenza e al parassitismo posizionale. Grillo può invece ordinare casse di champagne.

Da quest’impasse si può uscire con due opzioni.

La prima. Monti ritrova la spinta e fa ingurgitare ai partiti tutto l’amaro calice delle riforme di sistema che ancora attendono il Paese, per quanto possibili a questo punto della legislatura.

La seconda. Il centro politico comincia a ragionare etsi Monti non daretur, dà inizio alla costituzione di un partito vero che si candida alla guida del Paese con un’agenda più spregiudicata e più sovrana di un probabile memorandum of understanding internazionale.

Nell’uno e nell’altro caso il traccheggio non è un’alternativa, ma la premessa che ci farà affondare tutti.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

3 Responses to “In morte dell’ ‘agenda Monti’”

  1. Condivido pienamente. Ma la tattica di negoziare col tacchino la data del giorno del ringraziamento non ha mai funzionato e non ha funzionato com monti. Riforma forense docet. Alla fine la diga dell’ultracorporativismo sta passando e Monti ne ha una responsabilità tecnico-politica enorme.

  2. lodovico scrive:

    Non so se l’agenda Monti sia finita certo è che Monti non ha saputo individuare le debolezze del sistema italia ( spesa pubblica e suoi apparati) ma ha pensato solo alla crisi del debito pubblico addossandolo ai risparmiatori italiani. Come economista e statista europeo mi sembra, ma posso sbagliare, un risultato negativo

  3. Vincenzo N. scrive:

    Un bell’intervento. Molto rotondo, quindi inattaccabile. Mi complimento con l’Autore.
    Da parte mia aggiungo che non ritengo MM capace di guidare un’iniziativa in proprio. Il capo dei Tecnici (quale segno dei tempi il fatto che oggi sia una parola un tempo disprezzata a venire usata per celebrare il “meglio”) dicevo, il capo dei Tecnici è troppo bene abituato a farsi chiamare al potere avendo sotto un bel tendone tirato (vedi nomina a Senatore a vita). Non me lo immagino proprio sul campo di battaglia. Finora l’ho visto solo in interviste “programmate” con giornalisti compiacenti. Organizziamogli, che so, un faccia a faccia con Grillo e allora sì che vedremo il polso di questo generale abituato a combattere solo stando al riparo nell’astronave della Morte Nera di Star Wars.
    Che povera prospettiva quella di chi spererà che a fare le riforme sia uno che è stato chiamato lì dov’è da chi vuole solo rinviarle.

Trackbacks/Pingbacks