World Food Day, no a progetti assistenziali, sì al libero mercato

– Oggi, come ogni 16 ottobre dal 1981, ricorre la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Istituita dalla FAO nella data del suo anniversario, la Giornata di quest’anno ha come focus le cooperative agricole, modello di sviluppo virtuoso nelle zone rurali dei paesi in via di sviluppo e del terzo mondo.

La campagna di sensibilizzazione è stata lanciata con un documentario dedicato della serie Hungry Planet: sostanzialmente, un plauso ai programmi della FAO e delle Nazioni Unite con la testimonianza di agricoltori le cui produttività e sicurezza alimentari sono migliorate grazie alle suddette iniziative.

Unendosi in cooperative con la supervisione della FAO, i contadini riescono a produrre più e meglio e a piazzare il proprio raccolto sul mercato a prezzi più equi, grazie a iniziative come Purchase for Progress che gestiscono anche la distribuzione industriale delle derrate prodotte. Inoltre, i programmi della FAO si occupano anche della formazione dei contadini attraverso specifici corsi di agricoltura e forniscono accesso facilitato al credito per l’acquisto di semente o nuovi appezzamenti di terreno per incrementare la produzione.

Le cooperative, inoltre, giocano un importante ruolo nell’aggregazione sociale e nell’emancipazione del genere femminile in paesi dove spesso alle donne non è consentito lavorare. Il modello di sviluppo sostenuto dalle Nazioni Unite funziona perché produce non solo effetti socialmente desiderabili, ma anzitutto importanti risultati economici e occupazionali: sono infatti 100 i milioni di posti di lavoro creati e il ricavato delle 300 maggiori cooperative ammonta per il solo 2011 a 1.100 miliardi di dollari.

Un volano di sviluppo non indifferente per quei paesi dove la sicurezza alimentare deve fare i conti con una popolazione in esponenziale aumento e condizioni estremamente avverse alla produzione. Con programmi come Purchase for Progress, l’ONU ha il merito di aver rotto il paradigma degli aiuti umanitari a perdere, che si limitano a lenire le ferite provocate dal sottosviluppo senza eradicarne le cause.

Il terzo mondo e i paesi in via di sviluppo non hanno bisogno di assistenzialismo; al contrario, necessitano di una spinta da parte di chi ha già acquisito le tecniche agricole e il know-how necessari a fare impresa, in modo da permettere loro di avviare il motore della crescita economica e raggiungere livelli di produzione tali da incontrare la crescente domanda di derrate alimentari per la sussistenza di un numero sempre maggiore di individui.

Al riguardo, l’esempio dello sviluppo malese è emblematico. Grazie ad un sistema di cooperative agevolate dall’accesso facilitato al microcredito messo a punto ben prima dei programmi ONU, la Malesia è diventato uno dei primi produttori mondiali di olio di palma. Il prodotto, ottimo come combustibile ma altrettanto diffuso nella preparazione industriale di generi alimentari, ha permesso a milioni di contadini malesi indipendenti di elevarsi al di sopra della soglia di povertà nazionale. Cinquant’anni fa a vivere sotto la soglia di povertà nazionale era il 40% della popolazione. Oggi, grazie al modello delle cooperative e al libero scambio, la percentuale di malesi indigenti si è ridotta al 5%.

Il premio Nobel per l’economia Milton Friedman sosteneva che se si assistono degli individui che non lavorano, non bisogna poi stupirsi se si generano solo disoccupazione e povertà. Dando la possibilità agli individui di coltivare la propria terra per se stessi e per le proprie famiglie, fornendo loro gli strumenti finanziari necessari a fare investimenti per la propria abitazione, per l’istruzione dei propri figli e per il miglioramento della produttività del proprio appezzamento di terra, si sono restituite dignità e speranza a milioni di lavoratori che, resi partecipi delle dinamiche del mercato e del libero scambio, sono stati in grado di raggiungere risultati economici persino superiori alle aspettative.

E’ il miracolo dell’iniziativa individuale, dell’aggregazione di individui e un’ulteriore prova della superiorità del mercato sulla pianificazione economica.

Twitter @danielevenanzi


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

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