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Il buon senso, la PAS e l’affidamento condiviso – Lettera aperta all’On. Perina

– E’ stato riportato, in merito al triste episodio di Cittadella, che la decisione della Corte di Appello di Venezia si è basata su una relazione del consulente tecnico di ufficio (CTU), che attribuiva il rifiuto del ragazzino di incontrare il padre all’esistenza di una conclamata e avanzata “PAS” (Parental Alienation Syndrome, ovvero Sindrome da alienazione di uno dei genitori). A seguito di ciò il ragionamento fatto dalla maggior parte dei commentatori – On. Flavia Perina compresa – è del tipo: si è intervenuti a causa di una diagnosi di PAS; la PAS non è riconosciuta come patologia dal DSM5 e per la scienza medica non esiste; quindi l’intervento non ha giustificazioni, è un abuso di potere.

Messi da parte in questa sede i commenti sul tipo di intervento deciso dalla Corte (inserimento in casa-famiglia) e sulle modalità del prelievo del bambino, facciamo attenzione a quella specie di sillogismo sulla PAS che sta a fondamento di un tipo di obiezione più consistente perché ampiamente generalizzabile.
Per essere meglio compresi rammentiamo le informazioni di base su questa condizione certamente anomala (per una documentazione esaustiva, con particolare riferimento alle applicazioni in Italia, si veda Parrini A. Separazioni distruttive tra conflittualità e alienazione, 2008).

Nel 1985 negli Stati Uniti il Dr. Richard A. Gardner – che presta servizio regolare e ufficiale anche se non retribuito presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia della Columbia University di New York City, come Clinical Professor di Psichiatria Infantile – segnala alla comunità scientifica una sua teoria secondo la quale certi atteggiamenti dei figli di genitori separati sono da attribuire alle sottili manipolazioni di un genitore verso l’altro, che ne inducono il rifiuto. A questa condizione dà il nome di PAS, attribuendole il carattere di una vera e propria malattia psichiatrica. Più esattamente, la definisce in questi termini

“…a disorder that arises primarily in the context of child-custody disputes. Its primary manifestation is the child’s campaign of denigration against a parent, a campaign that has no justification. It results from the combination of a programming (brainwashing) parent’s indoctrinations and the child’s own contributions to the vilification of the target parent. When true parental abuse and/or neglect is present the child’s animosity may be justified, and so the parental alienation syndrome explanation for the child’s hostility is not applicable”.

Vale la pena di evidenziare, traducendole, le ultime righe: “In presenza di reali abusi o trascuratezza dei genitori, l’avversione del bambino può essere giustificata e, di conseguenza, la Sindrome di Alienazione Genitoriale come spiegazione dell’ostilità del bambino non è applicabile”.
E’ dunque lo stesso Gardner a porre il giusto limite applicativo alla sua teoria, distinguendo i rifiuti effetto di manipolazione da quelli che sono conseguenza di maltrattamenti. Il compito del giudice – che di regola delega a ciò uno specialista, nel caso di Cittadella uno psichiatra – è dunque quello di accertare l’origine del comportamento del minore.

Il problema non è quello del nome da dare al fenomeno (sindrome, malattia, disturbo ecc.) aspetto che può interessare solo gli accademici, ma di ammettere che quei comportamenti sono il segno palese di una condizione anormale, che provoca sofferenza e danno al bambino, e di adoperarsi per porvi rimedio e meglio ancora per prevenirla; così come non è di alcun peso lo pseudo argomento delle vicende personali di Gardner e del suo suicidio. Interessa il fenomeno, non la vita di chi lo ha osservato per primo.

E qui è obbligatorio sottolineare la grave anomalia che il rifiuto rappresenta. Il modo distorto con cui si guarda la famiglia separata spesso non consente di percepire la “stranezza” delle più comuni regole adottate per essa o ad essa imposte dalle circostanze. Il sistema legale, soprattutto, così abituato a standard da lui stesso creati, non realizza quanto sia abnorme che un genitore si debba relazionare con un figlio attraverso un “diritto di visita”, per giunta limitato a particolari finestre temporali, per cui se in un giorno (non “suo”) in cui piove questi passa a prendere il figlio a scuola rischia una denuncia penale; non capisce quanto sia assurdo che un genitore, in regime di affidamento condiviso, debba assolvere al suo dovere di soddisfare i bisogni del figlio dando del denaro all’altro invece che direttamente e personalmente. Allo stesso modo la maggior parte degli addetti ai lavori non si rende conto della totale follia di voler “convincere” un figlio, attraverso profondi squilibri nei contatti con i genitori, che una sola è la casa che deve sentire sua, mentre nell’altra ci va sì, ma per starci da ospite, non vedendo l’ora di rientrare nel vero, unico, nido.

In un sistema così distorto pochi, quindi, si rendono conto del fatto che non si dovrebbe chiedere a un figlio se ha voglia di smettere di giocare o di guardare la TV quando il genitore “non collocatario” (che non dovrebbe esistere) lo viene a prendere e che attribuirgli questo potere decisionale, piegandosi alle sue scelte, è quanto mai diseducativo. Si permetterebbe al figlio di genitori non separati di selezionare a suo capriccio i contatti con i genitori? Pochi capiscono che così facendo si crea nel bambino l’idea (per altro aderente alla volontà del sistema legale) che c’è un solo genitore che conta, mentre l’altro è figura marginale, priva di autorevolezza.

E’ facile vedere che gli esempi fatti non invocano affatto la maldicenza, la polemica, il volontario discredito; così come dall’altra parte non si sta considerando l’ipotesi di disinteresse, maltrattamenti, e meno che mai pedofilia; situazioni in cui se c’è un rifiuto nessuno parla di PAS e il bambino fa benissimo a difendersi. E’ di per sé che un regime di vita come quello sopra descritto (purtroppo ordinario) getta i semi, crea le premesse per quello che in taluni casi diventa il rifiuto totale. Non ci vuole, infatti, una grande immaginazione per comprendere che quando all’interno di un modello profondamente discriminatorio si aggiungono le continue accuse e una pesante condanna morale implicita o esplicita del genitore poco presente da lì al rotolarsi per terra quando quel genitore compare il passo è brevissimo. Anche perché di regola il pianto o la bizza (non alludo al caso di Cittadella) pagano, perché il bambino sa che se si impunta gli adulti cedono. Sistema legale compreso.

E’ per questo che l’unico mezzo per recuperare al minore un atteggiamento sano e normale è quello di fargli toccare con mano che i genitori sono ugualmente importanti nella sua vita; e l’unico modo per farlo è togliere potere a chi ne ha in eccesso. E allora in questo senso non è forse corretta la decisione, purtroppo isolata, del giudice veneziano, nell’ipotesi che quel padre non abbia colpe e che il rifiuto del figlio sia solo la conseguenza di un indottrinamento distruttivo?

Viceversa, se responsabilità è giusto dare alla magistratura è nell’essere quasi sempre infedele al messaggio del legislatore e alle relative prescrizioni, chiaramente enunciate nella legge 54. E con ciò l’invito a fare un esame di coscienza va rivolto anche a quanti continuano ad ostacolare – come attualmente in Senato – la possibilità di realizzare un modello realmente equilibrato, riscrivendo in modo ineludibile le norme a tutela del diritto dei figli ad una effettiva bigenitorialità. La manipolazione dei figli per trarli a sé si verifica, difatti, pressoché in tutte le separazioni, e da ambo le parti, essenzialmente per la paura di essere il genitore allontanato, emarginato prima dal sistema legale e poi dal figlio. E questo rende necessaria una normativa che garantisca il diritto-dovere dei genitori di restare accanto ai figli a prescindere dalle vicende di coppia, in accordo con l’art. 30 della Costituzione.

Compreso questo, è evidente la responsabilità di chi crea le condizioni perché altri figli vivano lo strazio della ingiustificata perdita di un genitore, con l’aggravante che i figli stessi – cioè i principali danneggiati – debbano portarne anche l’apparente responsabilità.


Autore: Marino Maglietta

Docente di fisica presso la facoltà di ingegneria dell'Università degli Studi di Firenze, fondatore e presidente dell'associazione nazionale Crescere Insieme, è l'ideatore dell'affidamento condiviso e l'estensore del testo base che ha portato alla legge 54/2006. Consulente parlamentare, è anche estensore dei disegni di legge 957, 2454 e 3289 all'esame del Senato che intendono rendere ineludibili le norme attuali.

29 Responses to “Il buon senso, la PAS e l’affidamento condiviso – Lettera aperta all’On. Perina”

  1. Piccolapatria scrive:

    Sta di fatto che in questa vicenda si è “punito” il bambino incolpevole facendogli subire un’esperienza crudele ad opera di adulti prevaricatori del suo diritto al rispetto. Nella congrega di adulti ci metto non solo gli operatori che hanno dato seguito all’ordinanza che specificava doversi usare anche la forza se necessaria, ma anche il contorno parentale materno incombente e l’azione di potere del padre che trascinava per i piedi il figlietto riluttante e disperato per quello che gli stava capitando. Nessun adulto ha avuto un sussulto di umanità e si è voluto rendere conto che il bambino era diventato una preda da non mollare per la parte che voleva a tutti i costi essere vincitrice sull’altra. Il giudice sentenzioso ha mai sentito quel che avesse da dire il bambino?
    La madre e il padre hanno dimostrato di essere egoisti e di badare e operare unicamente per proprio “interesse” di vittoria uno sull’altro a spese della qualità di vita del figlio come, purtroppo, di frequente avviene nelle separazioni belligeranti. Sono questi due, ugualmente colpevoli e incoscienti, ad avere la necessità di “reset” e “riprogrammazione” comportamentale con l’affido obbligatorio, in forza di legge, a strutture adeguate fino al raggiungimento di provata e/o ritrovata capacità genitoriale.

  2. Giuseppe scrive:

    Spero che il triste episodio di Cittadella, che ha “bucato” lo schermo e forse qualche coscienza, alimenti un dibattito serio che porti all’approvazione di norme che rendano ineludibile l’affido condiviso. Purtroppo corrono voci che in Commissione Giustizia del Senato, dove sono in discussione vari ddl sull’argomento, ci sia aria di svendite di fine legislatura e mi preoccupa l’impegno di alcune senatrici, di un partito che non nomino, per affossare l’affido condiviso.
    All’articolo di Marino Maglietta, che come sempre divide il grano dalla crusca, assocerei quest’altro di Gian Ettore Gassani:
    Il caso di Cittadella:quando le sentenze sono scritte sull’acqua!
    http://www.ami-avvocati.it/leggi_articolo.asp?id_articolo=1594&autore=la%20redazione

  3. Andrea Mazzeo scrive:

    Non ho il tempo per una risposta articolata, segnalo per ora questo documento: http://www.alienazionegenitoriale.org/docu/maqualepas.pdf

  4. Laura66 scrive:

    Egr. Ing. Maglietta, se lei è l’ideatore dell’affido condiviso e pensa veramente ciò che ha scritto sopra, capisco perchè l’affido condiviso funziona così male… Se i genitori erano intelligenti e riuscivano ad andare d’accordo, l’affido condiviso se lo facevano da soli anche prima della sua “rivoluzionaria” legge. Quando c’è un grosso conflitto, e purtroppo di solito è così, e anche solo uno dei due genitori non è sufficientemente intelligente, l’affido condiviso per obbligo non fa che aumentare i motivi di contrasto, lo stress per i figli e la possibilità di arrivare a laceranti conflitti. E’ una formidabile arma per il genitore che vuole rovinare la vita all’odiato ex coniuge, usando in modo criminalmente legalizzato e quotidianamente il proprio potere di veto sulla gestione dei bambini, anche quella spicciola. E lei la chiama difesa dei minori? Ma mi faccia il piacere…

  5. Flavia Perina scrive:

    Caro sig. Maglietta, sono personalmente molto diffidente verso la tendenza ad attribuire i comportamenti dei bambini a disturbi psichiatrici. L’iperattività, la disattenzione a scuola, i rapporti difficili con la mamma, con il papà o con gli insegnanti, sono da anni oggetto di ossessive indagini a sfondo psicologico che mi convincono poco perché di solito, dietro di essi, c’è l’anomalia di un adulto o di una situazione generale alla quale il bambino reagisce come può (e talvolta come deve).

    Nelle nostre scuole, ad esempio, dilagano le diagnosi di Ddai o Adhd (disturbo da deficit d’attenzione-iperattività) e la loro cura farmacologica, senza che a nessuno venga il dubbio che una normale attività sportiva, luoghi di ricreazione più liberi, uno stile di vita più “a misura d’infanzia” possano essere un antidoto più efficace e duraturo degli antidepressivi o dei tranquillanti. Quanto al caso specifico della Pes, ne so pochissimo. Ma le assicuro, da madre, che non è insolito che anche il figlio di una coppia convivente detesti uno dei genitori e regoli al minimo i rapporti con lui, o che sia manipolato da uno dei due per creare conflitto con l’altro. Le dice niente l’espressione “cocco di mamma” o “cocco di papà”? E’ la vita, che non è mai perfetta e spesso non è nemmeno giusta.

    A mio giudizio, come ho cercato di spiegare nel mio articolo, ciò che può fare lo Stato e la legge è rendere meno arduo e sofferto il percorso della separazione abbreviandone i tempi, istituendo i patti prematrimoniali obbligatori, regolamentando le unioni civili, insomma rendendo chiare “da prima” quali saranno le conseguenze e le regole di un eventuale scioglimento della coppia, sia sotto il profilo economico (spesso decisivo nelle liti sui figli) sia nella suddivisione del lavoro di cura e della frequentazione dei minori.

    Abbassare il tasso di litigiosità è l’unico sistema per evitare spirali distruttive come quelle di Padova. E quando esse si manifestano, la via privilegiata di intervento deve essere comunque sugli adulti, obbligandoli a far fronte ai propri doveri, e non sui bambini. Poi, certo, casi di matte o di matti che usano i figli a scopi ritorsivi verso l’ex coniuge ce ne saranno sempre. Medea per vendicarsi di Giasone uccise addirittura i suoi bambini. Oggi come allora, non c’è norma o affido condiviso che ci possa tutelare dalla follia umana…

  6. creonte scrive:

    @Laura66

    c’è però un fattore: se la gente sa che l’affido è condiviso, non si fanno le guerre e ricatti sui figli. questo sia che siano persone brave che soprattutto se non lo sono

  7. valeriano scrive:

    il Dot Maglietta si distingue come sempre per il suo buon senso ed equilibrio…anche se la pas non è annoverata nel dsm 5 è ragionevole pensare che un condizionamento di un genitore possa essere assolutamente influente nei riguardi del figlio,compromettendone comunque l’equilibrio e il giudizio…negare l’evidenza significa arrampicarsi sui vetri per autogiustificare il mantenimento di determinati privilegi che molte donne(collocatarie all 80% per cento)continuano ad avere.Il ddl 957,del quale si auspica al piu’ presto l’approvazione da parte del senato prevede l applicazione del vero affido condiviso,il che diminuirebbe notevolmente lo scontro tra i genitori,che diventano portatori di diritti e doveri in modo equilibrato,…ma penso che sarà dura superare il veto di femministe e lobby di avvocati..

  8. valerio scrive:

    il Dot Maglietta si distingue come sempre per il suo buon senso ed equilibrio…anche se la pas non è annoverata nel dsm 5 è ragionevole pensare che un condizionamento di un genitore possa essere assolutamente influente nei riguardi del figlio,compromettendone comunque l’equilibrio e il giudizio…negare l’evidenza significa arrampicarsi sui vetri per autogiustificare il mantenimento di determinati privilegi che molte donne(collocatarie all 80% per cento)continuano ad avere.Il ddl 957,del quale si auspica al piu’ presto l’approvazione da parte del senato prevede l applicazione del vero affido condiviso,il che diminuirebbe notevolmente lo scontro tra i genitori,che diventano portatori di diritti e doveri in modo equilibrato,…ma penso che sarà dura superare il veto di femministe e lobby di avvocati..

  9. Laura66 scrive:

    Le guerre e i ricatti sui bambini non si dovrebbero fare in alcun caso, nè con l’affido esclusivo nè con l’affido condiviso. Purtroppo però la realtà è tristemente diversa, e l’affido condiviso in pratica ha dato solo armi in più e ben affilate a chi la guerra la vuole fare.

  10. creonte scrive:

    vero, però c’è anche un altro fattore: l’uomo diventa cosciente del fatto che se abbandona il tetto coniugale deve comunque accollarsi i figli e spenderci del tempo, ostacolando la vita con facili amanti

  11. Marianna scrive:

    “Nella congrega di adulti ci metto non solo gli operatori che hanno dato seguito all’ordinanza che specificava doversi usare anche la forza se necessaria, ma anche il contorno parentale materno incombente e l’azione di potere del padre che trascinava per i piedi il figlietto riluttante e disperato per quello che gli stava capitando.”

    Sottoscrivo. E’ un dato che non molti sottolineano, nella vicenda, ma è evidente che il povero ragazzino, col padre che lo trascina per i piedi da una parte e la zia che filma e grida dall’altra, è l’unica vera vittima di tutta la situazione. E’ probabile che la lezione che trarrà da questa vicenda andrà nella direzione di una completa sfiducia verso il mondo esterno, tanto più perché, a fargli tutto questo male, sono state proprio le persone che più di tutte le altre avrebbero dovuto amarlo, rispettarlo e proteggerlo.

    Stavo per intervenire nella discussione per commentare in questo senso, ma noto con piacere di essere stata preceduta. Grazie.

  12. Blossom scrive:

    Figuriamoci se chi ciarla di “privilegi di molte donne” non tira poi fuori l’odiato femminismo.
    Domandina: perché così tanti padri separati si ricordano dei figli solo dopo che la separazione avviene?
    Perché non sono presenti nella vita dei figli anche prima? Perché si criticano certi aspetti culturali (è la madre a dover stare a casa coi figli) solo quando conviene e non ci si impegna a scardinare una cultura che non privilegia affatto le donne?
    Perché la cura dei figli, che le donne si accollano quasi interamente, deve essere riequilibrata sempre dopo e mai prima?
    Forse perché a troppi uomini sta bene delegare il tutto alla compagna finché stanno assieme, è comodo. Salvo poi lamentarsi che i figli preferiscano la madre, che ha passato con loro la maggior parte del tempo, una volta separati. Ma poverini.

  13. Blossom scrive:

    “E’ per questo che l’unico mezzo per recuperare al minore un atteggiamento sano e normale è quello di fargli toccare con mano che i genitori sono ugualmente importanti nella sua vita; e l’unico modo per farlo è togliere potere a chi ne ha in eccesso. E allora in questo senso non è forse corretta la decisione, purtroppo isolata, del giudice veneziano, nell’ipotesi che quel padre non abbia colpe e che il rifiuto del figlio sia solo la conseguenza di un indottrinamento distruttivo?”

    NO!
    Perché così non si dà modo di lasciare libero il bambino di esprimere il proprio pensiero e la proprià volontà. Come si può normalizzare un bambino a cui viene sottratto comunque l’affetto e la vicinanza di un genitore? Perché ci si dimentica di dire, guarda caso, perché il bambino è stato, di fatto, segregato. Ovvero per eliminare la presenza della madre nella sua vita.
    Se un bambino ha diritto ad entrambi i genitori come può essere giusto eliminare la figura della madre? Contraddizione in termini.
    Sarei curiosa di sapere perché dall’articolo è stato omesso ciò che Gardner diceva a proposito della pedofilia, che smentisce ampiamente questo passo: “Vale la pena di evidenziare, traducendole, le ultime righe: “In presenza di reali abusi o trascuratezza dei genitori, l’avversione del bambino può essere giustificata e, di conseguenza, la Sindrome di Alienazione Genitoriale come spiegazione dell’ostilità del bambino non è applicabile”.
    E’ dunque lo stesso Gardner a porre il giusto limite applicativo alla sua teoria, distinguendo i rifiuti effetto di manipolazione da quelli che sono conseguenza di maltrattamenti.”
    Sarei curiosa di sapere perché è stato omesso come vada recuperato il bambino o la bambina di turno, ovvero con la terapia della minaccia, ideata dal filopedofilo Gardner; ricordo che la minaccia è un reato penale, tra l’altro. Così si fa informazione? Omettendo tutto ciò che non conviene alla propria causa?
    Sarei curiosa di sapere perché sia stato omesso cosa la comunità scientifica internazionale dica della inesistente pas ed i dati che fornisce in proposito, come il fatto che la pas sia usata proprio per giustificare casi di abuso e dare i figli al genitore abusante.
    Sarei curiosa di sapere come può essere trovata giusta una sentenza che, basandosi su una malattia inesistente, è di fatto nulla: se non esiste la malattia di fatto non esiste nemmeno la terapia: è semplice buon senso. Quindi la segregazione non ha alcuno scopo terapeutico, ma punitivo, della madre come del figlio.
    Addirittura si scrive “purtroppo isolata”! Strappare un bambino di 10 anni a tutto ciò che conosce, levargli la madre dipinta come strega sarebbe “purtroppo isolato”? In primo luogo non è isolato, s’informi, faccia il favore. In secondo luogo trovare buona una cosa simile dà la perfetta descrizione di un uomo indegno di fare il padre. La zappa sui piedi ve la date da soli, perché ancora una volta mostrate che il benessere dei bambini, dei vostri figli, non è ciò che vi interessa. Il vostro interesse è strapparli alla madri per i problemi che voi avete con queste ultime.
    Un’altra cosa: “Si permetterebbe al figlio di genitori non separati di selezionare a suo capriccio i contatti con i genitori?”
    Sì! Accade continuamente, anche nelle famiglie integre. Ha tanta poca dimestichezza coi bambini-ragazzini e la genitorialità da ignorare perfino che il rifiuto, durante la crescita, è fisiologico. Non si parla anche di età della ribellione? I figli hanno bisogno di dire, pure loro, i loro no. E di ritagliarsi così il proprio spazio, aldilà dei genitori. Possono rifiutarsi di vestire nel modo che vogliono i genitori, di passare le festività o le vacanza con loro, di confidarsi, di uscirci assieme: tutte queste cose chiedono ascolto e comprensione, non imposizioni egoistiche attraverso minacce o anche forza bruta.

  14. Giuseppe2 scrive:

    cara Laura, purtroppo la legge serve proprio nei casi difficili; è chiaro che per gli altri, che per fortuna non sono pochi, non ce n’è bisogno.
    Era possibile anche prima per un ex vendicativo/a disturbare pesantemente.
    Ma ancor più facile lo era in una condizione di assoluta mancanza di equilibrio che emargianva un genitore e volendo permetteva facilmente all’ altro di esasperarlo.
    ( es. hai avuto un impegno di lavoro imprevisto? Vedrai il bimbo la settimana prossima )
    L’ affidamento condiviso auspica invece campi di competenze e capitoli di spesa distinti. Per es. scuola, abbigliamento, sport …
    Questo permette di non dover discutere su TUTTO come prima poteva avvenire facilmente ma più ancora di avere occasioni dirette per potersi relazionare con i figli e non essere solo il genitore del luna park o del cinema …
    ciao
    Giuseppe2

  15. Giuseppe2 scrive:

    certo un comportamento disturbato dipende da una situazione disturbante ed è sciocco pensare di risolverlo con i farmaci; bisognerebbe intervenire sulle cause.
    Condivido anche l’ idea di stabilire già al momento del matrimonio dei patti chiari ( che comunque dovrebbero essere omologati in quanto certi diritti sono “indisponibili” )
    Oltretutto la percentuale delle rotture matrimoniali è ormai così alta che non fare così è come guidare un auto senza assicurazione …
    Per quanto possibile però perchè non si può certo sapere come saremo tra qualche anno e tra qualche figlio …
    E siccome la legge deve pensare proprio ai casi difficili ( per quelli facili non è poi così utile ) l’ “affidamento condiviso” ben realizzato sarà sempre necessario.
    Giuseppe2

  16. Giuseppe2 scrive:

    è un paradosso che la legge disciplini e controlli tanto un genitore che vuol fare il suo dovere e non richiami minimamente uno che se ne frega. Non si tratta di un suo chiaro dovere e responsabilità l’ accudimento dei figli ? O no ?

  17. Giuseppe2 scrive:

    sei così sicura di quel che dici ! Hai esperienze al riguardo che ti permettono di argomentare ?

  18. margherita scrive:

    Marino Maglietta, Docente di fisica presso la facoltà di ingegneria dell’Università degli Studi di Firenze, ci viene a spiegare le Pas, mentre professori di Psicopatologia dello sviluppo, come Massimo Ammaniti, oggi su Repubblica, ci dicono che la Pas non esiste, che Gardner è una bufala. Prima Crepet, psichiatra, poi Claudio Mencacci, Direttore del Dipartimento Neuroscienze A.O. Fatebenefratelli di Milano… ma dovremmo credere ad un professore di fisica. Parlasse di leve, lo ascolterei, ma se si tratta di bambini!

  19. Giuseppe2 scrive:

    purtroppo non sono i babbi separati che pensano alle femmiste ma sono loro che pensano ai babbi separati. Ho recentemente fatto leggere a mia figlia che fa il 2° anno di università e che vive con me un articolo di “femminismo a sud” e le ho chiesto una sua impressione. Mi ha testualmente detto “mannaggia come sono cattive; per loro tutti i babbi separti sono degli str* e violentatori”
    http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/02/13/firenze-no-alla-pas-e-le-bugie-dei-padri-separati/#more-15376
    Non importano altri commenti; basta leggere ..
    Nel seguito ipotizzi che i babbi siano “assenti” prima della separazione. E’ ovvio che spesso non è così. Ma se anche fosse così è “meglio tardi che mai” O pensi giusto “punirli” ? E’ ovvio che sarebbe una punizione anche per i figli.

  20. Giuseppe2 scrive:

    Non credo che tu abbia dei figli; anzi ho notato che nel finale del tuo intervento lo dici proprio.
    Non hai mai visto un bambino al luna park tirato di peso o quasi da una mamma ( o babbo ) perchè non vuole venir via?
    E poi mi domando se hai letto gli interventi precedenti prima di scrivere. Il padre, nel caso di Padova sostiene che deve esserci ANCHE lui e non certo di voler eliminare la mamma.
    Le indubbie e riconosciute carenze nella vita di Gardner non è detto che debbano inficiare tutto il suo lavoro. Alcuni degli psichiatri tedeschi che collaborarono alla selezione genetica nella Germania nazista erano dei luminari nel loro campo. Il giudizio morale su di loro è naturalmente negativo ma la comunità scientifica riconosce TUTTORA validi molti loro lavori.
    Ma non importa parlare di PAS; è sufficiente parlare di condizionamento cosa riconosciuta da tutti possibile.
    Prelievi come questi ce ne sono un centinaio l’ anno e in parte sono fatti anche ai babbi. Valgono anche in questo caso le tue considerazioni ovviamente invertite? Si tratta in quei casi di madri indegne di fare le madri?
    Dall’ analisi del tuo testo e delle sue contraddizioni interne mi sembra proprio che le tue affermazioni siano dovute a tuoi pregiudizi su cui ti converrebbe fare chirezza. Auguri.

  21. Giuseppe2 scrive:

    Bertrand Russell era un matematico ma anche un filosofo ed è grandemente considerato appunto pure come filosofo ( La storia della filosofia occidentale etc. )
    Una laurea “tosta” da una formazione che permette di fare molti collegamenti e anche di affrontare argomenti nuovi.
    Nota che ho parlato di “formazione” più che di semplice apprendimento di nozioni che pure sono necessarie perchè su qualcosa la mente si deve pur esercitare ( sono insegnante …. )
    E Maglietta è ascoltato anche in convegni di addetti ai lavori sia in campo legale ( ma non è laureato in legge ) sia nel campo minorile.

  22. laura66 scrive:

    Purtroppo sì. Conosco diverse persone che stanno avendo un sacco di problemi, una in particolare ce l’ho in famiglia. Non si tratta di essere uomini o donne, si tratta di persone che si trincerano dietro alla bigenitorialità per avere un’arma potente da utilizzare contro l’odiato ex coniuge. Tutto diventa una possibile guerra psicologica: il pediatra,le medicine per la febbre,le persone frequentate, i corsi extrascolastici, la scuola stessa… un delirio quotidiano in cui il genitore che si sente parte lesa sfodera la propria ‘metà’ di potestà genitoriale come diritto di veto e condizionamento per qualsiasi cosa, e il tutto in un quadro dove nessuno condiziona il minore e nessuno ordisce trame per negare il diritto di visita/frequentazione. La vita diventa un inferno, per il genitore vittima di questa forma di ‘stalking’, ma soprattutto il bambino vive perennemente in quel clima di guerra fredda che con la separazione si sarebbe voluto evitare… obbligare genitori che non si sopportano e magari hanno come unico scopo nella vita quello di rovinare l’altro a condividere decisioni e gestione quotidiane è a dir poco folle, e non ho timore nel dirlo, anche pericoloso. Se poi si pensa di risolvere tutto con diagnosi di una malattia inesistente e con la deportazione dei bambini, non so neanche perchè sto qui a parlarne… Spero che non capiti mai ai vostri figli, se capitasse ai miei sinceramente non so cosa farei.

  23. laura66 scrive:

    Chiunque operi un prelievo come quello in oggetto è indegno di chiamarsi padre o madre, non ha nulla a che vedere con lo strattonamento di un bambino capriccioso. Chiunque decida la deportazione di bambini perfettamente in grado di decidere qual’è la loro casa, anche nel caso di condizionamenti, è indegno di essere chiamato alla tutela dei minori. Se i genitori sbagliano vanno puniti i genitori, non i bambini. Queste cose sono una vergogna da regime.

  24. Corrado scrive:

    E’ UNA VERGOGNA ASSOLUTA PER TUTTI GLI ITALIANI, UNA COSA ORRENDA.
    La PAS è un’invenzione che viene “appiccicata” ai bambini come un’etichetta, da periti incompetenti.
    O peggio: il CTU del caso di Cittadella, Rubens De Nicola, è stato determinante anche per far assolvere un marito che ha ucciso la moglie a badilate.

    http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2011/05/26/news/uccise-la-moglie-a-badilate-assolto-per-quot-vizio-di-mente-quot-1.63562

    Vi invito a protestare con me, potete anche copiare l’appello e inviarlo a tutti i Parlamentari soprattutto quelli delle Commissioni per l’Infanzia e per la Giustizia:
    http://firmiamo.it/in-difesa-del-bambino-leonardo-di-cittadella

    questi gli indirizzi:
    http://www.camera.it/436?shadow_organo_parlamentare=1538&natura=B
    http://www.camera.it/99?shadow_organo_parlamentare=1495

  25. Giuseppe2 scrive:

    Non ti sembra un’ affermazione semplicistica ? La realtà purtroppo è complessa e articolata e non ci sono ricette SEMPRE valide.
    A titolo di esempio ( non raro come mi risulta da lunghissima esperienza associativa tuttora in corso) ti espongo un’ esperienza personale. Circa 20 anni fa mi recai al mare per passare il fine settimana con mia figlia come da condizioni stabilite. La bimba di circa 8 anni quando mi vide ( presenti testimoni ) mi corse incontro e mi abbracciò. Ma all’ attivo della madre si irrigidì. La madre quindi andò dai carabinieri a dire che io “la volevo prelevare con la forza” .
    Anche io andai con loro dai carabinieri. Avrei potuto “prelevarla con la forza” ma me ne astenni per non straziare la bimba. Ma poi per 17 anni non l’ ho più potuta rivedere malgrado i miei continui tentativi. La madre, a seguito di questo e numerosi altri episodi, fu poi rinviata a giudizio e il giudice ( una donna ) prima di farlo si fece inviare tutti i precedenti di molti anni sino al momento attuale. Questo “riassunto motivato” a seguito del quale si rinviava a giudizio la signora fu per me sufficiente in quanto l’ avrei potuto utilizzare a “futura memoria” e a quel punto rinunciai a mandare avanti l’ accusa e mi ritirai dalla causa.
    Vi sembra sufficiente dome esempio di CONDIZIONAMENTO ? ( del resto riconosciuto dai periti ? )
    Ho detto che per 17 anni non ho rivisto mia figlia. E’ stata lei che finalmente ormai laureata ha deciso di riprendere i rapporti con me e la sorella minore che avevo avuto dalla mia nuova compagna. Rapporti che adesso sono affettuosi e felici.
    E qui dico al dott. Mazzeo che spero che mi legga: “Si può ritenere che mia figlia avesse sospeso i rapporti con me perché, come diceva la madre, io avevo abusato di lei? Sarebbe ritornata a frequentarmi in questo caso ? E’ chiaro che bisogna distinguere vera violenza da condizionamento. E questo lo diceva persino l’ orrido Gardner.”
    Ma c’è una domanda di cui io stesso non saprò MAI la risposta: se avessi fatto un intervento più deciso sarebbero passati addirittura 17 anni con la sofferenza che questo ha comportato per le mie figlie ( anche la minore privata della sorella, per non parlare dei nonni ) ancor più che per me? ”
    L’ assoluta sicurezza però appartiene ai superficiali e credo proprio di aver imparato a non esserlo.

  26. Giuseppe2 scrive:

    purtroppo la categoria più trasversale che ci sia è quella degli stronzi e nessuna legge li potrà mai tenere completamente a bada.
    La legge, in questi casi, può solo cercare di prevenire o contenere i danni.
    A seguito però di un’ ormai lunga esperienza associativa e quindi della conoscenza di tanti casi e non solo del mio che oltretutto è ormai superato e lontano nel tempo, penso che ” il condiviso” soprattutto se ben applicato e non alquanto evaso come adesso sia la soluzione migliore. Si cerca infatti di dividere le competenze. Con l’ esclusivo invece un ex rompi poteva mettere bocca su tutto, se aveva tempo da perdere … E anche un affidatario/a vendicativo/a aveva ottimo gioco a esasperare l’ altro genitore.
    Cerca di guardare bene la legge e magari di considerare altre esperienze oltre a quelle che già hai sottomano.

  27. Giuseppe2 scrive:

    CHE ORE SONO ? SONO CIPOLLE.

    Mi sembra che fra la PAS e l’ articolo linkato ci sia la stessa relazione che nella domanda posta sopra.

    Non mi sembra che dall’ articolo si possa dedurre una “licenza di uccidere” Anzi si legge:

    Poco prima il pubblico ministero Annita Sorti aveva chiesto l’assoluzione dell’uomo per vizio totale di mente; una richiesta alla quale si erano associati i difensori, gli avvocati Paola Chiandotto e Igor Zornetta. Il pm, preso atto della «pericolosità sociale» dell’imputato, aveva chiesto anche l’applicazione di una misura di sicurezza provvisoria per il tempo minimo previsto dalla legge, cinque anni, ovvero il ricovero del 51enne in un ospedale psichiatrico giudiziario; il gup ne ha disposto il ricovero per il tempo doppio, DIECI ANNI.

    Caro Corrado una domanda: hai preso la 3 media con le 150 ore ?

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