Entro il 2014 il popolo scozzese potrà pronunciarsi sull’indipendenza dalla Gran Bretagna. Il premier inglese, David Cameron, e quello scozzese, Alex Saldmond, hanno infatti firmato un accordo che dà il via libera alla consultazione per l’autodeterminazione di Edimburgo e che dovrà tenersi obbligatoriamente entro e non oltre (così prevede l’accordo) il 2014.

In caso di sì all’indipendenza, cambierebbe assai poco sotto il profilo politico e culturale: in base all’Act of Union del 1707, infatti, la Scozia conserva da sempre i propri sistemi giuridici e di istruzione, nonché la religione presbiteriana.

Da un punto di vista economico e finanziario, invece, i sostenitori del no all’indipendenza spiegano che la Scozia non riuscirebbe ad essere autosufficiente, trovandosi con un debito di 270 miliardi di sterline (circa 300 miliardi di euro), pari a oltre il doppio del Pil annuale: anche considerando i 6,5 miliardi di euro provenienti dai ricavi petroliferi, la Scozia spenderebbe attualmente circa 10 miliardi di euro più di quanto incassi.

Secondo i sondaggi, solo un terzo degli scozzesi sarebbe favorevole all’indipendenza.