Primarie Pd, Bersani alla pompa per un pieno di ipocrisia (staliniana)

di SIMONA BONFANTE – Per acquisire il diritto di votare alle primarie bisognerà rinunciare ad un diritto costituzionale, nella fattispecie il diritto alla segretezza del voto. La illuminante constatazione viene da Giovanni Guzzetta, via Twitter. Ecco, siamo a questo punto: la Costituzione più bella del mondo sacrificata sulla tomba (politica) della fallimentare generazione dei Massimi d’Alema.

Al suo esordio di campagna elettorale, nella natìa Bettola, nel paparazzatissimo benzinaio Esso che fu del padre, il segretario Bersani l’ha detto chiaro: “regole è una bella parola“. Vero. Le regole fatte a partita cominciata e con il plateale obiettivo di anoressizzare le chance del competitor (ce ne è uno solo, indovinate voi chi), invece, non sono per niente belle, né utili. Sono anzi terribilmente pericolose.

Quel malcelato timore espresso dai legislatori della Ditta per le implicazioni della libera competizione sul mercato politico, infatti, denuncia molto più che il sospetto di una infiltrazione di gruppi organizzati di depistatori – i quali, per l’appunto, se anche si infiltrassero in massa alle primarie del centro-sinistra voterebbero Bersani, non certo Renzi, che è l’unico da quella parte che agli avversari di centro-destra è attrezzato per sottrarre valanghe di voti.

Il timore (fondato) di perdere in una competizione primaria vera (cioè aperta) denuncia un disagio ontologico dei burocratosauri del Pd verso la libertà del gioco democratico. Tant’è che quelle regole andavano bene finché il gioco era pura finzione, cioè la ratificazione di una designazione già decisa dal conclave delle eminenze rosse del partito (è andata così per Prodi, per Veltroni e per lo stesso Bersani). Cioè, secondo il soviet supremo del Pd la democrazia va bene finché si consustanzia in un suo simulacro – il voto come rito di auto-suggestione collettiva; va male quando pretende di essere sostanziale – come ha invece imposto la sfida (politica) lanciata da Renzi non alla persona di Bersani ma alla sua categoria di appartenenza, quella di chi ha giocato, perso ma pretende ancora il diritto di continuare ad occupare il ruolo di titolare.

Giusto per capirci: hanno deciso che il luogo fisico in cui l’elettore dovrà sottoscrivere la dichiarazione preventiva di voto sia altrove rispetto al luogo fisico nel quale materialmente si apporrà nell’urna la scheda con il voto per il proprio candidato leader. Ed hanno deciso pure che se non ti registri al primo turno, allora non potrai votare neanche al secondo. Belle regole davvero. Regole fatte apposta per scoraggiare l’elettore normale, quello sano, quello non intruppato, quello che non di sola politica vive e che, pure, della partecipazione sente la piena responsabilità.

E poi la ridicola vicenda delle liste degli iscritti al Pd. Renzi ha chiesto al suo partito di averne visione, non foss’altro perché le regole delle primarie impongono ai candidati (segretario escluso) di raccogliere le firme a sostegno della candidatura; firme che – si presume – gli iscritti (meglio dei semplici simpatizzanti) siano più propensi a dare. Il partito ha invece opposto al candidato Renzi il segreto: l’elenco degli iscritti non può essere reso pubblco pena la violazione della privacy. Eppure a Renzi son bastate un paio di settimane per chiedere l’autorizzazione alla pubblicazione del proprio nome a quanti avevano sino a quel momento fatto il pieno al camper, cioè finanziato con versamento online la sua campagna elettorale. La lista completa – nomi e relativo contributo – dei finanziatori del Sindaco di Firenze è consultabile sul sito matteorenzi.it. La lista degli iscritti al Pd, così come d’altra parte, quella dei votanti alle precedenti primarie nazionali è invece coperta da mistero. Ridiamo insieme, va, che di arrabbiarsi non val proprio la pena.

Ora, la Carta d’Intenti che i sottoscrittori (Bersani, Vendola e Nencini), ovvero i partiti di cui i tre sono al momento leader, si impegnano a declinare in un patto di governo coalizionale, non è per l’elettore delle primarie un vincolo ad alcunché. È semmai un provocatorio, mefistofelico esplicito invito agli elettori – i più in buona fede – a dichiarare il falso. Se infatti io, non elettrice del Pd, volessi sostenere la candidatura di Matteo Renzi, accetterei pure di soggiacere a tutta quell’ipocrita produzione burocratica altrimenti chiamata ‘regole delle primarie’, dichiarazione di fedeltà compresa, ben consapevole che, alla fine della fiera, voterei Pd solo se vincesse il mio candidato, Matteo Renzi – ovvero la sua visione delle cose, il suo progetto, il suo politicamente essenziale rovesciamento dei termini in cui gli obiettivi ‘progressisti’ sono stati storicamente perseguiti; una visione delle cose, quella, che coincide con la mia visione delle cose e che è invece molto diversa, incompatibile addirittura, con la visione delle cose di Pierluigi Bersani o di Nichi Vendola o di Riccardo Nencini.

Ergo? Toccherà andarci accompagnati dal proprio notaio, a queste primarie. Ma toccherà andarci.

Twitter @kuliscioff

 

 

 

 

 

 


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

4 Responses to “Primarie Pd, Bersani alla pompa per un pieno di ipocrisia (staliniana)”

  1. Mauro scrive:

    Signora Simona , o Lei non ha mai votato alle primarie PD o non ha buona memoria oppure mente sapendo di mentire . E’ sempre stato così. Documento alla mano ,si viene registrati , si lascia eventualmente una e-mail, si lascia una cifra simbolica e si firma anche per l’utilizzo della lista dei votanti. Se una persona si riconosce nella linea politica del PD è ritiene questo una vergogna se eventualmente reso pubblico , è bene che stia a casa.
    comunque grazie per questo spazio.

  2. Piccolapatria scrive:

    Oddio se vincesse Renzi…mentre pateticamente rivolti al passato remoto ( altro che futuro) si recitano le giaculatorie davanti all’altarino benzinaro…
    Dice il vetusto Franco Marini che dei vecchi arnesi che guardano abbarbicati al vetero passato è un emblema sintomatico ed eloquente:
    “Io, che alla mia età devo sempre dire ciò che penso, sono convinto che un’ipotesi del genere non sarà indolore: per il partito e per il paese”.
    Viva la libertà, dunque, ma ingabbiata nelle regole di comodo gattopardesco.
    Mentre apprezzo la determinazione di Simona Bonfante:
    “Toccherà andarci accompagnati dal proprio notaio, a queste primarie. Ma toccherà andarci”, per parte mia resto nella convinzione che l’unica azione utile a smantellare e delegittimare il politicume partitocratico ultradecennale (tutto di quà e di là!) sarebbe l’astensione massiva al loro spudorato richiamo di votarli ancora. Purtroppo non sarà così…la stella cometa Grillo, novello Mao nuotatore, ha sollevato un tripudio di popolo illuso… Grazie per l’ospitalità.

  3. lodovico scrive:

    @ mauro gli iscritti ad un partito, se non erro, sono privati cittadini e come tali a questi dovrebbe esser garantita una certa quantità di”riservatezza”, anche quella di dissentire.Una lettera di intenti al buio io non la firmerei e se fossi un convinto bersanio perchè di colpo abbracciare le idee di Vendola che non appartiene al mio circolo P.D. Insomma le primarie di coalizione presuppongono regole assai diverse da quelle rabberciate che si hanno.

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  1. […] piani degli avversari – il partito intero, non il solo competitor. Ma non poteva non perdere con quelle regole lì. Avrebbe dovuto essere ‘la’ partita della vita – quella delle regole all’Assemblea […]