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Kim DotCom lancerà Megabox, il processo Megavideo rischia di trasformarsi in un flop

L’ex-pirata informatico tedesco Kim Dotcom, fondatore di Megavideo e Megaupload, è tornato sulla scena e nel suo mirino continuano a esserci le major discografiche. Nonostante sia ancora sotto inchiesta negli Stati Uniti per vari capi di accusa (fra cui riciclaggio di denaro sporco e violazioni del diritto d’autore per oltre 500 milioni di dollari), ha affermato che è ormai prossimo il lancio di Megabox, un nuovo sito basato sulla condivisione (stavolta legale) di musica.

Annunciato per la prima volta a dicembre 2011, Megabox è “un sito che permetterà presto agli artisti di vendere direttamente le proprie creazioni ai consumatori e che permetterà loro di tenere il 90% dei ricavi“. Il suo sviluppo è stato inizialmente frenato dall’operazione che ha condotto al suo spettacolare arresto il 20 gennaio scorso, ma già a giugno Dotcom rassicurava: “Megabox non è morto“. Il 26 settembre scorso, la conferma via Twitter con annesso link a un video su Youtube, che fa intravedere le prime caratteristiche.

L’idea è semplice: rendere diretto il rapporto fra artista e consumatore, estromettendo le etichette discografiche e gli altri intermediari dalla vendita di musica. Ci saranno due metodi per usufruire delle canzoni che verranno fornite su Megabox: a pagamento, acquistando la canzone scelta, oppure gratis, installando l’applicazione “Megakey”. Quest’ultima funzionerà pressappoco come un filtro anti-pubblicità – con la differenza che non bloccherà gli spot ospitati dal sito, ma ne sostituirà una piccola percentuale con altri forniti da Megabox.

A dire il vero, il sito di tecnologia Ars Technica già si pone delle domande sulla sicurezza di Megakey: seppure l’installazione del programma avvenga con il consenso dell’utente, non è detto che questi “sappia quali pubblicità sono ospitate dal sito che sta visitando e quali sono invece inserite da Megakey“, aggiungendo inoltre che il meccanismo alla base dell’applicazione “può anche costituire un serio rischio per la sicurezza” degli utenti.

Non c’è dubbio, tuttavia, che l’offerta per gli artisti sia allettante. Attualmente, i siti che vendono legalmente musica girano i ricavi (al netto delle loro “commissioni”, ovviamente) direttamente alle case discografiche, che poi provvedono a girare la percentuale ai propri artisti. Questo sistema, invece, bypasserebbe completamente le major e permetterebbe agli artisti di guadagnare molto di più di oggi.

Il lancio di Megabox è ancora di là da venire, ma potenzialmente già costituisce un grosso segnale d’allarme per gli attuali attori sul mercato della distribuzione musicale – soprattutto perché dimostra definitivamente come quello che avrebbe dovuto essere il “processo del secolo” contro la pirateria (nella persona dell’imponente pirata tedesco dal passato pieno di guai giudiziari) si stia ritorcendo contro coloro che l’hanno voluto.

Alle polemiche sulla legittimità territoriale dell’azione giudiziaria, sulle modalità del sequestro e sulla richiesta di estradizione negli USA, si sono di recente aggiunte quelle sulle intercettazioni illegali delle comunicazioni di Dotcom, che hanno portato alle scuse del Primo Ministro neozelandese Key (poi accettate). Se si aggiunge che tutto questo non è comunque riuscito a “fermare” Dotcom dal lavorare a un nuovo sito, c’è da domandarsi se forse non abbia ragione Matthew Inman (in arte “The Oatmeal”) nella sua divertente sintesi dello “stato dell’industria musicale” – e se Dotcom non sia la persona giusta per tendere a quel traguardo ironicamente indicato.


Autore: Luca Martinelli

Nato nel 1985 a Benevento, laureato triennale a Roma Tre e magistrale alla LUISS in Scienze Politiche, scrive da quando ha 16 anni e mezzo. Dopo anni passati a far gavetta e studiare, è diventato un giornalista pubblicista freelance. Siccome non ama starsene con le mani in mano, nel suo tempo libero è anche utente di Wikipedia in italiano da più di sette anni.

3 Responses to “Kim DotCom lancerà Megabox, il processo Megavideo rischia di trasformarsi in un flop”

  1. Giorgio scrive:

    questi servizi esistono già… oceanus.ch, cyberlocker.ch ecc. – come sempre gli svizzeri se fiutano denaro anticipano tutti!

  2. Luca Martinelli scrive:

    Il dominio .ch non implica necessariamente che i proprietari del sito siano svizzeri.

  3. Jack scrive:

    Purtroppo continuiamo a raarongie per schemi binari, per cui al bianco dobbiamo opporre il nero, al cattolico il laico etc. La presunzione di alcuni e9 che il ragionamento segua un unica strada che in maniera deterministica porti sempre da A a B. Il ragionamento di Monsignor Sgreccia e9 seguito pari pari nell’atto di indirizzo del Ministro Sacconi inviato a tutte le regioni e aziende sanitarie. In primo luogo non si parla di permanente e si confonde lo stato vegetativo persistente e lo stato di coscienza minima, creando una confusione che non aiuta, situazioni quest’ultime, in cui realmente potrebbe esserci la possibilite0, remota, di un recupero.Si equipara lo Stato vegetativo permanente ad una condizione di disabilite0 e nel documento di Sacconi si fa un richiamo al documento WHO sulla tutela dei disabili, che invito tutti a leggere. Si nega un evidenza, come e9 successo nel caso di Terry Schiavo. Qualcuno ha avuto la pazienza di leggere il report dell’autopsia, a disposizione su internet, che documenta che il cervello, dimezzato come peso,era sostituito da una cavite0 cistica. certo l’essere non e9 definito dagli attributi anatomici( cosec sostengono) ma seguire in questa strada non significa tutelare zoe e non la bios, cioe9 la vita biologica e non la biografia. In contrasto con tutta la letteratura scientifica si continua a sostenere che l’idratazione e la nutrizione artificiale non siano atti medici ..Perche8 non mettiamo in discussione se continua cosec la whole dead brain? il cuore puf2 continuare a battere .

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