Tra scranno e realtà

di LUCIO SCUDIERO – Tra giunta e consiglio regionale, tredici indagati, due persone agli arresti, una condannata in primo grado per falso e truffa.  Il presidente sotto accusa, a sua volta, per corruzione. Cosa serve perchè Formigoni si dimetta, una risoluzione del consiglio di sicurezza dell’ONU?

Questa legislatura lombarda era iniziata male, malissimo, con la brutta faccenda delle firme false, per i cui strascichi lo stesso governatore, nella giornata orribile che è stata ieri, è stato condannato a risarcire il Partito Radicale di 110 mila euro. Ma anche la candidatura paracadutata dell’imbarazzante Nicole Minetti, mai osteggiata dai vertici lombardi del Pdl, che sta al consiglio regionale della più importante regione d’Italia come Scilipoti al Parlamento.

Oggi la resistenza ostinata di Roberto Formigoni al Pirellone ci racconta un uomo in balia di se stesso a cui non è rimasto altro che puntiglio. Il presidente della Lombardia appare, prima di tutto il resto, un uomo stanco e senza alcun trasporto per il mandato politico in Regione, disposto a sopportare la lenta infamia del logoramento perchè non saprebbe che farsene di una nuova sfida elettorale, per tornare alla guida dell’istituzione di cui regge le sorti dal lontano 1995, e che gli sta stretta da ben prima del 2010, anno in cui dovette sacrificare ambizioni di leadership nazionale al regolamento dei conti tra Lega e PdL nel Nord.

Roberto Formigoni, da Lecco, è la maggiore “incompiuta” del berlusconismo italiano, l’uomo rimasto vicerè di un regno, il forzaleghismo, che non esiste più, e che da trampolino si è mutato in ghetto.

L’azzeramento della giunta per non modificare il saldo degli interessi politici di un sistema di potere al collasso avvicina la Lombardia ad un epilogo “laziale”.  Sarà l’ultimo passo prima del cedimento definitivo alla disperazione, quando le dimissioni non saranno più un atto di forza e coraggio bensì la dimostrazione di una irrimediabile debolezza, se non peggio il risultato della decisione dell’alleato leghista.

Ma è tutta la politica italiana che vive uno stato a cavallo tra la dissociazione mentale e il rifiuto della realtà.  Altrimenti non sarebbe stato possibile assistere a scene come quella di ieri al Senato, in cui una “strana” maggioranza approvava una bozza di legge elettorale con preferenze, mentre a Milano i pm ne scoprivano il prezzo nel mercato illegale controllato dalla ‘ndrangheta.

Fenomeni diversi di una coazione a ripetere in cui a perderci, ancora una volta, sarà l’Italia.

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Twitter: @Antigrazioso


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

2 Responses to “Tra scranno e realtà”

  1. Daniele Venanzi scrive:

    Stupenda la foto. Chi l’ha scelta?

  2. enzo51 scrive:

    Dal fotografo di Corte: Silvio Berlusconi!!

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