Mo Yan chiede liberazione Xiaobo. Ma dissidenti accusano il Nobel: “è allineato”

Il giorno dopo l’assegnazione del premio Nobel per la Letteratura, Mo Yan lancia un appello alle autorità di Pechino per la liberazione del connazionale Liu Xiaobo, il dissidente Nobel per la pace nel 2010 detenuto con l’accusa di ”sovversione” per aver scritto un testo in favore della democrazia in Cina.

”Spero – ha detto Mo Yan – che possa riacquistare presto, quanto prima possibile, la sua liberta”’.

Le parole di Mo Yan arrivano dopo che all’interno del dissenso cinese si sono alzate voci critiche nei suoi confronti. Wei Jingsheng, uno dei padri del movimento d’opposizione democratica in Cina e da tempo esule negli Stati Uniti, lo ha accusato di essere allineato al regime di Pechino, tanto da ventilare l’ipotesi che il premio “sia stato accordato anche per far piacere al regime comunista e quindi non e’ degno d’interesse”.

Tuttavia, pur avendo la tessera del partito comunista, Mo Yan e’ stato ‘difeso’ da un altro dissidente cinese esule negli Usa, Chai Ling, esponente del movimento degli studenti di piazza Tenanmen. Secondo Ling, infatti, l’ultimo libro di Mo, ‘Le Rane’, non risparmia critiche pesanti, se pur in maniera indiretta, alla politica del figlio unico e degli aborti forzati.


Autore: Luigi Quercetti

Nato nel 1980, abruzzese, giornalista, papà, laureato a sua insaputa. È stato redattore dell’agenzia di Stampa Asca e collaboratore de Il Messaggero e Italpress.

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