– Gli avvocati “seniores” fuori e dentro la Camera si stanno confezionando una riforma a loro uso e consumo. Il problema della mancanza di competitività dell’economia italiana, di cui le attività professionali sono parte integrante, non è certo, in questo caso, una priorità del parlamento e di un governo che, rappresentato da un sottosegretario tentennante, ha rimesso i pochi emendamenti migliorativi al voto di un’aula dove la presenza di un plotone di avvocati ha creato una larga maggioranza trasversale a loro favorevole. Ciò che è insopportabile di un provvedimento che rischia di renderci più simili al Portogallo (il surreale modello decantato dal Consiglio Nazionale Forense), che alla Germania o all’Inghilterra, è l’approvazione di un formulato che recita:

“Fuori dei casi in cui ricorrono competenze espressamente individuate relative a specifici settori del diritto e che sono previste dalla legge per gli esercenti altre professioni regolamentate, l’attività professionale di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale ove connessa all’attività giurisdizionale è di competenza, se svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato, degli avvocati”

L’introduzione della nuova esclusiva, mitigata da un concetto non chiaro, e quindi potenzialmente pericoloso, come quello della connessione all’attività giurisdizionale, è stata approvata mentre nell’altro ramo del parlamento si sta rallentando, per pressioni surrettizie degli ordini, l’iter un progetto di legge innovativo sulla creazione di un sistema di qualità per le professioni non regolamentate, in un quadro di libertà di esercizio, già approvato alla Camera in prima lettura.

Ci dispiace che ciò sia accaduto nonostante una recente lettera del ministro Severino indirizzata alla Commissione Giustizia avesse chiaramente indicato che l’introduzione della nuova riserva sarebbe stata “una limitazione, attualmente assente nella maggior parte degli ordinamenti, che non sembra trovare giustificazione nella tutela di interessi generali, espressamente segnalata dalla Commissione Affari costituzionali come dubbiamente compatibile con la disciplina comunitaria e con la relativa giurisprudenza della Corte di giustizia”.

Vi sarà chi, come noi, interpreterà la novità nel contesto del diritto comunitario e della giurisprudenza di merito, considerandola la bandiera che l’avvocatura doveva piantare pur di rivendicare un risultato reso modesto grazie anche all’opera di qualche volonteroso parlamentare.

L’avvocatura invece farà di tutto per dare un senso estensivo alla norma cercando di minacciare quindi l’attività di decine di migliaia di professionisti che svolgono da decenni l’attività di patrocinatori stragiudiziali e di tutte le professioni innovative connesse ai rami più avanzati e specialistici del diritto.

Ciò che sicuramente gli ordini hanno ottenuto è di rompere quel “lodo antitrust” che negli ultimi anni  aveva impedito sia l’istituzione di nuovi ordini  che la creazione di nuove esclusive per quelli esistenti.

Il sistema professionale italiano rischia, quindi, di attraversare un periodo di grave instabilità con la proliferazione di ulteriori richieste di esclusive da parte di altri ordini creando una costante minaccia per le professioni non regolamentate concorrenti. Perdere tempo a fare una guerra tra professionisti, invece di collaborare su temi comuni e trovare soluzioni, è la strada maestra per accelerare il declino del paese e fare la fine dei polli di Renzo.

Il Governo più titolato della storia repubblicana in tema di sensibilità e preparazione alla concorrenza e all’apertura dei mercati è bene che corra subito ai ripari, frenando l’ennesima involuzione corporativa, per non lasciare una eredità di incertezza sulla possibilità per decine di migliaia di professionisti di continuare a stare sul mercato senza ingiustificabili minacce alla libertà di esercizio.