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La Tobin tax farà solo danno e la pagheranno i risparmiatori

– Lo scorso 28 settembre, durante l’annuale discorso sullo Stato dell’Unione davanti al Parlamento europeo, il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha presentato la proposta di una tassa sulle transazioni finanziarie (Financial Transaction Tax, FTT), destinata ad entrare in vigore dal 2014 e basata sull’aliquota dello 0,1 per cento per transazioni in azioni ed obbligazioni, e dello 0,01 per cento per operazioni in derivati (che si basano su controvalori nozionali mediamente molto elevati). La proposta prevede che siano assoggettati ad imposizione tutti i soggetti residenti nell’Unione europea.

A causa delle reazioni fortemente contrarie di Olanda e Lussemburgo, entro l’Eurozona, e di Regno Unito e Svezia in ambito Ue, l’iniziativa è stata destinata da subito a seguire il percorso della cooperazione rafforzata, che richiede l’adesione di almeno nove membri Ue per poter essere adottata, limitatamente tuttavia agli aderenti. Con il sì del consiglio dei ministri italiano il numero di paesi disponibili a partire con l’iniziativa ammonta oggi a undici paesi. Contrariamente alla fanfara con cui alcuni sprovveduti commentatori hanno accolto l'”evento”, occorre segnalare che l’iniziativa non andrà da nessuna parte, che è fortemente disfunzionale e che è stata presentata all’opinione pubblica in maniera distorta, non è chiaro se per dolo o solo per insipienza.

Ha cominciato lo stesso Barroso durante il discorso sullo stato dell’Unione, con una motivazione molto popolare ma fallace:

«Negli ultimi tre anni gli stati membri – meglio sarebbe dire, i contribuenti – hanno concesso aiuti e fornito garanzie di 4.600 miliardi di euro al settore finanziario. E’ tempo che il settore finanziario restituisca parte di questi contributi alla società»

Chi non sarebbe entusiasticamente d’accordo con questo principio? Se non fosse che, sfortunatamente, a pagare non sarà “il settore finanziario”, se non per la parte di operazioni effettuate per il “conto proprio”, cioè per la proprietà, ma i risparmiatori, nel momento in cui passano un ordine di compravendita alla propria banca; o i fondi pensione che amministrano il risparmio previdenziale; o i fondi comuni. Comunque la si giri, l’impatto sul “consumatore finale”, il risparmiatore, sarà sostanziale. E quanto al “conto proprio” delle banche, si svilupperanno forme alternative di investimento a “bassa frequenza” senza passare dalle transazioni, ad esempio ricorrendo ai total return swap, in cui due controparti entrano in un rapporto contrattuale in cui uno paga all’altro (ad esempio) la variazione totale di prezzo di un indice o di un singolo titolo. La fantasia elusiva dell’innovazione finanziaria non conosce confini, notoriamente (e purtroppo). Ribadiamolo ad abundantiam: in larghissima parte ad essere incisi dal tributo saremo noi contribuenti individuali, non le banche. Ed un prelievo dello 0,1 per cento ad operazione sarebbe oggettivamente molto penalizzante, sommandosi (nel nostro paese) all’imposta patrimoniale sostitutiva, pari quest’anno all’1 per mille del controvalore di mercato e destinata a salire il prossimo anno all’1,5 per mille.

Barroso ha poi ipotizzato che la FTT possa produrre un mega-gettito di 57 miliardi di euro annui, verosimilmente se applicata da tutti i 27 paesi, da dividere tra stati e bilancio della Ue. Importo del tutto fantasioso, evidentemente, sia in valore assoluto oltre che per il fatto che ignora le azioni elusive ed il semplice adattamento di comportamenti degli agenti economici (riduzione del numero di transazioni effettuate). Di solito le variazioni sul tema della Tobin Tax sono motivate con l’induzione di disincentivi a dati comportamenti, mentre in questo caso si è voluto presentare l’imposta anche (forse soprattutto) come generatrice di un imponente gettito per un’Europa affamata di entrate. Ma le cose andranno assai diversamente.

Intanto, il percorso di cooperazione rafforzata non si risolverà in breve tempo. Secondariamente, applicare questa scelta all’ambito fiscale non fa altro che creare frammentazione, danneggiando il mercato unico. Senza contare, ribadiamolo ad nauseam, che una simile imposizione non serve a nulla se non applicata a praticamente tutto il pianeta. Ma gli equivoci continuerannno: è di ieri un commento apparso su Avvenire (giornale evidentemente sensibile alle istanze egualitarie e delle ONG) in cui ci si rallegra per l’ipotetico colpo che la FTT infliggerà al trading ad alta frequenza (HFT), visto come il nuovo demonio da esorcizzare. Purtroppo il commentatore appare disinformato. Il trading ad alta frequenza non produce necessariamente un elevato numero di transazioni ma di proposte di transazione inserite a sistema per causare reazioni degli altri investitori e condizionare nel brevissimo termine (pochi secondi) il movimento dei prezzi. Non è quindi detto che lo scambio si realizzi effettivamente. In secondo luogo, la stessa filosofia del HFT appare a rischio di crisi: all’aumentare del numero dei soggetti operanti, i margini di estrazione di utili dai mercati sono calati pesantemente, soprattutto nel trading azionario. Forse servirà trovarsi nuovi demoni da combattere.

In sintesi, l’adesione italiana appare come un do ut des nei confronti del governo tedesco, che ha fortemente voluto questa rachitica e velleitaria iniziativa, e lo stesso processo di implementazione della tassa finirà a breve sull’ennesimo binario morto, come accade ormai da lustri. Tanto rumore per nulla.


Autore: Mario Seminerio

Nato nel 1965 a Milano, laureato alla Bocconi. Ha quasi vent'anni di esperienza presso istituzioni finanziarie italiane ed internazionali, dove ha ricoperto ruoli di portfolio manager ed analista macroeconomico, ed è attualmente portfolio advisor. Ha collaborato con la rivista Ideazione e con l’Istituto Bruno Leoni. Giornalista pubblicista, è stato editorialista di LiberoMercato, diretto da Oscar Giannino. Collabora o ha collaborato con Liberal Quotidiano, Il Foglio, Il Fatto Quotidiano, Il Tempo, Linkiesta.it.

15 Responses to “La Tobin tax farà solo danno e la pagheranno i risparmiatori”

  1. Marco scrive:

    Non sono d’accordo. Ne’ un tecnico. Ma credo che sia sacrosanto riportare il mondo della finanza entro un alveo piu’ sano e meno astratto dall’economia reale; forse questa misura ha dei limiti dal punto di vista pratico (non lo so) ma l’intento lo trovo assolutamente condivisibile. E poi mi sembra che l’autore dell’articolo tiri acqua al proprio mulino in modo poco chiaro : si dice che la tassa ricadra’ sui risparmiatori e non sulle banche. Vero. Ma dipende chi ne portera’ il peso maggiore: essendo uno 0,1% del valore della transazione, questo significa che se io sono un pensionato o un lavoratore con dei soldi da parte, e faccio una operazione da 50.000 euro, la tassa mi colpisce per 50 euro. Sono sempre soldi, ma non sono 50 euro che fanno la differenza e diffilmente possono essere “oggettivamente molto penalizzanti” come si scrive. E’ sulle transazioni di investitori istituzionali che la percentuale riuscira’ a pesare in termini assoluti e forse a “rallentarne” la frequenza riducendo l’effetto negativo che la speculazione ha sull’economia reale. Quanto alla differenza tra transazioni effettive e “proposte” di transazioni questo puo’ esser un problema reale, che dovrebbe essere affrontato. Certo, vero anche questo: sono solo un gruppo di paesi membri della UE che stanno approvando questa misura adesso. Beh, ma invece che fare il tifo contro questa avanguardia dicendo che non puo’ funzionare perche’ dovrebbe essere applicata in tutto il mondo, mi sembra piu’ proattivo cercare di sensibilizzare il resto del mondo (a cominciare dagli altri paesi UE) sulla bonta’ di agire in modo comune prendendo esempi dai paesi che oggi adottano questa tassa sulle transazioni finanziarie.

  2. marco barsotti scrive:

    Intanto – come hanno ripetuto stamattina alla radio BFM francese – lo stesso Tobin si dissociava da questa tassa, nata per tutti altri scopi, ed ha chiesto che non venisse chiamata col suo cognome.

    Molto molto interessante la spiegazione dell HFT, in effetti ho leto su nanex che praticamente sempre si tratta di proposte di acquisto (o vendita) subito cancellate, dunque che non pagano alcuna tassa. Hahaha che grettii questi burocrati europei.

  3. Leonardo Becchetti scrive:

    Mi pare inesatto dire che esiste soltanto il layering e il problema dei flash trades e non anche quello delle transazioni ad alta frequenza effettivamente eseguite. Tutte e due le cose esistono e sono importanti come sa bene chi opera sui mercati finanziari e richiedono risposte diverse. Per il problema dei flash trades basterebbe imporre una regola per la quale una quota minima delle transazioni postate deve esere effettivamente eseguita. Ed è una proposta in discussione in Germania. Questa storia che alla fine pagano sempre i cittadini è la solita scusa per non far nulla. Chiaramente chi investe patrimoni di dimensione maggiore e fa più transazioni paga di più. Il pensionato che ha 50.000 euro investiti e il tiene lì per tre anni paga 50 euro in tre anni cioè proprio nulla. Chi si diverte con un patrimonio di 1 milione di euro a comprare e vendere più volte in un giorno credit default swap puntando sul fallimento della Grecia o dell’Italia paga molto di più. Oppure va a fare le sue scommesse da qualche altra parte.
    Non esistono demoni ma soltanto modi inefficaci ed improduttivi di usare i soldi degli altri e modi invece molto più efficaci e produttivi. Un euro può produrre 15-20 euro di valore reale se investito nel canale giusto oppure essere inutile o dannoso. Se il problema le sta veramente a cuore può dare una mano a tutti coloro che stanno lavorando per riformare le cose sui diversi fronti di impegno dei quali la tassa sulle transazioni finanziarie è soltanto uno.

    L’estensore del “commento” su Avvenire
    Leonardo Becchetti

  4. Mario Seminerio scrive:

    Gentile professor Becchetti,

    chi opera sui mercati finanziari (tra i quali il sottoscritto da un ventennio, si parva licet), conosce le problematiche del flash trading, e commenta in base a tale conoscenza. Chi si diverte a compravendere un cds usa uno strumento per definizione non regolamentato, quindi auguri per l’identificazione del trade e relativa imposizione. “Oppure va a farlo altrove”, come lei suggerisce, e in quel caso il gettito fiscale ammonta a ZERO. Se poi ad “andare altrove” è un’intera serie di intermediari, magari spostandosi a Londra, ecco che perdiamo pure l’imposta sul reddito delle società. Ops.

    Sulla riduzione del turnover/churning di portafoglio, le segnalo che questa operatività non è necessariamente legata alla dimensione di patrimonio utilizzato per fare trading. Puniremo anche il piccolo risparmiatore che si “diverte” col trading online, e che usa rigorosamente “soldi propri”, non altrui. Forse a lei ed a quelli che argomentano come lei la cosa suona pedagogicamente meritevole, rientrando nelle tipologie di sanzioni a comportamenti censurabili, ma la cosa non produce gettito alcuno, mi creda. E la ricerca del “canale giusto” è vecchia come la storia dell’umanità.

    Tuttavia, visto che stiamo ampiamente uscendo dai termini della questione, sottopongo alla sua attenzione il modo in cui in Italia pare che la mitologica Tobin Tax verrà declinata. Cioè la solita tosatura dei piccoli risparmiatori ed esenzione di Bot e Btp dal trading spinto. Chissà come mai. Il tempo è galantuomo, anche di fronte alle suggestioni pauperistiche di chi pensa di aver trovato la pietra filosofale della redenzione dei “bassi istinti umani”. I conti di gettito di tale ennesimo balzello seppelliranno queste velleità. Ricorda la tassa sulle imbarcazioni da diporto? Non c’è nulla da fare, il capitale è mobile, dobbiamo farcene una ragione.

    Non mi è chiaro infine l’uso delle virgolette al termine commento. Se preferisce, posso usare “editoriale”. Rigorosamente tra virgolette.

  5. Stefano scrive:

    nell’articolo si scrive che pagheranno i consumatori..ovviamente ogni costo, diretto o indiretto, si ripercuote sui consumi, quindi l’affermazione non sorprende. da inesperto sul tema mi chiedo se esistano delle stime preventive su quali saranno le entrate da tale tassa, su come impatterà sui volumi delle transazioni e su quale sarà il potenziale costo che si riverserà sui consumatori (altrimenti di che si discute?).
    Inoltre, e forse più cruciale, mi interrogo su quale tipologia di consumatori pagherà. sempre da inesperto mi verrebbe da dire che tale tassa potrebbe avere un impatto meno regressivo di una tassa su beni primari, quali l’elettricità o la benzina che, come si sa, pesa relativamente di più sulle fasce più deboli. nella misura in cui la tobin tax generi entrate che permettano di ridurre tasse più regressive non mi sembra necessariamente un male..ma probabilmente mi sbaglio.
    Ringrazio in anticipo per la risposta al mio doppio quesito

  6. Leonardo Becchetti scrive:

    Caro dr. Seminerio

    non penso di debba giudicare nessuno ma credo anche che un governo (e gli elettori se approvano l’idea) dopo una crisi come quella che è accaduta abbiano il sacrosanto interesse a modificare gli incentivi tra utilizzo di capitali finanziari tra trading a breve e finanziamento dell’economia reale.
    Il capitale è mobile e se quello più speculativo se ne va è uno dei risultati per me desiderati della tassa. Così come è successo nel Regno Unito dove la tassa c’è, alcuni se ne sono andati a giocare sul market for differences ed altri sono rimasti e il gettito annuo della tassa è tra i 3 e i 4 miliardi di sterline. Piuttosto tutto dipenderà da come si applica, se usando il criterio della nazionalità dell’intermediario o dell’asset o entrambi, se tassando solo i saldi di fine giornata o tutte le transazioni, se escludendo o no alcune categorie di titoli. L’aliquota anche è molto importante e forse la metà (0.05) sarebbe stata ottimale come mix tra gettito ed elusione. Da piccoli particolari può cambiare tutto e si può avere successo come nel Regno Unito o fallire come in Svezia. Tutte le tasse sono distorsive, l’anormalità però era che dopo una tale crisi finanziaria si potesse aumentare la tassazione su tutto (redditi, consumi, ecc.) meno che sulla finanza.

  7. Mario Seminerio scrive:

    Le stime di gettito possono essere statiche (cioè calibrate sulla persistenza di comportamenti degli agenti economici incisi dall’imposta), oppure dinamiche (cioè che tengono correttamente conto dei comportamenti adattivi all’imposta). Non ho numeri sui secondi, ma credo che alla fine le entrate aggiuntive saranno esili. Pagheranno i piccoli risparmiatori in larghissima maggioranza, anche qui accetto scommesse. E peraltro, ribadisco: nulla è dovuto per trading sui titoli di stato. Ennesima distorsione di un infinito gioco delle tre carte. O dei tre Btp.

  8. Mario Seminerio scrive:

    Le aliquote pare saranno unificate, sia per derivati che azioni/bond, allo 0,05% in capo ad acquirente e venditore. Come ho osservato sopra, l’esclusione dei titoli di stato dal tributo rende il tutto una simpatica buffonata, ma non avevo aspettative differenti. Suggerisco di aggiornarci al primo anno (o semestre) di vita del tributo per verificarne il patente fallimento. Continua inoltre a sfuggirmi come si possa credere che questa misura aumenti la tassazione “sulla finanza”, visto che ad essere colpiti saranno i risparmiatori, in aggiunta all’aumento della cedolare secca al 20% (con eccezione dei soliti titoli di stato) e dall’imposta sostitutiva su depositi e dossier titoli.

  9. marco scrive:

    Gentile dottor Seminerio ,
    cosa ne pensa del fatto che come scritto sopra la tassa in questione sia stata studiata a tavolino dalla germania e dalla francia per ridurre sul lastrico i paesi che l’ hanno sottoscritta sotto minaccia . Visto che oltre la germania e la francia gli altri paesi coinvolti sono tutti paesi in difficoltà .La germania questa volta spalleggiata dalla francia vuole riconquistare l’ europa , e noi come sempre ci cadiamo.
    concludo complimentandomi per il suo articolo e rallegrandomi che in questo mondo di pecore ci sono anche dei cittadini preparati come lei che dicono le cose come stanno .

  10. stefano scrive:

    dr Seminerio
    nella sua risposta leggo “non ho i numeri”, “credo” “accetto scommesse”..mi scusi, ma come argomentazioni non mi sembrano molto solide..forse non è questo il luogo per portare stime o evidenza empirica, però questo non è ambito di opinioni, o questa tassa è più regressiva di quelle su bollette e benzina o lo è meno..
    inoltre, su che base afferma che le maggiori entrate verranno dai piccoli risparmiatori, che per definizione spostano meno capiyali su cui calcolare la tassa percentuale? glielo chiedo non in tono polemico, ma solo per avere maggiori info su un tema che non conosco..

  11. marcello scrive:

    Qui pare che tutte le proposte per riequilibrare il reddito, e far capire ai “meritevoli” che anche loro devono fare la loro parte e che c’è chi si suicida perché non ce la fa a vivere, siano sbagliate e abbiano degli effetti distorsivi su un’economia che già ritengo che sia stata distorta in modo da non assicurare i diritti fondamentali. In compenso è meglio prendersela aumentando l’Iva che colpisce i redditi bassi (come se chi prende poco fosse per colpa sua che non si è impegnato) o tagliando ancora sullo stato sociale, che in Italia è sempre stato gestito male, (ho visto come in Olanda, che non è di sinistra, come vanno le cose) invece che sui costi della politica.

  12. marco scrive:

    La tassa in questione non produrra’ molto gettito i capitali voleranno altrove e con loro anche il gettito fiscale ….. chi opera in trading e mercati finanziari di vasto raggio che sia piccolo o grande non si fara’ sicuramente spennare da questi vampiri assetati di potere politico…la speculazione si combatte solo con un’equilibrio costante tra politica sana ed economia curata…..se l’economia reale fosse in armonia con i progetti mirati le aziende avrebbero credibilita’ le banche finanzierebbero e nessuno scommetterebbe al loro crollo anzi aiuterebbe ancora a rafforzare la posizione ..quindi le tasse non danno gettito ma rallentano ancora di + il motore economico …. a pagare sono sempre i piccoli risparmiatori che vedono al denaro la perdita del loro potere d’acquisto….il fatto e’ che siccome non sanno piu’ dove mettere le pezze allora si scagliano sulla speculazione …..

  13. marco scrive:

    Trackbacks/Pingbacks….La politica e’ una cosa complessa che viaggia in parallelo con il mondo dell’economia…..Purtroppo non si tratta di sinistra o destra….il tarlo della situazione e’ che nel nostro paese la politica e’ diventata un inciucio politico e nessuno vuol calar le braghe… quando ci confrontiamo con la politica di eurozona siamo ridicoli e increduli…e’ per questo che abbiamo un governo tecnico…..ma un governo tecnico e’ solo un revisore di conti senza ideali ….e senza ideali l’economia non parte…..Monti ha fatto quello che doveva fare da tempo i nostri politici…. diluito lentamente negli anni passati….ma in un momento di crisi purtroppo ha allargato le sofferenze del popolo …..il rigore e’ difficile da digerire ma i compiti a casa si doveva fare altrimenti sarebbe stato un vero problema….morale della favola non esiste nel nostro sistema nazionale un partito di vecchio stampo che possa governare la nostra barca per via della corruzione e penso sia arrivato il momento di mandare a casa tutti…..aria nuova rinfresca l’ambiente…..

  14. stefano scrive:

    I numeri li ho io.
    Lo stato stima 1.088 miliardi di entrate annue e stima un calo del 30% degli scambi sulle azioni e obbligazioni e dell’85% sui derivati.
    Il problema è che queste stime le ha fatte sui dati del 2011, mentre nel 2012 il volume di scambi su tutti i mercati italiani è già calato fra il 25% e il 35%.
    Quindi il calo che stima lo stato sull’azionario è quasi nullo rispetto al 2012.

    Poi in ogni caso un calo del 30% del volume di scambio è assolutamente sottostimato.
    Tutti i numeri sui controvalori scambiati si trovano sul sito di borsa italiana, io sono andato a vederli e ho fatto una stima sulle entrate reali che questa tassa potrebbe avere e direi che non supereranno i 300 milioni ai quali andranno detratti i minori introiti del capital gain e dalle tasse sul reddito delle sim e banche che vedranno calare il gettito delle commissioni.

    Credo che alla fine saremo prossimi allo zero.

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