Il solito Cav. pronto al “sacrificio”. Grandi manovre e piccolo cabotaggio

di CARMELO PALMA – Non si può dire se il disimpegno del Cav, ieri etero-dichiarato  e oggi confermato dal diretto interessato, sia più una resa tattica o un contrattacco strategico, un’esca gettata nel mare in tempesta della politica italiana, nella speranza che qualcuno (Casini, Montezemolo…) abbocchi o un “suicidio” interessato e utile a disordinare il campo che si sta organizzando attorno a Monti e dunque fuori dal perimetro del partito berlusconiano. Può anche essere che dietro le parole di Alfano non ci sia né questo, né quello, né nulla, ma l’ennesimo tanto per dire e tanto per fare, a cui Berlusconi inclina per sbrogliare i passaggi difficili. Le grandi manovre e le svolte “storiche” del Cavaliere – dalla Bicamerale con D’Alema al “federalismo” con Bossi – del resto sono spesso state al servizio non di un grande disegno, ma del piccolo cabotaggio tra i tanti porti della politica italiana.

Però, più che interrogarsi su quanto sia sincera e disinteressata la disponibilità di Berlusconi e su quanto la sua presenza invisibile e la sua assenza visibile ingombrerebbe comunque i successori ed eredi designati, occorrerebbe chiedersi se di ciò che resta del partito berlusconiano (dentro o fuori dal PdL) il Cav. sia davvero la parte peggiore. E noi, molto sinceramente, risponderemmo di no. Quasi tutto è peggio di Berlusconi o uguale al Berlusconi peggiore, un accidente della sua sostanza, destinato ad accompagnarne il destino e non a fuoriuscirne con una forza e una forma autonoma. Il contorno impolitico del fenomeno politico, il buco della ciambella, l’intendenza dell’organizzazione carismatica non è destinata a succedere né a sopravvivere al “fondatore”.

Berlusconi è meglio di Brunetta, di Sacconi, di La Russa, di Frattini, di Gasparri, di Alemanno, di Formigoni. Perché lui, almeno, è Berlusconi. Ha fondato e affondato un ciclo politico, è stato uno dei più grandi (e migliori) imprenditori culturali della storia italiana, un innovatore dei linguaggi e del costume sociale, un genio capriccioso e furbetto della lampada televisiva. Berlusconi è riuscito ad essere qualcosa, loro si sono accontentati di essere qualcuno all’ombra del caro leader. Sono figure “sovietiche”, un po’ Suslov, un po’ Berija. Hanno dato un ordine ideologico e perfino poliziesco al disordine politico del berlusconismo triste, solitario y final.

Non c’è una sola ragione per lavorare, con sacrificio o col concorso del Cav., alla ricomposizione di questo “fronte moderato” (absit iniuria verbis). Non sono i matrimoni, ma i divorzi ad essere indissolubili e quello che si è consumato nel centro-destra ha un suo evidente perché e inizia (troppo) lentamente ad avere anche un suo riconoscibile percome. Berlusconi e Monti non rappresentano il prima e il dopo della stessa storia, ma la fine e l’inizio di due storie diverse. Una retorica moderata posticcia e l’ennesimo “sacrificio” del repertorio berlusconiano non possono unire, grazie a Dio, ciò che la politica ha diviso.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

5 Responses to “Il solito Cav. pronto al “sacrificio”. Grandi manovre e piccolo cabotaggio”

  1. Giorgio Frabetti scrive:

    “Berlusconi non è la parte peggiore del PDL”: su questo hai straordinariamente ragione, Carmelo. Andiamo, però, avanti e facciamo un passo in più. Proprio per questa ragione, pensi davvero che l’attuale nomenklatura PDL sia disposta a mandare avanti personaggi di “seconda tacca” (quelli che hai nominato tu)? Assolutamente no. E non ci vuole molto a capire i risvolti elettorali di questo ragionamento: senza Berlusconi, il PDL sarebbe in picchiata, con Silvio manterrebbe una sua “presentabilità” e un residuale “valore aggiunto” in termini elettorali. Di qui, ci vuol poco a capire che tutte le dichiarazioni di questi giorni sono tatticismi, tesi a “rimestare in can per l’aia” in un’area oggettivamente allo sbando come il centrodestra non berlusconiano. Se (come è logico), il PDL punta a “ridurre il danno” (altra politica realisticamente non è possibile), se punta a contenere le perdite di seggi e parlamentari, il PDL non può che issare Berlusconi. E Berlusconi, purtroppo, nonostante le porcherie che ha fatto in tutti questi anni, resta un “filone”, un furbastro di primo pelo (un imprenditore culturale come dici tu, di cui nessuno successivamente ha ripreso la lezione). Lo sa benissimo che verso Casini, a Montezemolo, a Giannino, a Boldrin, Zingales, Renzi può calare quando vuole l’asso nella manica, la patrimoniale (oggi Boldrin su “Fermare il Declino” apre parzialmente, sia pure nell’ambito di una proposta di riforma fiscale, ma non vado oltre). Il mio salumaio ad esempio dice: “Certo, Berlusconi e’ quello che e’, ma certo se vanno su gli ‘altri’ dopo mettono la ‘patrimoniale'”. Quanti ragionano cosi’ in Italia? Tanti. E Silvio potrà ancora contare su quelli che votano … col portafoglio! Saluti e scusate la lunghezza

  2. shady scrive:

    Berlusconi gioca con la “teoria dei giochi”. Quando Monti dice che non si candida, ha ragione: è già senatore a vita, che cosa significa candidarsi? deve prima dimettersi per candidarsi poi?
    Non vuole, Monti, essere usato come airbag, e in questo c’è una figura biblica che ci aiuta a comprendere che la gente, attuali politici, quando Moè andò sul monte per ricevere i 10 comandamenti, è tornata ad adorare il vitello d’oro. I nostri politici, spendaccioni, amanti della bella vita e dell’adulazione (li vedi come gli brillano gli occhi quando tanti microfoni vengono messi sotto la loro bocca neanche fosse atteso il miele più buono del mondo).
    Dopo che Monti ha detto che non si candidava, pur essendo lì per servire il paese (certo, essendo senatore a vita potrà andare al senato e votare le leggi ed avere ascolto dai senatori – significa autorevolezza-), ecco, dopo questo accadimento, subito Luca cordero si è tirato fuori per non ostacolare giochi strani, e dietro sono arrivati i delfini – ex di Berlusconi, Fini e Casini.
    Ora, dall’altra parte dell’elettorato, a sinistra, c’è la novità Renzi, e se Berlusconi rimanesse nella proposta elettorale de il pdl, sicuramente l’altro generale Bersani otterrebbe più voti nelle primarie. Se Berlusconi rimane invece nelle retrovie, allora Renzi ha più chance.
    Renzi è un moderato, non è comunista, e se abbiamo memoria, ci ricorderemo che Berlusconi aveva fatto l’invito a Rutelli di entrare nel centrodestra.
    I giochi sono tutti al centro.

  3. Giorgio Frabetti scrive:

    @Shaday la risposta forse è più semplice: i giochi sono terribilmente statici e la confusione (Renzi è un capitolo di questa confusione) non giova al rinnovamento, ma giova a Silvio (che non vincerà, ma perderà comunque onorevolmente). Ricordiamoci che agli elettori del rinnovamento non gliene può fregare una … Se è vero che a detta di sondaggi “Fermare il Declino” e simili sono misconosciuti alla maggior parte dell’elettorato. E ci credo: la gente vota col portafoglio … e con la pancia. Di strategie, visioni, non gliene frega niente. Berluska lo sa, e ci marcia …

  4. lodovico scrive:

    Tutti con Fini, non per creare nemici ma qualcosa di diverso.Non esiste destra, non esiste sinistra, non esiste centro, non esiste il nord, il sud e l’est e l’ovest sono concetti superati. Si deve volare in alto per avere una visione generale. Basta immersioni siamo pronti a volare. Non con Alitalia ma con compagnie Europee.L’europa è il faro che stiamo costruendo, mai più fasci,ma un popolo unito.

  5. bruno scrive:

    In un mondo dove si sta formando un nuovo ordine mondiale basato piu’ sulla potenza economica che su quella militare, la politica italiana e’ irrilevante o quasi, e Monti e’ la dimostrazione netta.

    Vien da chiedersi se questi politici, cosi’ ansimanti per la nuova sfida elettorale, siano piu’ preoccupati per le sorti del paese o per agguantare una poltrona, visto il risultato della loro attivita’ politica, farebbero meglio farsi da parte, perche’ chi ha portato il paese nel fosso, non puo’ vestire i panni del salvatore.

    Per l’Italia, paese con un’economia debole e una politica instabile, i nuovi giochi politici sono solo un palliativo tanto le decisioni vengono prese altrove, forse sara’ giunto il momento che anche l’Italia potra’ attuare quei cambiamenti rimandati da troppo tempo.

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