– Come si accennava in un precedente scritto pubblicato su Libertiamo, l’art. 91-bis del D.L. 1/2012 (convertito con modificazioni nella L. 27/2012), diretto a ridisegnare il regime giuridico dell’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili di proprietà degli enti ecclesiastici e non commerciali, sollevava alcuni dubbi giuridici relativi alla concreta formulazione normativa utilizzata dal Legislatore.

Si aveva infatti l’impressione che la disposizione – pur avendo trovato una soluzione equilibrata al problema della sottoposizione all’IMU dei beni di proprietà degli enti sopra ricordati – avesse disciplinato senza le necessarie specificazioni il regime giuridico degli immobili soggetti ad utilizzazione mista in cui le parti dove si svolgono le diverse attività non fossero chiaramente distinguibili, e non avesse dedicato sufficiente attenzione alla definizione di quali attività potessero concretamente rientrare nel canone della “non commercialità”.

Ben conscio di queste lacune, il Governo ha tentato di chiarire ed integrare il dettato normativo attraverso un Decreto ministeriale: la bozza di quest’ultimo non ha però ricevuto parere favorevole da parte del Consiglio di Stato. La “bocciatura” del Decreto operata dal massimo consesso amministrativo non ha motivazioni dirette a tutelare la Chiesa cattolica – come da taluno prospettato – ma deriva dalla necessità (di carattere puramente tecnico) di rispettare il dettato dell’art. 17 della legge 400/1988, il quale disciplina l’esercizio del potere regolamentare da parte del Governo e dei singoli ministeri.

Secondo il Consiglio di Stato, il Ministro dell’economia e delle finanze, all’interno del dettato normativo della bozza di Decreto in questione, è andato oltre il potere regolamentare espressamente conferitogli dall’art. 91-bis della legge 27/2012, poiché ha stabilito le regole di attuazione di elementi normativi (sia pure dubbi ed indispensabili) della legge senza un’esplicita delega da parte del Legislatore.

Il parere del Consiglio di Stato è, quantomeno a mio avviso, tecnicamente corretto, anche se un’interpretazione diversa, meno rigida, capace di “salvare” la bozza di Decreto ministeriale non sarebbe stata giuridicamente inaccettabile. Dal parere si evince peraltro che il Consiglio di Stato ha voluto interpretare – nella fattispecie – l’art. 17 della legge 400/1988 in modo restrittivo per prudenza, alla luce dell’indagine – aperta dalla Commissione Europea nel 2010 – in merito alla possibilità di configurare come “aiuto di Stato” le esenzioni IMU concesse al no profit.

Nella delicata materia della sottoposizione all’IMU dei beni di proprietà di enti ecclesiastici si crea di conseguenza un vero e proprio “pasticcio”, generato “a monte” da una disposizione equilibrata ma lacunosa, che dovrebbe far riflettere il Parlamento (ed il Governo) sulle tecniche di drafting normativo e sulla necessità di procedere alla redazione dei testi di legge con occhio vigile alla chiarezza ed alle conseguenze concrete di ogni singolo enunciato.

A questo punto, per rendere effettiva l’applicazione dell’art. 91-bis della legge 27/2012, occorre modificarne il dettato con una norma ad hoc che ampli il potere regolamentare del Ministero, oppure traslare tutto il contenuto della bozza di Decreto in una nuova legge approvata dal parlamento.
Non dubitiamo della volontà politica di procedere a tale operazione. Ci permettiamo solo di far notare che i tempi sono stretti: molto stretti.