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Partiti senza progetto e un progetto senza partito. Cosa manca alla Lista per l’Italia

Nel Pd la linea montiana è sempre più forte ed evidentemente sempre più avversa a quella del candidato “di sinistra” (Vendola), che Bersani, con un disegno quasi dichiarato, ha fortissimamente voluto come candidato alle primarie e antagonista della “destra” renziana. Oggi un pezzo del popolo delle primarie sta all’opposizione e sembra che ci voglia rimanere. Con le retorica ideologicamente antiliberista e antimercatista, d’altra parte, ci si può fare opposizione in Italia e in Europa, sia da destra che da sinistra, ma non ci si può fare governo.

Anche nel PdL, si guarda al “dopo” in modo divergente. Tra la “rivoluzione” promessa dal Cavaliere, che continua ad essere Berlusconi-centrica, e la prospettiva della ricostruzione di un centro-destra più repubblicano e meno imperiale, c’è un’alternativa netta, resa urgente dal fatto che la leadership solitaria del Cavaliere si dimostra per la prima volta un fattore di debolezza e non di vantaggio anche dal punto di vista elettorale.

Eppure, in entrambi i casi le divisioni stanno sprigionando un’ansia e una voglia di partecipazione, un’apertura al dibattito e all’impegno diretto e personale di fette di elettorato rimaste, per troppo tempo, escluse dalle “stanze dei bottoni”. Magari il Pd non resisterà alla prova delle primarie e ne resterà schiantato. Forse il PdL semplicemente si dissolverà, come accadde ai partiti di sistema dopo la fine della Prima Repubblica. Ma comunque le energie messe in moto in entrambi i casi sono preziose e rinnovano un processo politico rimasto imprigionato nelle querelle burocratiche o personalistiche.

La mia impressione, dunque, è che dentro il Pd e il PdL ci si muova senza un progetto o con troppi progetti incompatibili e reciprocamente auto-escludenti. Ma ci si muove. All’estremo opposto c’è chi, fuori dal campo democratico e berlusconiano, intende costruire un’offerta montiana da proporre tra qualche mese come alternativa “di governo” ad un elettorato che si mostra sensibile e sintonico rispetto alla svolta politica che l’esecutivo di Monti non ha solo annunciato, ma iniziato concretamente a realizzare.

Di questo “partito che non c’è” è chiarissimo il progetto e l’obiettivo. Continua però a mancare tutto il resto. Manca il partito e mancano meccanismi di partecipazione e impegno che possano sottrarre la discussione alla disputa sempre più stucchevole tra le elite extrapolitiche e quelle politiche su chi debba essere imbarcato e sbarcato e chi debba tenere il timone. Mancano insomma il protagonismo civile di un elettorato impegnato e partecipe, manca la gente che discuta e polemizzi e non lasci i politici vecchi o nuovi a discutere e a polemizzare da soli. Manca insomma tutto ciò che può rendere reale e popolare un successo potenziale, che però per il momento rimane tutto sulla carta e rischia di rimanerci anche dopo il voto.

Questa mancanza dovrebbe iniziare a suscitare un serio allarme, perché il tempo che ci separa dalle elezioni è poco e l’affollamento e la confusione del campo elettorale non ci garantisce affatto che gli ultimi ad arrivare e a prendere posizione saranno i primi. Inoltre, se vogliamo e chiediamo che i cittadini partecipino a questo progetto, si deve trovare un modo, abbastanza fantasioso ma non puramente retorico, per rendere il loro impegno utile e determinante. Le elezioni non saranno un successo se anche il “pubblico” non salirà sul palcoscenico.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

6 Responses to “Partiti senza progetto e un progetto senza partito. Cosa manca alla Lista per l’Italia”

  1. Giorgio Frabetti scrive:

    Stracondivido! Servono fatti e non …

  2. gisberto scrive:

    Caro Benedetto:” manca l’anima”. vedo tante belle menti ma manca il pathos; la sofferenza e la gioia, manca l’emozione, la voglia di esserci, quella voglia che coinvolge noi stessi e gli altri; sembra che ci sia un timore a nominare POPOLO; Allora parliamo di spettatori che dovrebbero partecipare allo spettacolo. Preferirei parlare di popolo, senza aver paura di essere accomunati ai Grillo, Bossi, e Berlusconi vari.

  3. Giorgio Frabetti scrive:

    Se posso permettermi Gisberto l’appello dell’Onorevole non è rivolto … alla gente, ma ad una minoranza, quella minoranza attiva e impegnata (moderata, già di centrodestra etc.) che oggi gravita attorno ai vari movimenti cd “di rinnovamento”. Se sei informato, non vorrei proseguire. Io che sono tra quelle persone, capisco bene l’appello: passare dai progetti all’azione, all’iniziativa, alla difficile arte della politica. Io vedo molte anime belle, ma dalle idee assolutamente non chiare, che sbandano ora da una parte ora dall’altra (Renzi, primarie sì, primarie ni etc.). Può darsi che il tuo ragionamento colga uno degli aspetti, forse delle cause di questa (momentanea) sterilità. Forse hai ragione tu, quando dici che al movimento manca l’anima, manca l’incapacità di parlare al bottegaio sotto casa, al disoccupato, lanciandogli (se non una speranza), quantomeno una consapevolezza: la consapevolezza che o la Rivoluzione Liberale si fa sul serio o altrimenti saremo strozzati dallo Stato Fiscale o Corporativo. Ma chi, tra le anime belle del “rinnovamento” vorrà bere fino in fondo questo calice amaro? Si decidano a berlo questo calice amaro, prima che siamo costretti ad ingoiare ben altro …

  4. Caro Benedetto, concordo. Il problema è che le elezioni (apparentemente lontane) sono troppo vicine per calare un progetto politico in un partito. Fare le primarie? Quando?

  5. Andrea B. scrive:

    Credo che il protagonismo civile di elettorato politico “montiano” latiti proprio perchè a questo ipotetico partito mancherebbe … l’elettorato !
    Forse qualche supporter lo trovereste presso qualche banchiere ed ancora qualche ultras di Befera, pieno di livore sociale che esulta per l’ apparente lotta contro l’evasione dei c.d. “parassiti” (senza sapere che certe armi, allo stato di polizia fiscale le ha messe in mano Tremonti e non Monti, ma vabbè).

    A me la supposta serietà dell’azione di governo, di come il prof Monti venga accolto nei consessi internazionali importa poco, o per meglio dire più che il “come” stiamo andando conta, a mio modesto parere, il “dove”… ma vediamo i dati economici del paese e di come le cose siano ancora peggiorate ?
    Altro che “svolta politica che l’esecutivo di Monti non ha solo annunciato, ma iniziato concretamente a realizzare”. In cosa consisterebbe ?
    Nei nuovi record di debito pubblico e di tasse ?
    La tiepida spending rewiew ?
    La manciata di nuovi notai spacciata per “liberalizzazione” ?
    La riforma del lavoro che incrementa i contributi per chi assume a tempo determinato ?
    L’ INPS che fallirà grazie all’ accorpamento con l’INPDAP ?

    Mettiamola così: c’è un centro sinistra ed un centro destra ambedue male in arnese (il centro dx di più) ma che almeno hanno una apparente collocazione politica; un partito territoriale in difficoltà che probabilmente tornerà agli albori della sua storia soffiando nuovamente su secessione e rivolta fiscale; un movimento populista che qualche cosa interessante la dice, ma che rischia di arrivare un po’ spompo all’ appuntamento elettorale e poi ci sono degli apolidi ed alcuni vecchi arnesi della poltica “al centro”, che cercano di darsi un tono ed una visibilità, mettendosi il loden…

  6. Silvana Bononcini scrive:

    Bravo Benedetto!!

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