PD, queste primarie non sono un albergo

di MARIANNA MASCIOLETTI – Oh, finalmente. Dopo anni in cui sui principali giornali di sinistra campeggiava in pianta stabile Berlusconi, circondato da un numero variabile, ma sempre cospicuo, di fanciulle discinte, le prime pagine sono state riconquistate dal Partito Democratico.
Considerato che, fino a un anno fa, se si volevano notizie sul PD si faceva prima a chiederle a Togliatti tramite seduta spiritica che a trovarle su L’Unità, non è un progresso da poco.
Ma a cosa si deve quest’onore?

Principalmente alle polemiche che stanno dividendo (e ti pareva) il partito in questione, sul tema delle primarie. 
Primarie che, va detto a onor del vero, rappresentano oggi un fattore di dinamismo che rende il PD il partito più “aperto” e contendibile d’Italia, per lo meno tra i maggiori. Primarie che, però, rischiano di trasformarsi nell’ennesimo motivo di divisione e guerra tra bande all’interno di una compagine che è sì “aperta”, ma si trova comunque nel contesto italiano, dove la democrazia interna ai partiti rimane una chimera.

Insomma, adesso che il tempo di queste benedette primarie è arrivato, il problema sono le regole.
Che, dicono dallo stato maggiore del partito, vanno irrigidite, non importa se in corso d’opera, per evitare che vengano messi in atto, nell’assenza di limiti alla partecipazione, meccanismi poco trasparenti di “reclutamento” di votanti occasionali.
Ma, ribattono dal quartier generale di uno dei candidati, questo aprirebbe la strada a una burocratizzazione delle primarie che gioverebbe soltanto al “campione in carica” Bersani e andrebbe a svantaggiare l’ “emergente” Renzi, il quale avrebbe parecchie probabilità di batterlo, se il sistema di voto rimanesse quello delle scorse volte.

Molti, infatti, nella “società civile” come nella politica (a dimostrazione del fatto che non sono due mondi diversi e inconciliabili), pur non avendo mai votato PD, pur non appartenendo (e non volendo appartenere) a quell’area, pur non condividendo gran parte della linea di quel partito, si sono detti entusiasti della candidatura di Renzi, e pronti a sostenerlo col proprio voto alle primarie. Se venisse introdotta una pre-iscrizione in liste per poter votare, molte di queste persone sarebbero scoraggiate nel loro intento, e al sindaco di Firenze verrebbe a mancare gran parte di questo sostegno dall’esterno.

Che quest’affannarsi a piantare paletti sia, di tutta evidenza, un modo per contrastare l’avanzata di Renzi, beh, non c’è bisogno di essere consumati retroscenisti per capirlo; tuttavia, se si vuole essere del tutto onesti, bisogna riconoscere che le primarie, per mantenere una qualche serietà, non possono diventare un sondaggio d’opinione, ma devono essere un momento politico in cui gli iscritti ad un partito (o al massimo, seppure su questo punto abbiamo qualche perplessità, ad una coalizione) decidono il proprio candidato premier.

Se è vero che noi non abbiamo alcun titolo per decidere cosa debbano essere le primarie di un partito che non è il nostro, è altrettanto vero che ad esprimere il proprio “candidato alla Casa Bianca” dovrebbe essere chi della vita di quel partito, in qualche modo, partecipa, e non il primo che passa e paga (o gli pagano) un paio di euro per poter indicare un nome.

Che poi, in effetti, secondo la legge, quel “candidato” non venga direttamente eletto dai cittadini, beh, sono sottigliezze; e poi, perché disperare? A giorni potrebbe arrivarci (tra capo e collo) un’altra, ennesima bella sorpresa da una classe politica decotta che spara le sue ultime cartucce: una nuova legge elettorale. Il fatto che probabilmente sarà made in Calderoli come la precedente, va da sé, non può che riempirci di gioia. Troppa, per continuare a scrivere.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

One Response to “PD, queste primarie non sono un albergo”

  1. lodovico scrive:

    Scusi la mia ignoranza ma mi cresce un dubbio: stiamo parlando di “primarie di partito” o di ” primarie di coalizione”? E a ben guardare cosa dice la Costituzione su come si formano le maggioranze ed il loro presidente di Consiglio in Parlamento?

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