Ha vinto Romney per tre ragioni: Romney, Obama e il contesto

di UMBERTO MUCCI – Se metti le mani avanti è perché senti che stai per cadere. Avevano sostenuto che nei dibattiti Romney se la cavava meglio di Obama. Ma al quartier generale democratico nessuno si aspettava qualcosa di simile a quanto è andato in scena nel primo faccia e faccia tra i due candidati alla Casa Bianca.

Lo stupore con cui se ne parla fa parte dell’esagerazione che questa splendida, unica e libera democrazia americana presta regolarmente al racconto delle elezioni presidenziali. Ma se ogni volta si dice che è l’elezione più importante degli ultimi decenni, stavolta potrebbe essere vero. Due candidati si fronteggiano, con due idee completamente diverse su cosa sia l’America e in che direzione debba andare e in mezzo a loro c’è un dirupo nel quale il Paese rischia di finire.

Ha vinto Romney e per tre motivi.
Il primo è Romney, che studia da presidente dal 2002, da quando è stato Governatore del Massachusetts. È preparato, è convinto di se stesso, vede l’opportunità. E’ un candidato piuttosto grigio rispetto ai fuochi d’artificio di altri, ma solido. Ha vinto le primarie di un partito che tutti dicevano essere in mano ai Tea Party, lui che era l’ultimo candidato che questi avrebbero voluto. È dotato di un ottimo patrimonio personale, ha la mascella del duro e le sopracciglia del buono, cinque figli e un obiettivo: restaurare l’America vincente di Ronald Reagan. Non è affatto Ronald Reagan, ma per vincere contro l’Obama di ieri bastava Mitt Romney.

Il secondo motivo è Obama. Non è “costruito” per questi dibattiti. È un pastore che guida il suo gregge (e non a caso parlo di gregge), è l’ispiratore di emozioni e impegno, è il visionario che rifonda la storia e ne cambia gli scenari. Ma non è uno che si sporca le mani a rispondere alle accuse, ma è uno che si indigna quando, contrariamente a quel che gli è sempre capitato nella vita, si trova di fronte qualcuno che gli risponde a brutto muso, pur sempre sorridendo. È una sua liability, Romney lo sapeva e ci ha affondato i denti.

Il terzo motivo è il contesto creato in questi quattro anni attorno all’amministrazione Obama. Nessuno ha mai avuto una stampa così favorevole, una folla di sostenitori in adorazione messianica, un consenso globale così grande da fargli meritare il Nobel solo per essersi candidato. Le aspettative sono state eccezionalmente alte per quattro anni interi, e per il principio di coerenza più le cose andavano male (e andavano sempre peggio), più si aumentava il livello di attaccamento semireligioso a qualcuno che è pur sempre un uomo, per di più senza alcuna esperienza seria. Il risultato è che si è lasciato cadere Barack Obama dall’iperspazio, sicuri che fosse superman e cominciasse a volare, ma siccome non lo è s’è spatasciato al suolo facendosi abbastanza male e lasciando i suoi giornalisti inginocchiati con la bocca spalancata dal terrore.

Nel primo faccia a faccia, non è però successo niente di drammatico, in realtà. Obama non se l’è cavata malissimo, soffrirà un po’ nei sondaggi, ma è ancora il favorito. E’ l’incumbent e questo dà sempre molto vantaggio. Può contare su diverse soluzioni e quando si riprenderanno dallo shock i suoi consiglieri saranno avvelenati. Ha probabilmente in serbo diverse armi, che si disveleranno con l’avvicinarsi dell’election day e anche – ma non solo – nel corso dei prossimi dibattiti, che saranno due  fra i candidati Presidenti e uno fra i candidati Vice Presidenti.  È come lo sport nazionale, il football, fatto da 4 quarti e qui è finito solo il primo. Però qualcosa rischia di essere cambiato. La stampa farà più attenzione a dipingere una realtà che non esiste. La corazza di perfezione si è scalfita, qualcuno inizierà a riposizionarsi, ci saranno piccoli ripensamenti: un aggettivo, un’apertura, un commento più acido. Si rischia l’effetto valanga.

Politicamente, Romney avrà un balzo nei sondaggi perché gli indecisi, il vero terreno di battaglia, ha avuto modio di vedere la realtà delle cose: ovvero che lui è un centrista che guarda a destra, mentre l’altro è un liberal fortemente connotato a sinistra, che capisce di doversi girare anche controvoglia verso il centro. Il centro può essere scambiato facilmente con l’estrema destra, se si guardano le cose dal punto di vista in cui si trovano Obama e la stragrande maggioranza della sua amministrazione.

La mia impressione è che ieri si siano visti due candidati convinti sinceramente di essere dalla parte della ragione. La differenza che anche il linguaggio del corpo ha clamorosamente palesato, con Romney che guardava fisso il suo avversario e Obama che abbassava lo sguardo, sta nel fatto che uno dei due ha avuto il potere di fare quello che voleva e le cose sono solo peggiorate. Provateci voi a fare bella figura in un dibattito con queste premesse. E non so davvero quanto potrà andare meglio quando si parlerà di politica estera.


Autore: Umberto Mucci

Nato a Roma nel 1969, laureato in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma, ha un master in marketing e comunicazione. Si occupa di pubbliche relazioni in ambito di internazionalizzazione. Rappresenta in Italia l’Italian American Museum di Manhattan. Ha pubblicato per la rivista per italiani all’estero èItalia e per Romacapitale. Ha co-fondato e diretto la Fondazione Roma Europea.

4 Responses to “Ha vinto Romney per tre ragioni: Romney, Obama e il contesto”

  1. Piccolapatria scrive:

    Finalmente si legge qualcosa di concreto e fuori dal coro osannante.
    Se Obama non ce la facesse circa mezza Italia sarà in lacrime e griderà al complotto miliardario. Ieri sera la corrispondente finestrella di Rai3 Giovanna Botteri, era già in gramaglie, neanche avesse un parente stretto grave in ospedale!
    I “democratici” nostrani si arrabbattano sulle loro presunte primarie a far giochetti regolatori solo perchè un giovanotto di belle speranze ha osato farsi avanti con chiare e semplici parole…
    Cordiali saluti e a presto leggerla ancora.

  2. marcello scrive:

    A quando la fine del mondo?
    Ma spero che un dibattito non sposti i voti così. Se no il popolo americano rischia di non essere cambiato.

  3. Andrea B. scrive:

    In cosa sarebbe dovuto essere cambiato il popolo americano ?
    Ho una certa idea dove credo vorrebbe andare a parare una simile affermazione, ma non mi permetto ed aspetto, ringraziando in anticipo per le eventuali delucidazioni…

  4. marcello scrive:

    Che, ora che gli Usa non sono più ai primi posti e la crisi c’è stata anche da loro, dovrebbero, almeno le classi più basse e povere, apprezzare i benefici dello stato sociale.

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