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L’influenza è più pericolosa di quanto si creda. I vaccini, invece, meno

– Come ogni anno, l’avvicinarsi della stagione fredda porta con sé i primi raffreddori. Tra non molto, con l’incombere dell’inverno, arriveranno puntuali gli altri malanni stagionali a noi tutti tristemente noti: febbre, tosse, ma soprattutto influenza. L’inizio del nuovo anno scolastico e il primo abbassamento delle temperature richiamano l’attenzione pubblica su un dibattito che anima i nostri inverni ormai da decenni. Si tratta dei vaccini antinfluenzali e della discussione circa la loro efficacia.

Negli ultimi anni le teorie del complotto sui fantomatici pericoli della vaccinazione sono proliferate, per la gioia di qualche “sociopatico da tastiera” che – senza alcuna competenza scientifica al riguardo – farnetica di cospirazioni ad opera dell’industria farmaceutica e delle organizzazioni sanitarie mondiali. Evidentemente, quel che manca per contrastare la fantascienza da strapazzo che circola in rete è una corretta informazione sui reali pericoli di una malattia fin troppo sottovalutata.

Benché molte persone, ancora oggi, la confondano con una semplice febbre, in Italia l’influenza è ancora la terza causa di decesso provocato da malattia infettiva, seconda solo a patologie come l’HIV e la tubercolosi. Si stima che ogni anno in media 6-9 milioni di persone vengano colpiti dal virus dell’influenza, e di questi casi ben 8.000 trovino la morte per complicanze della malattia, una su tutte la polmonite. E’ un numero di decessi intollerabile per uno dei paesi più sviluppati al mondo, soprattutto se si considera che ogni anno gli incidenti stradali, tanto deplorati nelle pubblicità progresso e nei servizi giornalistici sulle “stragi del sabato sera”, mietono circa la metà delle vittime.

Di questi decessi l’84% si registra tra gli over 65, ma la pericolosità di questo dato si può apprezzare solo se si considera che l’Italia è il secondo paese al mondo per percentuale di abitanti ultrasessantacinquenni sulla popolazione e che la loro presenza – stando alle previsioni demografiche – andrà crescendo esponenzialmente nei prossimi anni. A rischio, tuttavia, non sono solo i più anziani: tra le categorie più esposte vi sono bambini, donne in gravidanza, medici e operatori sanitari, soggetti addetti a servizi pubblici e molti altri.

Basterebbe una vaccinazione a scongiurare epidemie o – nei peggiori dei casi – pandemie di influenza, riducendo al contempo il numero di contagi, di ricoveri ospedalieri e, soprattutto, di morti in eccesso. L’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) calcola infatti che la vaccinazione riduca del 60% la morbosità e dell’80% circa la mortalità correlate all’influenza. Inoltre, non sono da sottovalutare le perdite economiche e le ingenti spese sanitarie imputabili all’eccessiva diffusione della malattia. Si stima, infatti, che ogni individuo che contrae l’influenza perda in media 0,6-2,5 giorni di lavoro. Nella stagione 2009-2010, il nostro servizio sanitario ha speso ben 1.279.790.134 di euro per il trattamento di soggetti affetti da influenza.

Non a caso, l’Italia è ben lontana dal raggiungere gli obiettivi minimi di vaccinazione per la popolazione over 65, fissati dall’Oms a un livello minimo del 75%, con un livello ottimale del 95%. Nella stagione 2010-2011, soltanto la regione Umbria è riuscita a raggiungere il target minimo del 75% degli over 65 vaccinati. Le percentuali totali di vaccinati restano comunque estremamente basse in tutte le regioni.

A questo proposito, lo Stato e le regioni devono impegnarsi, attraverso gli strumenti a loro disposizione, a promuovere una maggiore diffusione dei vaccini. Gli igienisti italiani, riunitisi ieri a Cagliari per il loro congresso annuale, si dicono infatti preoccupati per la contrazione delle coperture vaccinali. Per puntare al raggiungimento dei target minimi, occorrerebbe una maggiore sensibilizzazione alla vaccinazione attraverso campagne informative e un abbassamento a 60 anni dell’età per la vaccinazione gratuita, sulla linea del modello americano che la prevede a partire dai 50.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che il principale ostacolo a una diffusione adeguata della prevenzione vaccinale è anzitutto di carattere culturale. Sono ancora troppi gli italiani in preda a un’irrazionale e scientificamente infondata paura della vaccinazione, scaturita dal tramandarsi per generazioni di un preconcetto fortemente ideologico nei confronti dell’industria farmaceutica. Se imparassimo a distinguere la fantascienza dalla scienza, capiremmo che l’unico vaccino che uccide è quello non somministrato.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

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