Le pulizie nelle regioni si fanno da Roma. Federalismo bye-bye

La “ristatalizzazione” dei processi politico-istituzionali, dopo una lunga fase in cui l’autonomia di regioni e enti locali ha rappresentato una sorta di valore non negoziabile e neppure ragionevolmente discutibile, non è solo la conseguenza del crollo della Lega Nord, ma anche dell’uso disordinato e parassitario che un po’ dovunque – e al Sud ben più che al Nord – la classe politica locale ha fatto della propria autonomia.

La fotografia della fine dell’equivoco “federalista” è nell’immagine dei governatori che vanno a Palazzo Chigi per chiedere al governo di mettere in riga le regioni sui costi della politica e di “abusare” benevolmente di un potere che, in teoria, non gli riconoscono ma in pratica gli concedono, implorando affinche lo eserciti, visto che loro non possono, non vogliono, non riescono…Venti regioni che chiedono a Roma di fare quello che ciascuna di loro da tempo avrebbe potuto fare da sé. Venti regioni che in nome dell’autonomia si affidano pirandellianamente all’eteronomia “salvifica” del professore.

Nel federalismo italiano c’era (e rimane) un evidente difetto di sistema e un altro, ancora più macroscopico, di qualità della classe politica. Il contenzioso fra Stato e Regioni, che la Consulta sta arginando con una giurisprudenza sempre più disinvoltamente centralistica, ha superato il livello di guardia e, visti i risultati percepiti, di tollerabilità e dunque non stupisce che il consenso che fino a poco tempo fa premiava le spinte verso il basso oggi premi chi dall’alto – ieri, ad esempio Monti – interviene per rimettere le cose a posto.

L’impressione però è che anche il neo-centralismo “moralizzatore” sia come il federalismo opportunistico una delle tante maschere di una politica trasformistica, che un po’ insegue la piazza e un po’ ne finisce inseguita ed è sempre disposta ad attaccare il ciuccio dove vuole il padrone. E poco importa che il padrone sia Bossi o Grillo, la secessione da Roma o direttamente dalla politica, l’indignazione civile onesta o l’invidia sociale disonesta.  L’importante è salvare la pelle, se non il vitalizio. La politica come l’intendenza segue, perché di suo non sa dove andare.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

4 Responses to “Le pulizie nelle regioni si fanno da Roma. Federalismo bye-bye”

  1. Pietro M. scrive:

    Il federalismo italiano, come l’Unione Europea, non possono funzionare perché la periferia non è responsabile.

    Il federalismo vero richiede:

    1. Autonomia fiscale pressoché totale = tutte le spese derivano da tasse locali. L’autonomia fiscale degli enti locali è ridicola, sarà sotto il 40%. Gran parte delle entrate sono trasferimenti. Questo problema ancora non c’è a livello UE, ma presto arriverà se si continua ad accentrare potere a Bruxelles. I Founding Fathers americani, che stupidi non erano, non hanno pensato a nulla di simile.

    2. Responsabilizzazione finanziaria = ogni volta che un ente locale non può pagare i debiti, deve fallire. Questo problema è comune sia agli enti locali italiani che all’Unione Europea, e presto produrrà la necessità di eliminare ogni forma di autonomia fiscale e finanziaria degli stati membri tanto quanto degli enti locali. La logica è identica. Ancora una volta, i Founding Fathers, che non erano cretini, non hanno mai pensato a qualcosa del genere. Diversi stati e grandi città USA sono fallite senza intervento del Tesoro federale, e mentre nel XIX era la regola, ancora oggi è abbondantemente vero.

    3. Esiste una eccezione alla completa autonomia finanziaria, che può avere finalità redistributive senza compromettere il decentramento. Sono i rimborsi a benchmark: chi spreca non può ricevere più soldi perché l’ammontare del trasferimento è deciso dai più efficienti. E’ l’idea dietro la sanità italiana, ma è amministrativamente difficile da realizzare. Di fatto, le regioni in deficit oggi hanno il dovere di aumentare le tasse, e ciò è una forma di responsabilizzazione.

    Purtroppo, i Founding Fathers sono morti, e oggi abbiamo gli euroburocrati in Europa e il federalismo dei leghisti in Italia. Combiniamo cioè il peggio dei due mondi, il centralismo e il decentramento.

  2. Carmelo Palma scrive:

    Il federalismo italiano è nato storto non solo sotto il profilo fiscale, ma anche sotto quello istituzionale. La legislazione concorrente tra Stato e Regioni su un numero altissimo di materie ha creato conflitti che non sono stati sempre e solo di soldi, ma sempre e comunque di potere. Più in generale, al federalismo italiano è però mancata una classe politica locale con una cultura vera di autogoverno e con una capacità minima di autocontrollo. E questa è la mancanza peggiore. Il ritorno al pan-centralismo non è detto che garantisca un recupero di efficienza in sede locale, anzi.

  3. Edoardo scrive:

    ABOLIZIONE DI COMUNI,REGIONI,ED PROVINCIE,ED LA LORO SOSTITUZIONE CON MACROREGIONI ED PIANI DI STABILITA ED REGOLATORI CHE SIANO STUDI DI SETTORE SULLE CAPACITA AMBIENTALI,ECONOMICHE,ED MACROECONOMICHE DI OGNI AREA DA QUELLA URBANA CHE VA RISANATA AD QUELLA PERIFERICA,RIVALORIZZANDO LE CAMPAGNE,ED LA GREEN ECONOMY,ED IMPOSTANDO UNA NUOVA TIPOLOGIA URBANISTICA,RIQUALIFICANDO ALCUNE AREE ED DIMINUENDO LA CEMENTIFICAZIONE,VUOLE ALLO STESSO TEMPO ANCHE LOTTARE CONTRO LA GRANDE CRIMINALITA DELLE PERIFERIE DEGRADATE.

    https://www.facebook.com/groups/146461658832893/

  4. Edoardo scrive:

    cmq bell’articolo…ma bisogna anche abolire i Comuni oltre le regioni

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