Lo sciopero: tutela per qualcuno, a danno di tutti (in primis i meno abbienti)

di PIERCAMILLO FALASCA – Lo sciopero dei trasporti pubblici locali è ormai una pratica inadeguata, non più qualificabile semplicemente come il diritto dei lavoratori a “segnalare” – attraverso l’astensione dalla propria opera – l’importanza delle loro istanze e rivendicazioni al datore di lavoro. I disagi provocati ai cittadini dallo sciopero di martedì 4 ottobre – emblematici quelli occorsi ai milanesi – pongono in modo evidente la necessità di un ripensamento profondo del senso e del valore di un diritto fondamentale, che in passato ha fatto da baluardo imprescindibile della libertà sindacale. Persino un autorevole esponente di sinistra come il sindaco Giuliano Pisapia avverte oggi l’opportunità di una riflessione sulla “convivenza tra diritti dei lavoratori e degli utenti.

Il caos di martedì è stato con buone probabilità aggravato da cattive applicazioni delle “regole d’ingaggio” dello sciopero, dal rispetto del servizio nelle fasce protette alla solita informazione deficitaria, passando per la baraonda scoppiata tra i passeggeri dopo che qualcuno aveva azionato la leva di emergenza di un treno sulla linea 1 della metropolitana, bloccando il traffico sui binari. Ma contingenze a parte, sulle quali l’Autorità di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali ha intrapreso una verifica, il grande quesito è evidentemente la congruità dello sciopero, in un settore vitale come quello del trasporto urbano, come strumento di negoziazione sindacale. E’ il rispetto dei lavoratori e della persona umana – di tutti i lavoratori e di tutte le persone umane – che dovrebbe far riflettere: il disagio arrecato ai pendolari, a chi deve conciliare lavoro e cura della famiglia, agli anziani con difficoltà motorie, ai turisti e a chiunque altro, è troppo elevato. Lo sciopero dei servizi pubblici locali, in un Paese in cui il taxi è un bene di lusso, danneggia soprattutto i redditi medi e medio bassi, oltre a rappresentare un evidente violazione del patto fiscale tra cittadini e Stato, trattandosi di servizi per buona parte coperti dalle tasse.

Post scriptum. Qualcuno bollerà questa riflessione come antidemocratica, irrispettosa, scandalosa. Eppure, attraverso la libera discussione, si può forse favorire il graduale adeguamento dei diritti sociali e delle loro modalità di esercizio al tempo che si vive.

Post post scriptum. E’ interessante leggere ciò che Bruno Leoni scriveva, a proposito del diritto di sciopero, sulle pagine del Sole 24 Ore nel 1965.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Lo sciopero: tutela per qualcuno, a danno di tutti (in primis i meno abbienti)”

  1. lodovico scrive:

    Una falla nella Costituzione Italiana. Ma per Bersani è la “più bella Costituzione del mondo” ed anche per Napolitano. E allora: giù la testa.

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