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Costi della politica locale, qualche numero e qualche sorpresa

– Quando parliamo di costi della politica per regioni e enti locali, di cosa parliamo?
Parliamo, oltre che di un fenomeno politico e ormai di un tema di costume e di malcostume, essenzialmente di un insieme di dati. Dati ordinariamente registrati nell’ambito del sistema SIOPE, che rileva gli incassi e i pagamenti effettuati da tutte le amministrazioni pubbliche, attraverso una codifica uniforme per tipologia di enti. In questo ambito sono rilevate, attraverso specifici codici gestionali, le spese per il funzionamento degli organi istituzionali di regioni province e comuni.

Una base informativa comune è necessaria per comprendere la natura, le dimensioni e le proporzioni di uno “scandalo” che quasi sempre è più piccolo (o più grande) di come lo si rappresenta. Informazioni sommarie e imprecise spingono ad approssimazioni ed eccessi sia chi gioca antipoliticamente all’attacco, sia chi gioca politicamente in difesa, e inquinano una discussione che, di per sé, l’opacità incattivisce, spingendo al sospetto e al pregiudizio.

Per far luce su dati certamente non rappresentativi dell’insieme dei costi del mercato del consenso (il quale passa anche da una legislazione corriva e da un’amministrazione compiacente con le esigenze della politica) ma comunque accertati e dunque più eloquenti di qualunque approssimativo si dice, ieri Benedetto Della Vedova ha chiesto al Governo, nell’ambito del question time alla Camera, di chiarire

“a quanto ammontino rispettivamente i pagamenti, rilevati negli anni 2006, 2007, 2008, 2009, 2010 e 2011, relativamente ai codici gestionali: 1101 – Regioni (dato nazionale e per singola Regione); 1325 e 1326 – Enti locali (dato nazionale e per comune capoluogo di Provincia), anche in rapporto al totale delle spese di parte corrente sostenute dalle amministrazioni in oggetto (dato nazionale e per Regione, per il codice 1101; dato nazionale e per comune capoluogo di Provincia, per i codici 1325 e 1326). (1)

Il Ministro Giarda ha consegnato la documentazione relativa all’ultimo triennio, da cui emerge come dato nazionale che tra il 2009 e il 2011:

per i comuni la spesa complessiva è passata dai 647,4 milioni ai 594,5 milioni (-8,17%), con una incidenza sulla spesa corrente degli enti considerati che è scesa dall’1,29% all’1,15%;
per le province la spesa complessiva è passata dai 111,8 milioni ai 112 milioni (+ 0,18%), con una incidenza sulla spesa corrente delle province italiane che è salita dall’1,29% all’1,33%;
per le regioni la spesa complessiva è passata dai 913 milioni ai 895 milioni ( – 1,97 %), con una incidenza sulla spesa corrente delle regioni che si è ridotta dallo 0,63% allo 0,59%.

Il “costo della politica” locale nel 2011 ammontava dunque a poco più di 1,6 miliardi di euro.

Rispetto al complesso delle Regioni italiane il Lazio si conferma essere quella che più ha aumentato sia in termini assoluti che percentuali le spese per il funzionamento degli organi istituzionali, passando tra il 2009 e il 2011 dai 45,4 ai 65,7 milioni, pur non essendo, neppure tra le regioni a statuto ordinario, quella con il più alto rapporto tra spese politico-istituzionali e la spesa corrente. Peggio del Lazio sotto questo profilo fanno infatti l’Abruzzo, la Basilicata, la Calabria, la Campania, la Liguria, le Marche, il Molise, la Puglia e l’Umbria (ordine alfabetico). Va però detto che le regioni meno popolose tendono naturalmente a presentare un rapporto più sfavorevole tra le spese istituzionali e il complesso della spesa corrente, in considerazione del fatto che il numero degli eletti e dei membri delle giunte non è fissato in misura rigidamente proporzionale alla popolazione della regione (lo stesso vale per gli enti locali). Se così fosse ad esempio la Basilicata dovrebbe avere più o meno un decimo dei consiglieri, degli assessori, e dei gruppi consiliari  del Lazio, il che, ovviamente, sarebbe impossibile.

Tra le regioni a statuto ordinario, più virtuose secondo questo indice al primo posto vi è la Lombardia (0,24%), al secondo la Toscana (0,31%), al terzo il Piemonte (0,36%) e al quarto il Veneto (0,41%). Complessivamente le regioni più virtuose sono quelle del centro-nord e le più sbilanciate quelle del centro-sud, sia a statuto ordinario che autonome.

Interessante è anche considerare il costo pro-capite di funzionamento degli organi istituzionali. La Puglia di Vendola spende circa 44 milioni di euro avendo una popolazione di poco inferiore ai 4,1 milioni. L’Emilia Romagna di Errani con 4,4 milioni di abitanti spende 37,4 milioni. Il che significa che la Puglia, in rapporto alla popolazione, spende 10 milioni in più dell’Emilia Romagna. Ne dovrebbe spendere, se il costo pro-capite fosse pari a quello emiliano, circa 34.

Altro esempio. La Calabria è per popolazione poco più della metà della Toscana (2 milioni di abitanti contro 3,7). Eppure spende esattamente il doppio, 50,1 milioni contro 25,5. Il che significa che in rapporto alla popolazione spende quasi quattro volte più della Toscana, malgrado abbia ridotto le spese di oltre un terzo dal 2009 ad oggi.

Per quanto riguarda i dati relativi a tutti i comuni capoluogo di provincia, ci limitiamo ad alcune impressioni, che non hanno alcuna ambizione di analisi e rimandiamo per ulteriori riflessioni alle tabelle allegate. Per le spese di funzionamento degli organi istituzionali se Napoli, in rapporto alla popolazione, spendesse quanto Milano, dovrebbe spendere 1,5 milioni in meno (2,4 contro 4,1). Questa sproporzione è rimasta costante dal 2009 al 2011 malgrado entrambe abbiano tagliato molto le proprie spese, per complessivi 5 milioni di euro.

Confrontando invece Torino e Palermo si vede come lo sforzo del capoluogo sabaudo sia stato negli ultimi anni molto più deciso con il taglio di oltre 1,4 milioni di spese per gli organi istituzionali, contro i 400 mila del capoluogo siciliano. Il risultato è che Palermo, che è poco più di due terzi di Torino, spende tra le due e le tre volte in più  in rapporto alla popolazione.

Queste impressioni conducono ad alcune conclusioni assai poco “concludenti”, ma utili per proseguire la discussione.

In primo luogo è evidente che la sensibilizzazione politica sul tema non dipende dalle sue dimensioni quantitative. La spesa politica locale si è negli ultimi anni ridotta, sia pure in modo disuguale e più per effetto del patto di stabilità finanziaria che per la resipiscenza della classe politica locale. In secondo luogo, è chiaro che le grandi differenze e sproporzioni che si possono osservare non corrono lungo la linea destra/sinistra, ma lungo quella nord/sud, come accade per tutte le principali e più dolorose “fratture” italiane. In terzo luogo occorre prendere atto che la cronaca politica, inseguendo i casi scandalistici e giudiziari, non sta aiutando a comprendere le dimensioni di sistema di un problema, che non è solo di malcostume e di malaffare, ma in primo luogo di efficienza del sistema politico e del “mercato elettorale.”

A questo link la tabella relativa ai dati di tutte le Regioni italiane

A questo link la tabella relativa a tutti i comuni capoluogo di Provincia

(1)
Al codice gestionale 1101 – Regioni – corrispondono le “spese per il funzionamento degli organi istituzionali della Regione/Provincia autonoma e per il funzionamento autonomo del Consiglio provinciale, e relativi oneri riflessi. Comprende le spese per l’acquisizione di prestazioni da parte dei soggetti la cui relazione con l’Ente non è riconducibile ad un rapporto di lavoro dipendente o autonomo, ma deriva dall’appartenenza agli organi istituzionali: Indennità di carica e di missione ai componenti del Consiglio regionale, della Giunta, del Presidente della Giunta, spese di funzionamento dei gruppi consiliari, compensi derivanti dalla partecipazione dei componenti degli Organi istituzionali alle riunioni degli Organi, se spettanti, ecc.;.”

Ai codici gestionali 1325 – Spese per gli organi istituzionali dell’ente, Indennità – e 1326 – Spese per gli organi istituzionali dell’ente, Rimborsi – Enti locali – corrispondono, rispettivamente, “le spese per l’acquisizione di prestazioni da parte dei soggetti la cui relazione con l’Ente non è riconducibile ad un rapporto di lavoro dipendente o autonomo, ma deriva dall’appartenenza agli organi istituzionali: Indennità di carica ai componenti del Consiglio comunale, della Giunta, del Sindaco, dell’Organo di revisione economico finanziario, compensi derivanti dalla partecipazione dei componenti gli Organi istituzionali alle riunioni degli Organi, se spettanti, oneri riflessi, ecc.” e le “spese derivanti dal rimborso spese sostenute dai componenti degli organi istituzionali – se spettanti, ad esempio per l’espletamento di attività di servizio al di fuori della sede di lavoro dei componenti gli Organi istituzionali”


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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