Per il Censis inizia l’era “Biomediatica”

Il notevole sviluppo di Internet, il web 2.0, i social network, la miniaturizzazione dei dispositivi hardware e la proliferazione delle connessioni mobili hanno esaltato il primato del soggetto.

L’individuo si specchia nei media (ne è il contenuto) creati dall’individuo stesso (che ne è anche il produttore). Siamo noi stessi a costruirci i nostri palinsesti multimediali personali, tagliati su misura in base alle nostre esigenze e preferenze. E noi stessi realizziamo di continuo contenuti digitali che, grazie a Internet, rendiamo disponibili in molti modi.

L’autoproduzione di contenuti nell’ambiente web privilegia in massima parte l’esibizione del sé: l’utente è il contenuto. La diffusione delle app per smartphone e il cloud computing rafforzano la centratura sull’individuo del sistema mediatico.

Le macchine diventano sempre più piccole e portatili, fino a costituire solo un’appendice della propria persona: un prolungamento che ne amplia le funzioni, ne potenzia le facoltà, ne facilita l’espressione e le relazioni, inaugurando così una fase nuova.

È l’era biomediatica, in cui diventano centrali la trascrizione virtuale e la condivisione telematica delle biografie personali.

E’ quanto emerge dal 10° Rapporto sulla comunicazione dell’Uci/Censis, che si chiama, appunto, “I media siamo noi. L’inizio dell’era biomediatica”

Il Censis conferma l’espansione di Internet, il mezzo con il massimo tasso di incremento dell’utenza tra il 2011 e il 2012 (+9%), arrivando al 62,1% degli italiani (erano il 27,8% dieci anni fa, nel 2002). Il dato sale nettamente nel caso dei giovani (90,8%), delle persone più istruite, diplomate o laureate (84,1%), e dei residenti delle grandi città, con più di 500.000 abitanti (74,4%).

Gli iscritti a Facebook passano dal 49% dello scorso anno all’attuale 66,6% degli internauti, ovvero il 41,3% degli italiani e il 79,7% dei giovani: praticamente un italiano su due.

YouTube, che nel 2011 raggiungeva il 54,5% di utenti tra le persone con accesso a Internet, arriva ora al 61,7%, pari al 38,3% della popolazione complessiva e al 79,9% dei giovani.

Nel corso dell’ultimo anno, il 37,5% di chi usa lo smartphone ha scaricato applicazioni e il 16,4% lo fa spesso. Soprattutto giochi, ricercati dal 63,8% di chi scarica app, meteo (33,3%), mappe (32,5%), social network (27,4%), news (25,8%) e sistemi di comunicazione (messaggistica istantanea e telefonate tramite Internet: 23,2%).

L’era biomediatica, però, fa una vittima: la privacy. Secondo il Censis, il 75,4% di chi accede a Internet ritiene che esista il rischio che la propria riservatezza possa essere violata sul web. Si teme che chiunque possa pubblicare nei social network contenuti e immagini che ci riguardano (45,3%), la registrazione da parte dei motori di ricerca dei percorsi di navigazione (23,5%), la possibile acquisizione di informazioni personali da parte delle applicazioni e l’utilizzo a scopi commerciali (21,4%), i sistemi di geolocalizzazione (14,7%). Il 54,3% degli italiani pensa che sia necessario tutelare maggiormente la privacy per mezzo di una normativa più severa che preveda sanzioni e la rimozione dei contenuti sgraditi.

Ma c’è un 29,3% di cittadini convinti che ciò sia impossibile, perché in rete non si distingue più tra pubblico e privato. Mentre l’8,9% ritiene che sia inutile proteggere la privacy, perché con l’avvento dei social network non è più un valore e la condivisione delle informazioni in rete dà maggiori benefici. Infine, il 7,6% pensa che non si corrano rischi e che le attuali regole a garanzia della privacy siano sufficienti.

A proposito del diritto all’oblio su Internet, una grande maggioranza dei cittadini (il 74,3%) è favorevole: ognuno ha il diritto di essere dimenticato e le informazioni personali sul nostro passato, se negative o imbarazzanti, dovrebbero poter essere cancellate quando non sono più asservite al diritto di cronaca.


Autore: Luigi Quercetti

Nato nel 1980, abruzzese, giornalista, papà, laureato a sua insaputa. È stato redattore dell’agenzia di Stampa Asca e collaboratore de Il Messaggero e Italpress.

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