– Un ordine del giorno approvato dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive prevede il divieto di fumo negli stadi. Per rendere cogente questa decisione e poter sanzionare la trasgressione del divieto, sarà con ogni probabilità necessaria una norma di legge. Disposizione che, secondo Ignazio Marino, potrebbe essere introdotta nel decreto sanità.

Modello inglese, insomma. Oltremanica già oggi è interdetta l’accensione di una sigaretta fuori dagli spazi dedicati. Aree fumatori negli stadi quindi? I buoni propositi dello stato salutista si scontrano contro le cattive abitudini della natura umana e forse anche contro le leggi dell’economia.

Partiamo dalle cattive e diffuse abitudini di noi essere umani. Non ho dati certi e certificati, ma da una prima prova empirica, in curva i fumatori che conto sono molti. Probabilmente la percentuale dei tabagisti sulla popolazione ultras è più alta della media nazionale. Dopotutto, i nostri stadi sono aperti, il ricircolo d’aria è garantito. Ci si prepara ai 90 minuti di trance agonistica con una sigaretta prima di intonare i cori. Nei momenti di maggior tensione qualche voce si interrompe per accenderne un’altra. Durante l’intervallo un altro break.

Il divieto di introdurre l’accendino allo stadio è già in vigore e nella maggioranza dei casi disatteso. La prima volta te lo sequestrano, la seconda volta capisci dove puoi nasconderlo e passi liscio i controlli. La presenza di accendini in curva non ha avuto conseguenze nefaste per l’ordine pubblico. Il tifoso in genere non ha le manie omicide che gli vengono spesso additate. Si trattiene dal lanciarlo in campo, oltre perché dotato di buon senso, anche perché è ben consapevole che una volta privatosi dello strumento perderebbe un euro e la possibilità di accendersi la sigaretta di fine partita senza dover elemosinare un po’ di gas dal vicino.

Può darsi che il divieto di fumare faccia la stessa fine. Un’inutile disposizione che verrà beatamente ignorata, salvo episodici interventi sanzionatori che verranno vissuti come costosi accanimenti della cattiva sorte dal malcapitato di turno. Dopotutto, inseguire un mozzicone acceso nella bolgia non sarà agevole per i poveri steward incaricati ed un’applicazione severa del divieto potrebbe mettere in pericolo l’ordine pubblico.

Se poi si vorranno far le cose a regola d’arte, si dovranno attrezzare gli stadi di spazi dedicati ai fumatori. Ciò aggraverebbe il paradosso di un Paese calciomaniaco ma con stadi spesso inagibili o ai limiti dell’agibilità. Chi mette i soldi per costruire spazi abilitati ad ospitare qualche centinaio o migliaio di fumatori tra la fine del primo e l’inizio del secondo tempo? Sono già pronte le topaie da riempire di ultras viziosi e fumo grigio? Procurerà più danno alla salute dei tifosi un po’ di fumo spazzato in pochi secondi dal vento o la cappa che si formerà in queste sale adibite al vizio?

La norma prevedrà qualche stanziamento per adeguare gli stadi alle nuove regole? Poniamo il caso che si riesca a far passare il vizio ai tifosi, gli stadi non predispongano luoghi idonei al fumo e gli steward riescano a garantire il rispetto della disposizione.
Si consumeranno meno sigarette, oppure meno persone sceglieranno di andare allo stadio. Le società vedranno quindi ridursi i proventi. Meno pacchetti di sigarette e meno ingressi allo stadio equivalgono anche a meno entrate fiscali. La norma che vieterà il fumo negli stadi ne terrà conto? Quale copertura finanziaria prevedrà?