Assad a L’Aia. Non in vacanza o in esilio, ma a processo

– Nel silenzio assordante dei più rispetto alla questione siriana c’è una piccola candela che ha l’ambizione di dare un po’ di luce e di speranza: si tratta dell’appello lanciato dall’Associazione radicale Adelaide Aglietta che chiede l’incriminazione di Assad e dei suoi complici presso il Tribunale Penale Internazionale.

Dalla Siria giungono poche immagini dei massacri di civili e di bambini; forse è anche per questo motivo che le nostre coscienze tendono a non guardare da quella parte. Mentre decine di migliaia di persone vengono uccise e molte centinaia di migliaia sono i profughi, dalla vecchia Europa non si levano proteste di massa. Per trovare qualche presa di posizione delle forze politiche occorre impegnarsi nella ricerca. La crisi economica globale indubbiamente preoccupa ciascuno di noi e tutto ciò che accade altrove assume contorni più sfumati. Eppure sulle coste del Mediterraneo sta avvenendo il più efferato dei massacri dei giorni nostri; non una “guerra civile” ma una “guerra ai civili”, perpetrata senza pietà da un regime sanguinario che uccide il proprio popolo.

Come fu per Slobodan Milosevic è più che mai opportuno e urgente attivare una campagna politica e diplomatica che coinvolga la giustizia internazionale, con l’obiettivo di condurre Assad e i suoi complici davanti alla Corte dell’Aja.

Ricordo le prime reazioni, timide e dubbiose, quando il Partito Radicale comincio a raccogliere le firme per l’incriminazione di Milosevic; eppure quella iniziativa fu fondamentale per processare il dittatore serbo e gli altri assassini e per dare un messaggio fondamentale ad ogni regime: i crimini commessi non saranno impuniti. Oggi, mentre le Nazioni Unite mostrano appieno la loro impotenza per i veti vergognosi di Russia e Cina, mentre le diplomazie internazionali sembrano gettare la spugne e arrendersi di fronte all’evidenza, noi (singoli cittadini, partiti, Istituzioni, Stati nazionali) abbiamo il dovere di provare questa strada, che a me pare l’unica percorribile.

Poichè la Siria non ha ratificato lo Statuto della Corte Penale Internazionale, per avviare il procedimento è necessario che sia il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a deferire Assad alla Corte per crimini contro l’umanità o per crimini di guerra. Ciò è possibile in virtù del fatto che al Consiglio di Sicurezza è riconosciuta dall’articolo 13 dello Statuto della Corte la facoltà di deferire al Procuratore una situazione in cui i crimini siano consumati anche dal di fuori del territorio e non a danno dei cittadini di uno stato contraente, ma possano considerarsi “minacce alla pace” secondo i termini del Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite.

Come sempre la pace duratura si conquista con la giustizia e non certo con le vendette dei vincitori di turno sui vinti. E’ probabile che nel giro di un tempo relativamente breve il regime siriano finirà e lascerà una scia di sangue, di cui sono anche responsabili i Governi che per decenni hanno tenuto in cantina la questione democratica del Medioriente e del Nordafrica. Il futuro democratico della Siria lo possiamo conquistare e costruire insieme a chi oggi combatte per la libertà, anche fornendo strumenti di giustizia come il Tribunale Penale Internazionale contro i crimini di guerra.

L’appello – che spero sia fatto proprio da altre forze politiche – si può sottoscrivere sul sito www.associazioneaglietta.it.


Autore: Igor Boni

44 anni, da oltre 25 militante e dirigente radicale, oggi è Presidente dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta e membro della Giunta di segreteria di Radicali Italiani. Si è occupato e si occupa di politica transnazionale; in particolare di Ex-Yugoslavia, di Russia e di Libia, soprattutto per quanto concerne l'utilizzo delle risorse energetiche e la democrazia. Appassionato di tematiche ambientali, lavora da quasi 20 anni in un Istituto della Regione Piemonte occupandosi di protezione del suolo.

4 Responses to “Assad a L’Aia. Non in vacanza o in esilio, ma a processo”

  1. Pierpaolo scrive:

    Milosevic, all’Aja, non è stato processato, ma assassinato.
    Visto il successo dell’operazione,la si vuole ripetere con Assad?
    Qualcosa, però, mi suggerisce che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non lo deferirà.
    Il modello Gheddafi sembrerebbe più adatto alla circostanza, nonostante le evidenti difficoltà di attuazione.

  2. Rocco Catalano scrive:

    Per me ha raggione Pierpaolo: Milosevich,all’Aia,non è stato processato,ma assassinato. Gli Usa intendevano costrure una loro base militare nei Balcani e sono riusciti nel loro intento staccando il Kosovo dalla Serbia. Per far questo han dovuto fare uscire di scena Milosevic. La Ponti appare orgogliosa di essere la protagonita di questo evento e non si accorge d’essere un burattino nelle mani di questi pseudo esportatori di democrazia. Gli Usa volevano ripetere la stessa cosa nella regione tibetana, ma lì hanno trvato Putin e non Milosevic!

  3. Silvana Bononcini scrive:

    Vai Igor!!! bravo!

  4. Redazione scrive:

    Cattivi USA, cattivi, brutti, scio’!
    Bello Milosevic, buono, caro, poverino.
    Yawn.

    Altro da aggiungere?

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