Tutti ladri? No, non tutti

– La Polverini …

…adesso ride, fa ciao con la mano a Francesco Storace (il quale, soddisfatto, risponde schioccando una specie di bacetto) si ravvia i capelli, guarda l’ orologio: sì, ci siamo, prende la parola. Colpo di scena. “Oggi abbiamo dimezzato le commissioni e abolito quelle speciali… Ottimo! E allora sapete cosa vi dico? Dico che se voi ve la sentite di andare avanti – alza la voce cercando un tono solenne – io me la sento!” (poi fa subito roteare lo sguardo da destra a sinistra e incontra i volti dei consiglieri che prontamente annuiscono, tutti rinfrancati, dopo aver temuto, nelle ultime ore, di dover rinunciare ai loro 13 mila euro netti al mese di stipendio).

Queste è uno stralcio di un articolo che, a firma di Fabrizio Roncone, è stato pubblicato sul Corriere della Sera del 22 settembre. Si riferisce allo scampati pericolo circa le prime, paventate dimissioni del presidente della regione Lazio.

Roncone è un giornalista autorevole e intelligente. Non usa le parole a caso, le sa usare. Quindi salta all’occhio il passaggio nel quale scrive tra parentesi “(poi fa subito roteare lo sguardo da destra a sinistra e incontra i volti dei consiglieri che prontamente annuiscono, tutti rinfrancati, dopo aver temuto, nelle ultime ore, di dover rinunciare ai loro 13 mila euro netti al mese di stipendio).”
Cosa vorrà dire?
E cosa vorrà dire quando finisce l’articolo con queste parole “Renata Polverini si alza e, teatrale, va a stringere la mano a tutti i consiglieri (risale la breve scalinata e cerca anche Esterino Montino, il capogruppo del Pd: pure lui rilassato e, come sempre, un filo charmant)”
Cosa significa il dire che tutti i consiglieri (di destra e di sinistra) pensano prima al proprio stipendio e poi alla plausibilità politica dell’assise alla quale appartengono, e cosa significa che il capo dell’opposizione è pure lui rilassato e che, per di più, è pure charmant – e in che accezione, elegante? O molle uomo di mondo disposto a qualsiasi compromesso in nome della complessità del mondo?

Di articoli di questo tenore in questi giorni ne abbiamo letti molti.
A me, a noi tutti, fa ovviamente orrore il fatto che chi ci governa sia spesso un ladro, un malfattore, un infingardo, un incompetente, un ignorante, un crasso truffatore. Ma basta questo per dimostrare che tutta la classe politica tutta sia composta solo ed esclusivamente da tale fetida genia?

La famosa festa in costume dell’EUR con maiali travestiti da maiali e maiale travestite da donne è indice della oziosità e vacuità della massa grigia di buona parte della giovane medio-alta borghesia parvenue e parassitaria di Roma Nord, e su questo siamo d’accordo, ed è anche indice della totale inadeguatezza ed improprietà politica di un giovane politico che festeggia la sua elezione ad una carica pubblica con un evento che sembra uscito da un albo fotografico di un narcotrafficante colombiano o di un ottuagenario tenutario di bordello o produttore di Hollywood – ma bastano queste fotografie per scrivere (come è stato scritto su molti quotidiani italiani, e persino su El Paìs) che queste “dimostrano” lo stato delle politica italiana e di “tutti” i suoi protagonisti?

Ho letto alcuni pezzi di bravi giornalisti che si divertivano a dimostrare che chiunque possa aver anche solo messo piede a quella festa fosse un corrotto o un idiota o un immorale. E ho letto che in quella festa, addirittura, qualcuno a provato ad allungar mani sulle donne scosciate.
Eppure… io sono stato a svariate feste di ambito giornalistico, con i migliori 35/quarantenni italiani, dove ho visto strisce di cocaina che parevano linee di un campo di calcio, e fulgidi professionisti con moglie e due o tre figli a carico allungare le mani su qualsiasi cromosoma femminile (meglio se molto giovane) fosse lì di passaggio. Basterebbe questo a dimostrare che tutti i giornalisti italiani sono cocainomani o priapisti? No, ovviamente.

E allora perché l’inverso? Perché far passare il messaggio che “tutta” la classe politica italiana è fusa nella sua propria irrimediabile volgarità e disonestà?
“Tutta l’erba un fascio” è un valore … ma a cosa porta? Fa vendere copie… ma poi, per il Paese, a cosa serve? Permette di costruire ottime campagne elettorali (tutti sono immorali tranne noi!), ma con quale credibilità?

Giuseppe Rossodivita e gli altri consiglieri radicali, che hanno (grazie!) scoperchiato il pentolone del malaffare immondo e dello sperpero di soldi pubblici nella Regione Lazio, cosa avranno provato leggendo che “tutti” i consiglieri hanno gioito pensando solo al proprio stipendio? E siamo sicuri che in tutto il consiglio della Regione Lazio tutti siano, indistintamente, ladri? E che per sineddoche (come hanno implicitamente fatto intendere molti articoli) lo siano tutti i politici italiani?

Conosco un capogruppo di un partito italiano che in 18 mesi ha speso meno di 1800 euro (in totale) in spese personali e di rappresentanza – è una mosca bianca? Lo vogliamo fare santo? Staccargli una mascella e farne una reliquia in una cattedrale? O dimostra che se ce n’è uno, forse ce ne sono molti?

Io non credo siano tutti ladri, ma credo che il “tutti ladri” sia il tema di massima audience della storia della nostra cultura di massa. I ladri sono il massimo benefit della nostra industria culturale. Come i cliché e gli stereotipi. Ma le differenze esistono, ed è, quindi, eticamente esiziale azzerare la politica in nome dell’incapacità di fare dei discrimini.

Sembrerebbe pensarla così anche la giovanissima capogruppo del PDL alla regione Lazio, Chiara Colosimo. Ha dichiarato che vuole rimanere in politica, ha 26 anni e questo è il suo “mestiere”.
Per riflettere e far riflettere sulla sua propria onestà intellettuale e politica ha pubblicato (su Facebook e sul suo sito ufficiale) questa preghiera. Sì, avete letto bene, è una preghiera: la preghiera del politico.

“Ho quasi paura, Signore, a dire che mi occupo di politica. Paura, ma non vergogna.
Quando ho iniziato a percorrere questa strada, sapevo che non sarebbe stato facile, sapevo che sarei stato esposto a critiche, e sapevo anche che non avrei risolto tutti i problemi del mio paese.
Ero un ottimista, con i piedi per terra con tanti sogni in tasca e il proposito di non scendere a compromessi. Mai
Oggi sono lo stesso uomo, ma ho paura perché quello del politico è un lavoro che puzza d’inganno, un servizio in sospetto di furto. Eppure so che non è così. Non è così per tutti.
Lo so per me e per tanti – alleati avversari – che senza apparire, senza fare carriera, senza succhiare privilegi, le mani se le sono consumate ma non sporcate.
Ho paura perché il nome della politica è infangato ogni giorno e il bene comune ha lasciato il posto all’interesse privato, all’arrivismo di piazza, al consenso usa e getta.
Forse anche tu, Signore, sospetti di me? Credo di no. Tu mi scruti e mi conosci. Sai distinguere i cuori e non confondi il bene col male.
Per questo, con fiducia e significativo rimasuglio di ottimismo, ti chiedo di farmi vincere non le elezioni, ma la tentazione di arrendermi.
Donami il tuo coraggio, Signore, per mettermi al servizio dei fratelli. Anche oggi. Anche domani. Fino a quando tu vorrai”

Chi sarebbe l’autore di questa preghiera? Nel sito della Colosimo leggiamo che è, nientemeno, Thomas More, ossia Tommaso Moro. Ma come può essere? E’ scritta così piatta, e poi ai tempi di Thomas More non c’erano le elezioni!
E infatti ravanando si scopre che questa poesia è stata presa da un libro di preghiere raccolte on line dal titolo “Hai un momento, Dio. Preghiere nate e cresciute sul web“.

E allora perché scomodare un monumento della filosofia politica come Thomas Moore (che è pure santo)?
Perché molti politici italiani, spesso, più che furbi, sono ignoranti come capre. Altro male endemico della nostra società. E chi è ignorante è per statuto inadeguato e – se ce la fa – prima o poi lo tiran giù. Giustamente.
Ma non facciamo di tutta l’erba un fascio.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

3 Responses to “Tutti ladri? No, non tutti”

  1. Matteo Mainardi scrive:

    Fortuna che ancora qualcuno difende la verità facendo presente che non sono tutti uguali! Grazie a Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo della Lista Bonino-Pannella nel Lazio.

  2. enzo51 scrive:

    Grazie!!
    ma a quando chi,posto in incarichi apicali (e non solo i politici),pescato a rubare e a malversare impoverendo il popolo viene destituito dall’incarico e messo in galera con contestuale confisca di almeno metà del patrimonio accumulato?

    Due galantuomini di questo Paese – Falcone e Borsellino – avevano capito che per sconfiggere la mafia o almeno contenerla bisognava colpirli nel portafoglio.

    Perchè non estendere questa legge che ha dato copiosi frutti nel combattere il fenomeno mafioso anche a chi viene pescato con le mani nel Sacco (non solo di Roma ma dell’intera Nazione)?

    Per quale motivo ,quando vanno in pensione questi soggetti percepiscono la stessa mortiplicata per 10 volte almeno una pensione “normale” ?

    I loro “stomaci” sono per caso diversi?

    Credo che gli italiani quando prima da “armati di santa pazienza” perderanno la pazienza con le conseguenze del caso;non è auspicabile ma il ladrocinio e il cinismo è tale da paventare quanto prima sommosse mirate a fare piazza pulita di questo letamaio!

  3. Patrizia Tosini scrive:

    Il problema, insomma sarebbe scegliere un governante ignorante, ma onesto o uno colto, ma ladro ? No, sono per lo più entrambe le cose, ogni dubbio è fugato !
    In effetti, l’adagio “sono tutti uguali” ci fa orrore, ma i “diversi” sembrano sempre più “mosche bianche” … O tempora, o mores (e non lo diceva Tommaso Moro !) !

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