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Libertiamo è una rivista scientifica. A sua insaputa

Tra le migliaia di riviste scientifiche (anzi, per la precisione, tra quelle dei settori non bibliometrici, cioè le scienze umane e sociali ) censite dall’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario) Libertiamo fa bella mostra di sé. Compare anche – al primo posto, che disdetta – tra quella decina che il sito Roars  – Return On Academic ReSearch utilizza per spiegare il carattere non propriamente scientifico della classificazione. Che dire? C’hanno ragione da vendere quelli di Roars, e torto marcio quelli dell’Anvur.

Poiché le pubblicazioni sulle riviste, per così dire, accreditate rilevano ai fini della valutazione della ricerca e per la definizione delle leggendarie “mediane” per le abilitazioni nazionali (sono in gioco le cattedre, mica la gloria), c’è poco da scherzare. E quindi ci tratteniamo dallo scherzare su di un equivoco di cui non siamo partecipi, ma vittime, accanto a Suinicultura, Yacht Capital ed Evangelizzare, per non dire del Sole 24 ore e di molte altre testate periodiche e quotidiane che scientifiche non sono, ma serie, per la gran parte e ciascuna a suo modo, certamente sì.

La ragione per cui siamo finiti in questo elenco è burocratica e quindi, per definizione, tanto banale quanto diabolica. L’Anvur, a quanto pare,  si è limitata a ordinare le decine di migliaia di autocertificazioni con cui ricercatori e docenti italiani hanno in questi anni “creativamente” attestato la propria produzione scientifica. Siamo insomma diventati una rivista scientifica a nostra insaputa per mano di uno studioso ignoto. E ce ne dispiacciamo alquanto, perché così finiamo pure in un secondo elenco lunghissimo e sbagliato, quello degli “a mia insaputa”, che non gode giustamente di buona stampa né di grande credito.

Ps: Per amore della precisione, a differenza di quanto scrive Roars, il direttore di Libertiamo sono io, non Benedetto Della Vedova. E’ scientificamente dimostrabile.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

18 Responses to “Libertiamo è una rivista scientifica. A sua insaputa”

  1. Claudio La Rocca scrive:

    Una precisazione: non si tratta di “decine di migliaia di autocertificazioni con cui ricercatori e docenti italiani hanno in questi anni ‘creativamente’ attestato la propria produzione scientifica”, ma semplicemente della banca dati del Miur-CINECA dove i docenti hanno registrato le proprie pubblicazioni, sia quelle di carattere scientifico che quelle di carattere pubblicistico o divulgativo. Qualche docente avrà scritto su http://www.libertiamo.it e avrà registrato questo tra i sui scritti. Pienamente legittimo e previsto. E credo non possa non farvi piacere.
    Dunque niente autocertificazioni creative. Siete diventati rivista scientifica a vostra insaputa per mano dell’ANVUR, non dello studioso ignoto. Su quei dati l’ANVUR avrebbe dovuto operare una selezione che ha operato male. Ne ha esclusiva responsabilità.

    Questo per correttezza e perché con gli “a quanto pare” non si va da nessuna parte.

  2. ermes scrive:

    Faccio una domanda “retorica”,per l’unica rivista fra quelle citate che secondo me ha un motivo di stare nella lista : un ricercatore o professore in zootecnia,magari specializzato in allevamento di maiali dove dovrebbe pubblicare?

  3. Andrea Zhok scrive:

    Giusto. Una sola osservazione. Che i “ricercatori e docenti italiani hanno in questi anni “creativamente” attestato la propria produzione scientifica” è espressione scorretta. Il database che l’Anvur ha ritenuto di utilizzare, cioè il sito Cineca, non esige che si introducano solo pubblicazioni di natura scientifica, bensì tutto ciò che può contribuire a delineare il curriculum di un docente. Dunque in tale database potevano ben apparire scritti su riviste non scientifiche. Il punto è che il compito istituzionale dell’Anvur era proprio quello di fare selezione accreditando le riviste ritenute davvero di natura scientifica e scartando le altre. E’ questo ultimo passaggio, la cui responsabilità ricade esclusivamente sull’Anvur, che ha prodotto quella lista ridicola di pubblicazioni scientifiche. Giusto per evitare di dare fiato allo sport nazionale di screditare l’università italiana e chi ci lavora.

  4. Andrea Zhok scrive:

    Non ho il piacere di conoscere “Suinicultura”, ma a occhio e croce non mi pare abbia un comitato scientifico, né un indirizzo scientifico, né una procedura di revisione scientifica dei testi da parte di pari (peer review). Se le cose stanno così non può rientrare nella definizione di ‘rivista scientifica’, per quanto possa avere moltissimi altri pregi.

  5. Francesco scrive:

    evviva il direttore scientifico!

  6. Carmelo Palma scrive:

    Un po’ di precisazioni per noi profani. Il Cineca è la piattaforma del Miur in cui tutti i docenti e i ricercatori strutturati e non strutturati nell’università italiana registrano la propria “produzione”. Trattandosi di un sito del Miur dovrebbero – e così, mi si assicura, molti logicamente fanno – registrare una produzione di natura scientifica e non pubblicistica (non che l’una sia seria e l’altra no, ovviamente: noi di Libertiamo siamo pubblicisticamente serissimi, ma assai poco scientifici sia nei fini che nei mezzi). Sono d’accordo (l’ho scritto): l’errore fatale è stato dell’Anvur e probabilmente l’assenza di regole più selettive a monte, per la registrazione della produzione scientifica al Cineca, ha reso difficile o impossibile aggiustare le cose a valle. Non metto neppure in dubbio che molti abbiano registrato pubblicazioni, per così dire, divulgative in perfetta buona fede, ma ci vuole comunque una buona fede abbastanza creativa o sventata per mettere su di una piattaforma del Miur produzioni che non hanno nessuna relazione nè con l’università, nè con la ricerca.

  7. Andrea Zhok scrive:

    Gentile dott. Palma,

    premesso che chi le scrive non ha mai scritto sul Sole24ore o su Airone (tutte riviste scientifiche secondo Anvur) e che, in ogni caso, anch’io sarei stato propenso a non introdurre pubblicazioni di natura non strettamente scientifica sul Cineca, resta il fatto che l’Anvur sta cercando di scaricare la propria inadeguatezza nello svolgere il compito assegnatogli sul database (che loro hanno scelto di usare) e sui costumi di pubblicistica dei docenti (discutibili talvolta, ma legittimi).
    Questo sembra a molti francamente intollerabile.
    Tenga anche presente che le conseguenze implicite in questa redazione di liste sono vaste. Da un lato si scredita l’intera procedura di valutazione appena avviata, frustrando i molti che ritengono che la valutazione del corpo docente sia cosa altamente opportuna. Dall’altro spinge la futura attività di ricerca in direzioni disastrose: se articoli su importanti riviste scientifiche internazionali (che costano mesi se non anni di lavoro) e articolesse sulla rivista della diocesi locale (ve ne sono almeno tre in lista) valgono in egual misura, credo che sia prevedibile in quale direzione si induce il ricercatore a lavorare.

  8. Milly Roscino scrive:

    Concordo con La Rocca. L’ANVUR ha utilizzato criteri assolutamente “casuali” ed arbitrari nel vaglio delle pubblicazioni inserite nei siti docente creando peraltro disparità inaccettabili. Giusto per limitarsi alla questione delle pubblicazioni on line si dà il caso ad esempio che ad alcune riviste di riferimento nel mio campo (Archeologia) come i Fasti archeologici non sia stata riconosciuta la classe A. Chi controlla i controllori?

  9. Carmelo Palma scrive:

    Gentile Prof. Zhok,
    sono d’accordo con lei sulle conseguenze. Per questo penso che, per prevenirne di peggiori, lo “scandalo” sia stato opportuno. Non penso affatto che vadano colpevolizzati solo docenti e ricercatori, ma per giungere a questo risultato, sono in tanti ad essersi sbagliati o, come si dice, ad averci marciato. Tanto a monte, quanto a valle.

  10. Vincenzo P. scrive:

    Una precisazione su cio’ che scrive Carmelo: per quanto riguarda le valutazioni per l’accesso alla prima fascia, vista la situazione economica, è probabile che ci sia in gioco piu’ la gloria delle cattedre (almeno in diversi Atenei). Perdonatemi la battuta…

  11. Milly Roscino scrive:

    Anche con l’accesso alla seconda non si scherza. Dove sono i budget per i concorsi?

  12. Antonio Banfi scrive:

    La redazione di ROARS si scusa per l’errore sulla direzione di Libertiamo. Inseriremo una nota di correzione.
    Cordiali saluti,
    A. Banfi

  13. Andrea Zhok scrive:

    Gentile dott. Palma,

    non voglio entrare in alcuna polemica, perché mi parrebbe inopportuno e perché probabilmente condividiamo molte opinioni.

    Tuttavia, mi scusi, ma sono allergico alle approssimazioni. Lei scrive “per giungere a questo risultato, sono in tanti ad essersi sbagliati o, come si dice, ad averci marciato. Tanto a monte, quanto a valle.”

    Questo mi pare, come dire, un poco vago, diciamo pure un poco incline al populismo medio che ha popolato i giornali italiani negli ultimi anni sul tema università (“è-tutto-un-magna-magna-sono-tutti-corrotti-il-più-pulito-c’ha-la-rogna-ecc.-ecc.”)

    Premesso che è noto che vi sono state disfunzionalità nel sistema di reclutamento universitario e che ciò ha portato (episodicamente) a situazioni di scelte scandalose, tutto ciò qui è irrilevante.

    Il punto delle liste è 1) come sono state redatte, e 2) a cosa servono. Sui problemi suscitati da 2) siamo d’accordo, mi pare. Sui problemi legati a 1) lei chiama in correo, come fa l’Anvur, docenti e ricercatori. Perché? Su quale base?

    Se il punto è quello dell’aver inserito pubblicazioni non scientifiche nel sito Cineca, mi pareva di aver spiegato perché ciò è accaduto, ma forse non sono stato chiaro. Ci riprovo. In molti settori tra i fattori che ‘fanno curriculum’ vi è anche l’attività divulgativa. Questa non può ovviamente sostituire l’attività propriamente scientifica, ma è un fattore che può essere considerato nella costruzione di un curriculum accademico accanto all’attività propriamente scientifica. Chi ha introdotto testi scritti non su riviste scientifiche nel sito Cineca ha semplicemente ritenuto di esporre parte della sua attività di natura divulgativa. E’ una scelta opportuna? Non lo so, ma certo è perfettamente legittima e non implica che nessuno vi abbia ‘marciato’.

    Se non è questo il problema inteso dalla sua frase, mi permetta, un po’ sibillina, allora forse dovrebbe uscire dalla genericità e spiegare quali responsabilità di docenti e ricercatori lei ha in mente.

    Cordialmente,
    AZ

  14. Carmelo Palma scrive:

    Nessuna polemica, infatti condividiamo molte opinioni e – mi pare – quelle essenziali. Sul resto, cioè sulle differenze, in base a ciò che abbiamo già scritto i lettori si possono fare agevolmente un’idea delle ragioni (o dei torti) di entrambi.

  15. Carmelo Palma scrive:

    Ah, ora giustizia è fatta :-)

  16. Milly Roscino scrive:

    Se me lo si permette, aggiungerei che la compilazione della lista delle riviste scientifiche da parte dell’ANVUR dovrebbe rispettare criteri trasparenti di oggettività e non dipendere, come hanno osservato alcuni, da quanto viene inserito sui siti docenti del CINECA. Così facendo si avvalora l’opinio communis del puntuale “autoprotezionismo” della classe accademica, oltre a rendere del tutto inutile il complicatissimo calcolo delle mediane. Come giustamente rilevato, nel sito del CINECA ciascun ricercatore o docente inserisce tutto quanto fa curriculum. Tocca all’ANVUR essere al di sopra delle parti e scremare in modo imparziale.

  17. Patrizia Tosini scrive:

    Mi dispiace, ma dissento con l’opinione espressa da alcuni che la colpa sia tutta dell’Anvur. Io sono un ricercatore universitario e non mi ha neppure sfiorato l’idea di inserire tra i “prodotti” caricati sul sito del Cineca articoli o contributi che non fossero di natura strettamente scientifica. Le mie pubblicazioni divulgative (chi non ne ha fatte, soprattutto in campo umanistico…) le ho accuratamente scartate: sono “marchette” che certo non dimostrano la mia capacità di ricerca, quindi non concorrono, a mio parere, al mio curriculum accademico. Ogni ricercatore dovrebbe fare un po’ di autocensura e assumersi la responsabilità di non inserire qualsiasi tipo di pubblicazione nella propria pagina Cineca, solo per “fare numero”. Certo, poi anche l’Anvur avrebbe dovuto fare la sua parte, scremando, con l’aiuto delle Consulte di settore, le riviste non scientifiche. Invece ha combinato questo terribile pasticcio. Ma in definitiva, la qualità è quello che conta e in ambito accademico credo che il rigore scientifico e l’avanzamento delle conoscenze debbano essere i soli criteri di valutazione di un candidato. Con buona pace di Libertiamo…

  18. Paolo scrive:

    Capisco lo scrupolo deontologico di Patrizia Tosini.
    Ma se qualcuno ha inserito pubblicazioni non pertinenti, chi altri se non l’ANVUR doveva scremarle?
    Se faccio un concorso per soli titoli e porto duecentocinquanta titoli non pertinenti, chi se non la commissione ha il dovere di cassarmeli?

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