L’approccio britannico (e conservatore) alla diffusione dell’auto elettrica

– Anche in Italia, come ha fatto fin dallo scorso anno il governo britannico, servirebbe una strategia definita e lucida per la diffusione dei veicoli elettrici e della infrastruttura di ricarica. “Il trasporto su gomma è responsabile di circa il 90 per cento delle emissioni del trasporto interno del Regno Unito“, segnala Philip Hammond, segretario di Stato per i trasporti del governo Cameron: “Ma questo esecutivo crede che il carbone sia il problema, non l’automobile. L’idea che la sola strada per raggiungere i nostri obiettivi ambientali sia quella di costringere le persone fuori dalle loro auto è un dogma pessimistico e datato“. La via che porta all’auto elettrica, nelle intenzioni dei Tories al governo, è insomma molto lontana dalla retorica dell’ambientalismo classico, più interessato a modificare i comportamenti umani che a promuovere l’innovazione tecnologica. “Tecnologie a bassa e bassissima emissione, come i veicoli ricaricabili, offrono la possibilità di ridurre le emissioni ma lasciando ad ognuno che il tipo di mobilità che vuole e di cui ha bisogno“. La chiave di volta, oltre ovviamente alla ricerca di batterie più efficienti e sicure, è nell’implementazione di un efficace sistema infrastrutturale per la ricarica. Più che alla diffusione delle colonnine in strada, la scelta di Hammond è per un modello nel quale la ricarica dei veicoli avvenga soprattutto a casa, magari di notte, distante dai picchi di domanda del giorno, insieme ad un assetto regolatorio che favorisca le aziende che intendono dotarsi di sistemi di ricarica dei veicoli aziendali (o, anche, dei veicoli privati dei dipendenti), consentendo alle imprese tenute agli impegni di contenimento delle emissioni di anidride carbonica di “scontare” dalla propria quota l’energia elettrica fornita ai veicoli.

A ben guardare, la filosofia di fondo del documento del governo di Londra è una declinazione della “big society, la visione d’insieme con cui David Cameron si è presentato agli elettori, ricevendone la fiducia: anche nel perseguimento di obiettivi d’interesse pubblico, è l’azione e l’interazione privata e diffusa la formula migliore, lasciando ai soggetti pubblici il compiti di fornire un quadro regolatorio chiaro e di rimuovere le barriere per coloro che vogliano investire, fornire o beneficiare delle nuove tecnologie.

Postilla. Il document governativo britannico chide così: “Entro il 2015, ci aspettiamo di vedere define di migliaia di veicoli elettrici nelle strade del Regno Unto, con i produttori di automobili spinti ad aumentare il numero di modelli sul mercato“. Ambiente può fare il pari con sviluppo.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “L’approccio britannico (e conservatore) alla diffusione dell’auto elettrica”

  1. Marco Galliano scrive:

    L’articolo non spiga come Cameron pensa di convincere i britannici ad acquistare auto elettriche che costano un sacco di soldi in più delle normali. Con gli incentivi, gli sconti? Chi paga gli incentivi?

Trackbacks/Pingbacks