Dopo Monti, Monti. Ma con una maggioranza vera fondata sul suo programma

di LUCIO SCUDIERO – A nessuno dei partiti della “strana maggioranza” che lo sostiene Mario Monti regalerà il lavacro del suo volto e del suo nome sui programmi elettorali.  Eppure la sua manifestazione di disponibilità è un’offerta che pochi potranno rifiutare, con il rischio che nessuno la sappia interpretare.

Il presidente del Consiglio è oggi indubbiamente il politico più popolare d’Italia. Le sue scelte di governo, la cosiddetta “agenda Monti”, definiscono un perimetro di consenso politico reale, trasversale e virtualmente maggioritario. La spinta dei partiti che oggi gli danno fiducia in Parlamento è però spesso centrifuga.

Accade per il PD, che deve fare i conti con i ‘niet’ controriformatori dell’alleato di sinistra e di una parte cospicua, seppure non maggioritaria, della sua constituency.

Valo lo stesso per il PDL, il cui sostegno a Monti nei mesi trascorsi è stato ambiguo e interessato, e così continuerebbe ad essere in una logica meramente grancoalizionista . Per Berlusconi un esecutivo a guida terza è l’unica opzione per restare in qualche modo centrale nella dinamica politica nazionale, condizionando il proprio sostegno all’inazione riformatrice su giustizia e assetto radiotelevisivo, che restano le uniche preoccupazioni del Cavaliere.

Per quei soggetti politici che dell’esperienza Monti rivendicano invece primogenitura (Casini e Fini) ed eredità (Italia Futura), la tentazione di accontentarsi del bene – un Monti-bis perimetrato in Parlamento più o meno come oggi – sarebbe arcinemica del meglio, cioè la possibilità di rovesciare a proprio netto vantaggio gli equilibri politici futuri, giocando una partita maggioritaria, di consenso, nel Paese.  Da questo punto di vista l’uscita di scena di Montezemolo è speculare e simmetrica alla discesa in campo del professore, perchè libera spazio senza lasciare il vuoto: se l’approdo finale può essere Mario Monti, Italia Futura non deve più porsi il problema della propria leadership e può apportare all’offerta politica “montiana” il valore aggiunto di una visione riformatrice autentica e priva delle riserve corporative che finora hanno irretito l’azione dell’esecutivo dentro il Parlamento.

Al “bene del Paese” non basta la disponibilità di Monti, ma serve la determinazione di chi lo sosterrebbe comunque a sostenerlo al meglio, provando a raccogliere un mandato politico il più largo possibile che renda ininfluenti l’adesione per convenienza del PdL e quella con reticenza della sinistra.  Insomma, se c’è un’occasione per costituire qualcosa che assomigli a un partito, su basi democratiche e competitive, è questa. L’ennesima chance offerta da Mario Monti all’autoriforma della politica.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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