La morale del fenomeno Renzi è che il nuovo non si inventa dal nulla

di BENEDETTO DELLA VEDOVA – La morale controintuitiva del “fenomeno Renzi” è che il giovane sindaco di Firenze può fare l’innovatore con la forza che evidentemente sprigiona proprio perché, oltre a cavalcare lo spirito del tempo, si muove nella cosa più “vecchia” e più classica della politica italiana, cioè il PD.

L’identità marcatamente partitica del Pd e perfino l’eredità novecentesca post-comunista e post-democristiana, così visibile nel partito di Bersani, garantisce a Renzi di muoversi nell’unico perimetro in cui i fondamentali della politica abbiano ancora un ruolo e la democrazia interna non sia stata soppiantata dalla cooptazione. Renzi può competere, perché nel Pd una competizione di questo tipo può essere invisa a tanti, ma non può essere stroncata sul nascere se non pagando prezzi politicamente troppo alti.  Non è un paradosso: nelle grandi democrazie europee il rinnovamento, profondo e duraturo, passa per linee interne ai partiti e poi si trasmette al governo. E’ il caso, per fare un esempio, della Gran Bretagna di Blair e poi di Cameron.

Una sfida aperta attraverso le primarie sarebbe oggi impossibile altrove, e questo segna un punto a favore di tutto il PD. Anche per Bersani, se dovesse essere lui a vincere. Ci vuole un partito per fare le primarie e non bastano le primarie per fare un partito. La spavalda carica di innovazione generazionale rivendicata da Renzi e la sua proposta – anche se appena abbozzata, il che lo indebolisce – di una sinistra riformatrice che guarda a Monti e non a Landini, sono un’occasione, non un rischio, per il PD e per la politica italiana.

Non so chi vincerà, ma la sfida di Renzi, alla fine, è un argine contro l’onda che viene avanti dal profondo dell’Italia di oggi e di ieri: la ricerca della palingenesi rivoluzionaria e l’illusione, dal Fascismo a Tangentopoli (cose diversissime, va da sé), che il problema del paese fosse tutto riconducibile ad una classe politica da cancellare senza distinzioni, salvo accorgersi vent’anni dopo che è tutto come – o molto peggio – di prima. E’ la parabola che unisce Piazza Venezia e Piazzale Loreto o, più meschinamente, quella che vent’anni fa Fiorito, ignoto eroe mediatico, occupava lanciando monetine contro i “ladri” del Palazzo, e quella che oggi lo scandalo di Palazzo della Regione Lazio istiga all’ordalia politica.

Renzi è un politico di partito che sfida la politica a rinnovarsi nei modi e nelle idee. Ma il suo successo, assoluto o relativo che sia, parla a tutti, non al solo PD.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

One Response to “La morale del fenomeno Renzi è che il nuovo non si inventa dal nulla”

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] sussulto di novità di questa fase- come scriveva Benedetto Della Vedova qualche giorno addietro –  viene non a caso dal più “vecchio” […]