Alessandro Sallusti, dalla nemesi alla catarsi?

di ANTONELLA ROMANO – Il più bel piedistallo che si possa dare in Italia è il patibolo. Alessandro Sallusti lo sa bene e conta molto sulla persecuzione per arrivare alla catarsi, dopo aver rischiato la nemesi e di essere punito dalla “violenza” coercitiva dello Stato per la “violenza” quasi intimidatoria del giornale che dirige.

Cari amici (e non presunti tali) giornalisti e politici, lasciate pure che lo accusino, lo multino e lo minaccino di reclusione; non potrebbe chiedere di meglio, per due semplici ragioni. Poter reiterare il peccato, come di fatto sta facendo, senza essere perciò considerato un peccatore. E continuare la sua berlusconianissima battaglia contro le toghe, tanto cattiva nei toni quanto docile nei fatti, al punto che in quasi vent’anni nulla è stato riformato nella giustizia italiana, che rimane al punto in cui era. Sottoterra.

Cinque anni fa, in una fredda mattina di febbraio, Libero pubblicò un articolo sobriamente titolato “Un giudice ordina l’aborto, la legge più forte della vita” in cui un giornalista più irresponsabile che temerario commentò da par suo l’ordine del giudice ad una ragazzina di tredici anni. La notizia era una bufala – alla ragazzina non era stato imposto di abortire contro la sua volontà – ma Libero non è stato il solo giornale a caderci e a diffonderla. Di suo Libero, attraverso Dreyfus, ci aveva messo un particolare augurio: “Se ci fosse la pena di morte e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo, il giudice” e la cosa – ammettiamolo – fa una certa differenza. Il giudice, Giuseppe Cocilovo, decise di ricorrere alla giustizia e oggi a Sallusti che del quotidiano era direttore responsabile potrebbero toccare 14 mesi di carcere senza condizionale (così è stato deciso in appello e si aspetta la Cassazione).

Da più parti si sono levate voci per  la depenalizzazione o almeno la decarcerizzazione della diffamazione. Ad essere giustamente auspicata è una riforma che preveda sanzioni pecuniarie e non detentive, facendo i dovuti distinguo tra i casi di errore compiuti in buona o in mala fede e lasciando un’ampia facoltà di prova ai giornalisti e a chiunque per mestiere o per diletto esprima opinioni e racconti fatti d’interesse pubblico, che gli interessati (tanto più sensibili quanto più potenti, in genere) potrebbero giudicare lesivi della propria reputazione.

Il problema, però, non è solo questo. Sallusti adotta deliberatamente un modello di giornalismo in cui la denigrazione morale e il ricorso sistematico alla character assassination rappresenta un elemento costitutivo e non una eccezione, una regola e non un involontario e malaugurato incidente. Visto che, come molti ripetono, qui in gioco è un principio, proprio coi principi occorre essere seri e coerenti. Esiste una differenza che è proprio di principio, sia in termini giuridici che giornalistici, tra la libertà di espressione e l’incitamento all’odio. Se domani un imam particolarmente ispirato decidesse, ricopiando una per una le parole di Dreyfus, di augurarsi pubblicamente che i “vignettisti satanici” vengano presto o tardi legalmente giustiziati, troveremmo sul Giornale di Sallusti la difesa “di principio” della loro libera opinione? Non scherziamo.

A Sallusti non va contestato l’uso della propria libertà d’espressione, quanto piuttosto la scelta d’espressione della propria libertà (d’opinione) come direttore di uno dei quotidiani più “urlati”  e “cattivi” del Paese, con quel tipo di giornalismo, oggi di grande successo, che non è solo di destra nè solo berlusconiano. Non è tema – su questo siamo d’accordo – su cui un tribunale debba pronunciarsi. Ma non è neppure una cosa di cui si possa tacere, mentre si discute come salvare il soldato Sallusti dalla galera.


Autore: Antonella Romano

24 anni, salernitana. Laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali e laurea specialistica in Law and Economics alla Luiss Guido Carli di Roma. Da un anno collabora con l’Istituto Italiano per la Privacy, contribuendo alla stesura della rivista "Diritto, Economia e Tecnologie della Privacy" 2010

14 Responses to “Alessandro Sallusti, dalla nemesi alla catarsi?”

  1. Piccolapatria scrive:

    La condanna è stata or ora confermata dalla “SUPREMA”… Roba da regime fascistissimo! Tal quale se non peggio del regime putiniano… Lo zelo di questi giudici che, velocissimi si sono attivati per arrivare in questo caso a spron battuto a sentenza definitiva, la dice lunga su chi ha le leve del “potere” in questo paese.(…sono suscettibile di querela per questa mia opinione?…). Dalle parole di Sallusti ieri sera alla Tv il giudice offeso e infangato sarebbe stato disposto a rimettere la sua querela dietro versamento di un corrispettivo di ulteriore danaro; il giornalista dice di aver rifiutato la mediazione ritenendo inopportuno il baratto libertà d’opinione e carcere contro moneta sonante; forse in cuor suo sperava in un sussulto di saggezza ed equilibrio. Non azzardo altri commenti, in un tal clima di negata libertà di pensiero, se sei un comune cittadino
    ( suddito!) non puoi che aspettarti ritorsioni leguleie dalle quali non avresti modo di difenderti essendo un signor nessuno senza mezzi.
    Vergogna per i politici ( questi e quelli)che in pluridecenni non hanno mai trovato il tempo e la dignità d’intervenire su una norma targata fascio e che non trova riscontro in alcun paese minimamente “civile”. Un bel primato per questo paese dove il termine libertà sta solo nel vocabolario e riempie la bocca dei molti, troppi, imbroglioni che stanno assisi su scranni più o meno prestigiosi e altrettanto strapagati dal pantalone senza voce.

  2. sei vergognosamente penosa, nel senso che fai proprio pena! poi non ti rendi neppure conto della gravità diffamatoria nelle tue affermazioni contro Sallusti, che potrebbe spedirti in carcere, applicando anche a te lo stesso criterio applicato a Sallusti. Leggi qua, quello che ti potrebbe costare molto caro a te, ma soprattutto al titolare di questo sito oramai irriconoscibile: …”Sallusti adotta deliberatamente un modello di giornalismo in cui la denigrazione morale e il ricorso sistematico alla character assassination rappresenta un elemento costitutivo e non una eccezione…”. deliberatamente… Roba da irresponsabili!
    Maralai

  3. Tutto bene, tutto giusto. La solita precisazione dei rompiscatole ripetitivi come me: non è da oggi che c’è questo malcostuma, ma da più di vent’anni. Perchè insultare, diffamare, denigrare, accusare senza prove Berlusconi, FI, il PdL produce premi, lauree Honoris Causa, candidature, alone di martirio con conseguente incremento delle vendite di discutibili libelli, conduzioni di Sanremo e stipendi milionari, mentre la stessa cosa al contrario causa una condanna ed addirittura il carcere? Finchè l’obiettivo era il parafulmine Silvio, tutti si sono girati dall’altra parte. Adesso perfino Napolitano si accorge che c’è quelacosa che non va nel giornalismo d’assalto senza regole come nelle intercettazioni…

  4. Maurizio scrive:

    Ricorso sistematico al charachter assassination? Chi? Sallusti? Ma per favore! Nello stesso Paese in cui gente alla Travaglio é a piede libero, si é riuscito a mandare in galera Sallusti. Uno che al confronto é un eroe civile. E comunque ancora a rosicare state? Pure mo che non contate – come prima non contavate – una mazza? Tanto la storia della casetta a Montecarlo, la storiella del cognato di Tulliani, il traditore, il nulla con la cravatta, il portaborse di Rutelli, la testa di legno strumento dei sinistri, quel badoglio in sedicesimi, quel Giuda comprato a saldi, bugiardo a reti unificate… Beh quella storia lí, di quel soggetto lí, mica ce la siamo dimenticata! Charachter assasination… che parolone sguaiate. Zecche siete e zecche resterete.

  5. Piccolapatria scrive:

    Nel primo intervento ho evitato di esprimere il mio sconcerto per la catalogazione tra gli immondi civili del giornalista/direttore che, la “titolata” autrice dello scritto, ha fatto con toni perentori e inequivocabili.
    E’ pur sempre un’opinione “personale”, benchè sgradevole!
    Colgo l’occasione per fare miei i contenuti dei commenti qui sopra di Maralai, Del Giudice e Maurizio che bene hanno espresso l’immediata reazione di persone che valutano le vicende ragionando con la propria testa e non sono soggetti ad abbandonarsi e/o adeguarsi al vento che tira, esortando la “ggiovane” a farne dovuto tesoro…
    Adesso la ministra e i politicanti, Napolitano in testa, trombonano all’unisono e fanno mostra di accorgersi solo ora della “storta legge”…che ha visto una persona condannata, da un giudice in prima istanza, ad una pena pecuniaria per concludersi, ad opera di altrettanti magistrati/giudici, con una sentenza penale alla galera. Dov’erano prima i compassionevoli fuori tempo massimo? Qualche anno fa Jannuzzi ebbe la stessa sorte e fu salvato dalla prigione per la farisaica intercessione della grazia del presidente della repubblica e chi di dovere niente fece per eliminare questa leggiaccia infame e illiberale, della quale ne possono far uso legittimo ma a loro insindacabile discrezione i magistrati incontinenti.

  6. Marianna scrive:

    Due semplici domande, risposta chiusa:
    1) Conoscete il significato dell’aggettivo “responsabile” applicato (finanche) al sostantivo “Direttore”?
    2) Sallusti ha sbagliato, andando contro la legge vigente, a far pubblicare una notizia falsa sotto la propria responsabilità?

    Risposte possibili: sì o no.

  7. In cerca di un'alternativa scrive:

    Marianna, non solo ha pubblicato (dando per vero il link qui sotto), ma – ben più grave, secondo me – si è pure rifiutato di rettificare.

    http://www.lastampa.it/2012/09/27/italia/cronache/campagna-sul-nulla-volevo-solo-la-rettifica-di-una-notizia-falsa-SpuqGbNwTafY6qVqE5a26K/index.html

    Più deliberata di così.. bah.

    Che poi il carcere sia troppo (che poi, accetto scommesse con chiunque sin da adesso che Sallusti il carcere non lo vedrà nemmeno in cartolina) posso essere d’accordo, ma chi doveva cambiarla questa legge? I giudici forse?

  8. Elle scrive:

    “Zelo di questi giudici”? “velocissimi”? 5 anni per capire se un articolo è diffamatorio o meno ti sembrano pochi? Eh sì, sono proprio i giudici che hanno il potere in questo Paese, infatti è colpa della dittatura dei giudici se questa è la situazione (drammatica) in Italia. Sai cosa vuol dire diffamare qualcuno? Sembra che tu non abbia ben chiaro che un giudice è stato accusato di aver ordinato di abortire ad una ragazzina? Da giurista esperto cosa avresti cosigliato al suddetto giudice? Di mandare un cesto per Natale a Sallusti? Sarebbe bello che ti sputtanassero domani mattina su uno dei maggiori quotidiani d’Italia? Montanelli si starà rivoltando nella tomba perchè parliamo di giornalismo riferendoci a Sallusti & co e per tutti questi “liberisti-garantisti” che non sanno cosa davvero significhi liberismo e garantismo. Vatti a fare un ripasso.

  9. gisberto scrive:

    essere dalla parte della legge in simili occasioni è veramente difficile non tanto per il “torto o la ragione” ma per la condanna;indubbiamente inveroconda. Sallusti si commenta da solo basta vedere le prime pagine del “suo” giornale. Per essere un po sarcastico direi che la giusta pena poteva essere quella di fare scrivere su tutti i maggiori quotidiani nazionali (naturalmente a sue spese):
    Scusate ma nella concitazione difensiva del “Cavaliere” mi è scappata proprio una grande …………..

  10. chissà quali argomenti in difesa di una condanna di carcere per tutti i direttori di giornali o di tv che pure hanno avuto condanne o hanno in corso procedimenti penali per diffamazione. perchè Sallusti si dietro le sbarre e tutti gli altri no(come è giusto che sia)? sempre in applicazione della norma che citate per giustificare la condanna. avete la bava ideologica alla bocca e se arrestassero Berlusconi vi arriverebbe pure l’orgasmo ideologico.
    M

  11. Piccolapatria scrive:

    A proposito del rivoltamento in tomba di Montanelli…
    Ho abbastanza anni per ricordare il tempo in cui non era “fino” essere lettori de “Il Giornale” quando, appunto, era diretto dal Montanelli, ottimo e celebrato giornalista sì ma con un peccato grande e imperdonabile perchè catalogato di “destra” ( e forse perchè si turava sovente il naso in cabina elettorale e probabilmente all’epoca votava DC quale meno peggio…).
    Poi scandalo, il giornale divenne proprietà di un Berlusconi ( o, poco importa, di lui stesso Silvio per interposto parente) e per anni l’indimenticato valoroso giornalista ebbe libertà assoluta di parola e di deficit economico del quale la nuova “indecente” proprietà se ne fece carico; anche in quel periodo quasi sempre la sua voce era non allineata con la “migliore” intelligenza mediatica nostrana. Quando il B. osò fare ciò che fa ogni editore, ovvero non solo dare un taglio al ripianamento delle continue perdite ma anche dare una linea al “suo” giornale, apriti cielo, si mobilitò sulla stampa e in Tv, tutto quel mondo che aveva criticato aspramente e osteggiato senza tanti riguardi il grande M. (dal berlusconiano Canale 5 Santoro e Costanzo s’indignarono contro B. carnefice della libertà …); dal detto al fatto, vittima sacrificale dell’empio, fu l’eroe paladino indiscusso della libertà democratica; poi M. trovò altri sponsor e si fece un altro suo giornale ( ahimè fallito in breve) e non risparmiò attacchi feroci al B. “sceso in campo”… e divenne il “santino” degli anti-B. Così va il mondo!

  12. Piccolapatria scrive:

    @Marianna Masioletti@ Buongiorno.
    Non ho problemi a rispondere SI ad ambedue i suoi perentori quesiti… che hanno il tono di essere esposti da chi è depositaria della sola e insindacabile “vera verità”.
    Non posso non rilevare, altresì, la derivata sua valutazione ivi sottintesa: per questo “errore di sbaglio” è civile che si commini la pena detentiva (senza attenuanti)! Si fosse trattato di altro giornalista, e non il nero fosco Sallusti, la sua argomentazione non sarebbe stata la stessa…Può, onestamente, dire di no?
    Risulta che la notizia tal quale fu data in origine dal prestigioso quotidiano “La Stampa” ( fu poi smentita?); da quella anticipazione scaturirono gli articoli famigerati con la colorazione ulteriore che poteva essere evitata mentre già è stata grave l’improvvida mancata verifica autonoma della realtà dei fatti. Male fecero quei giornalisti a fidarsi e considerare buona e veritiera una notizia per il fatto che era pubblicata sull’integerrimo quotidiano torinese…

  13. Marianna scrive:

    Non sottintendo proprio nulla, anche perché sul caso in specie e sul tema della diffamazione faccio mie e condivido le problematiche riflessioni di Michele Dubini – applicabili tanto a Sallusti, quanto, a parità di condizioni e gravità del reato commesso, a chiunque altro.

    Per il resto: sì, la smentita de La Stampa è uscita il giorno dopo, lo stesso in cui usciva su Il Giornale il pezzo “incriminato”; no, secondo deontologia un giornalista (e tanto meno un direttore responsabile, notare l’aggettivo) non è esentato dal verificare le proprie fonti, per quanto autorevoli possano essere, soprattutto nel caso in cui un’informazione sbagliata possa diffamare qualcuno.

    Comunque, la invito caldamente a continuare a seguire il nostro sito, poiché domani e dopodomani uscirà a puntate un corposo approfondimento sul tema del reato di diffamazione.

    (garantismo per garantismo: sul caso Scaglia ancora non una parola, vero? Sicuramente è un caso)

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] 2012. Tag: diffamazione, Dubini, giornalismo, legge sulla stampa, sallusti, sentenza – Sia chiaro, Antonella Romano ha perfettamente ragione. A conti fatti, la condanna definitiva a 14 mesi di detenzione comminata dalla V Sezione Penale […]