Crisi economica e Fiorito, è la fine del federalismo italiano?

di LUCIO SCUDIERO – Che ne è del federalismo nell’Italia della crisi? Dobbiamo avere paura dell’autonomia delle Regioni, alla luce degli scandali di Lazio, Campania e Lombardia?

La questione delle autonomie locali è la Questione sottintesa alla crisi di debito sovrano che sta squassando l’Europa. La parola ‘autonomia’, riferita agli enti locali, è una litote del termine ‘sovranità’ relativo agli Stati nazionali. L’una e l’altra soffrono oggi livelli crescenti di commissariamento esterno. Le Regioni italiane, ma lo stesso potrebbe dirsi delle comunità autonome spagnole, costituiscono il più grande driver di spesa pubblica discrezionale interno al paese.

Le turpi vicende laziali di queste settimane hanno scoperchiato il vaso di Pandora della bulimia dei consigli regionali, raccontando un’ovvietà nota a tutti e da tempo: il prezzo esoso della democrazia locale è il frutto più amaro, ma non il più grosso, della sbilenca riforma del Titolo V approvata nel 2001.  Nel decennio scorso la spesa delle Regioni è aumentata di 90 miliardi di euro rispetto al livello del 2000, principalmente per far fronte ai costi di sanità e assistenza sociale, portando a 208 miliardi complessivi il totale delle risorse intermediate da quel livello di governo.

In una fase in cui lo Stato corre il rischio del commissariamento da parte di istituzioni sovranazionali quali l’UE e il Fondo Monetario Internazionale, si sarebbe spinti a chiedersi se possiamo permetterci il costo dell’autonomia. Eppure, il federalismo era la prospettiva istituzionale che prometteva di morigerare i comportamenti finanziari di tutti i livelli amministrativi per il tramite di un meccanismo di maggiore controllo democratico e sanzione elettorale dei comportamenti sbagliati.

Se così è, da dove diavolo saltano fuori Fiorito e i 90 deputati strapagati dell’Ars, gli scandali di Formigoni e quelli in incubatore del consiglio regionale campano?

Come è possibile che non si chiuda mai il circuito democratico nonostante il lampante malgoverno di queste istituzioni?

Una ragione, probabilmente, risiede nella non intelligibilità da parte dei cittadini del “chi faccia cosa” e con quali risorse. L’articolo 117 della Costituzione italiana è una scrittura cifrata che ha spesso richiesto il vaticinio della Corte Costituzionale: nel 2011 i giudici costituzionali hanno deciso 19 ricorsi per conflitto di attribuzione tra Stato (4) e Regioni (15). A ciò si aggiunge la scarsa comprensibilità del sistema fiscale italiano, che occulta al contribuente la destinazione finale delle tasse che paga. Mediamente, è facile credere che tutto finisca allo Stato in senso ampio, e difficilmente ci si accorge della quota di imposte pagate ad altri livelli, come l’Irap, le addizionali, l’Imu.  Dimodochè la misconoscenza del “creditore tributario” si trasforma spesso in incapacità dei cittadini di riconoscere il  proprio “debitore politico”, inteso come agente istituzionale pro tempore da giudicare attraverso il voto.

Per cui la domanda dell’incipit, e cioè se possiamo permetterci l’autonomia e il federalismo in tempi di crisi, si trasforma in: “è questa vera autonomia”?

Probabilmente no. A livello regionale non c’è autonomia che tenga senza responsabilità, allo stesso livello per cui non vi sarà più sovranità dello Stato senza limitazioni autonome della demagogia elettorale, che di essa è la controfaccia peggiore, quella che l’Europa e i mercati temono come la peste.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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