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La macchina elettorale di Obama va a biofuel

– La scorsa settimana, nel commentare l’agenda ambientale dei candidati alla Casa Bianca, avevamo promosso il punto programmatico di Mitt Romney riguardo il ridimensionamento dell’EPA, l’ente preposto alla protezione ambientale degli Stati Uniti. A conferma della nostra valutazione, alcuni giorni fa è arrivata una notizia che ha irritato molti americani.

L’agenzia ha infatti deciso di portare a 1.28 miliardi di galloni l’anno l’obiettivo da raggiungere nel 2013 per il consumo dei cosiddetti biocarburanti avanzati, malgrado al riguardo sia già in corso un’accesa battaglia legale con le industrie petrolifere americane. Lisa Jackson, amministratrice dell’EPA, ha dichiarato che la decisione è stata presa in linea con quanto stabilito dal Congresso, nel quadro di una strategia che mira a ridurre le importazioni di petrolio e realizzare l’indipendenza energetica degli Stati Uniti.

Tuttavia, le imprese americane non la pensano allo stesso modo. E’ vero, i biocarburanti avanzati hanno dei pregi rispetto a quelli “tradizionali”: essendo prodotti solo con scarti agricoli, eliminano la piaga di quegli interi campi di mais destinati alla produzione di biocarburante piuttosto che a quella alimentare, e il conseguente aumento del prezzo del granturco. Ciononostante negli ultimi anni le imprese americane, oltre a vedersi costrette a sopportare costi maggiori, hanno trovato difficoltà nel raggiungere gli obiettivi imposti dal Renewable Fuels Standard, perché la quantità totale di biocarburante avanzato prodotta ogni anno negli Stati Uniti è di fatto inferiore a quella che l’EPA e il Congresso vorrebbero infondere nel mercato americano.

La situazione ha indotto l’American Petroleum Institute a querelare l’EPA, sostenendo che gli obiettivi imposti dal Renewable Fuels Standard alle imprese non tengono conto delle reali condizioni di mercato. La legislazione, infatti, sembra ignorare che i costi e le difficoltà relativi alla produzione dei biocarburanti non incentivano come desiderato lo sviluppo di un settore che, stando ai fatti, soffre ancora di troppe limitazioni per ritagliarsi una fetta del mercato energetico.

Con l’avvicinarsi delle elezioni, Obama punta a rinforzare il consenso di un elettorato da sempre a lui caro: quello degli ambientalisti e degli addetti ai lavori del tanto sussidiato quanto fallimentare settore delle energie rinnovabili. Una strategia che di certo non stupisce, avallata dalla garanzia che, con la sua rielezione, l’EPA non perderebbe poteri e prerogative che negli anni l’hanno resa il moloc che è oggi.

Quella di soddisfare le esigenze della lobby dei produttori di biocarburanti – ai danni dei cittadini americani che vedono lievitare i prezzi di grano e carburanti – è una strategia che rientra nel piano di ottenere una rielezione grazie alle solite vecchie promesse che hanno determinato la vittoria del 2008. A quattro anni di distanza, tuttavia, possiamo asserire senza più alcuna esitazione che il modo in cui l’amministrazione Obama ha gestito le politiche ambientali ha giovato soltanto al capitalismo di relazione dei salotti di Washington, con buona pace del sogno di un’America più verde a cui tanti – troppi – hanno creduto.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

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  1. […] Daniele Venanzi, Libertiamo, 22 settembre 2012 Posted in Politica e risorse, Tecnologie e ambiente Tagged ambientalismo, America, American Petroleum Association, biocarburanti, biofuel, Elezioni, EPA, Lisa Jackson, obama, petrolio, Romney, Stati Uniti, Venanzi […]