La lezione di Mani Pulite: distruggere tutto per non cambiare nulla

di MARIANNA MASCIOLETTI –

E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa
quando viene la sera.

(F. De Gregori, “La storia”)

Ricapitolando: nel Lazio succede quello che succede. In Campania potrebbe stare per succedere lo stesso, se non di peggio. 
Tutta campagna elettorale gratis per Grillo e i suoi, tutta acqua portata al mulino, che in questi giorni macina senza requie, dell’antipolitica.

Antipolitica, parola abusata, parola bistrattata, parola che spesso si usa per indicare fenomeni molto diversi tra loro. Parola che, però, anche senza connotazioni negative, nel suo senso neutro di “contro la politica”, è molto adatta a descrivere il sentimento generale su cui fanno leva vari movimenti che tanto successo sembrano mietere ultimamente.

A chiunque conosca le vicende italiane, anche se non particolarmente esperto di politica, questo periodo non può che richiamare alla mente quello di Mani Pulite: anche allora l’indignazione popolare per le ruberie e gli sprechi che avvenivano nei palazzi del potere sembrò aver trovato il suo campione, non in un comico, però, ma in un magistrato, Antonio Di Pietro.

Quell’Antonio Di Pietro che, poco dopo la tempesta, lasciò la magistratura e si autocandidò a rappresentare la Società Civile™, il Rinnovamento, l’Onestà, i Valori, tanto da fondare, ancora qualche anno dopo, un partito chiamato appunto Italia dei Valori. Quell’Antonio Di Pietro che, proprio nelle liste dell’Italia dei Valori, il partito dei buoni e dei puri (allora più di oggi) ha ritenuto opportuno (o comunque non inopportuno), nel 2008, candidare alla Camera un campione di coerenza politica quale Domenico Scilipoti, con le conseguenze che tutti conosciamo.

Nel frattempo, sempre in quei fatidici anni ’90, mentre Di Pietro imperversava da una parte, dall’altra arrivava, proclamandosi anche lui antipolitico, un altro campione, che a suo dire “scendeva in campo” per riformare l’Italia dalle fondamenta, come non avevano fatto tutti i governi precedenti: le conseguenze di un decennio quasi ininterrotto di suo governo, in cui nessuna riforma utile alla crescita economica è stata portata a termine, le stiamo pagando adesso, con dolore e con rigore (ma tanto possiamo dare la colpa a Monti, che c’importa).

Non che da qualunque cosa si debba trarre una morale, certo; da queste infelici vicende, tuttavia, c’è forse qualcosa da imparare, se è vero che spesso la storia si ripete.

Imparare a riconoscere le caratteristiche del venditore di tappeti prima di votarlo? Mah, può essere utile, però non è il centro della questione.
Evitare di votare persone che espongono concetti di dubbio senso in maniera sgrammaticata e sconnessa? Forse, ma non è questo il punto.
Sospettare di coloro che parlano di se stessi in terza persona? Anche, ma non si può prenderla come regola generale.

No, la lezione che come italiani dovremmo imparare è la seguente: è vero, in politica, e particolarmente nella nostra politica, accadono, anzi, sembra che siano all’ordine del giorno ruberie, sprechi, ladrocini, ingiustizie e irregolarità. Pensare di estirparli eliminando la politica, però, è non solo illusorio ma dannoso: Mani Pulite – ne abbiamo la prova empirica – non è servita a condurci in un’epoca di prosperità in cui la fantomatica “Società Civile™” governa se stessa in libertà, ma ha portato come conseguenza i Fiorito, gli Scilipoti e i Lusi, poiché all’ondata distruttrice non è seguito nessun serio tentativo di costruire qualcosa su basi nuove, e sulle macerie hanno potuto regnare, pressoché indisturbati, gli sciacalli.

Appare vicino un nuovo momento di lacerazione, un nuovo tsunami potrebbe star per arrivare: è difficile non capire chi si sente preso in giro da una classe politica geneticamente incapace di autoriformarsi e di ammettere le proprie responsabilità, è difficile non convenire sulla necessità di togliere il potere a persone manifestamente non in grado di progettare e realizzare un’azione di governo onesta e coerente.

E’ necessario, però, ripetere fino alla nausea che la politica, questa politica, turpe, sporca, ladra e cattiva com’è, deve essere riformata, ma non può, realisticamente, essere eliminata: la chiave del rinnovamento non può essere la distruzione, la vendetta, il “facciamogliela vedere”. L’abbiamo già provata, e decisamente non ha funzionato. La distruzione può essere necessaria, ma certamente non è sufficiente, da sola, a creare qualcosa di buono da ciò che è stato distrutto.

Per rinnovare la politica, bisogna prima ammettere che non sono tutti uguali, che non sono tutti ladri, che la c.d. Casta e la c.d. Società Civile™, ci piaccia o no, hanno tra loro un rapporto molto stretto e non sempre antagonistico. Che anche in Parlamento (in Regione, in Comune…) esistono, come nel resto della società, i buoni e i cattivi lavoratori, quelli che rubano le penne in ufficio e quelli che se le comprano coi propri soldi, quelli che evitano il lavoro e quelli che si sobbarcano anche le mansioni altrui.

Che, insomma, non è né realistico né utile pretendere che da domani la politica non abbia più fondi, che il Parlamento venga raso al suolo, che la democrazia rappresentativa così come la conosciamo finisca senza appello: è, forse, più necessario esigere a gran voce una riforma dello scandaloso sistema dei rimborsi elettorali, maggior trasparenza e maggior controllo sulla gestione dei fondi da parte dei partiti e dei gruppi parlamentari, maggior rigore contro la corruzione.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

2 Responses to “La lezione di Mani Pulite: distruggere tutto per non cambiare nulla”

  1. Leodemonio scrive:

    Perfettamente d’accordo non sono tutti ladri, quelli che non rubano però o non sanno come dice innocentemente la Polverini o meglio fanno finta di non sapere.
    Se chi governa non vigila allora è responsabile quanto il ladro!

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  1. […] titolo, buttati fuori, o perché vogliono semplicemente entrare nel prossimo valzer di poltrone (storia già vista, e finita male: sulle macerie, ripetiamo, regnano solo gli […]