– Gilles-Éric Séralini, più che uno scienziato, è l’incarnazione di un paradosso: nonostante i suoi studi vengano regolarmente snobbati (e smontati) dalla comunità scientifica, lui continua a godere di un’apertura di credito pressocché illimitata da parte della politica e del mondo dell’informazione. Non meraviglia che questo copione sia andato di nuovo in scena, ed è già la quarta volta dal 2007 ad oggi, in occasione della pubblicazione di un paper in cui il suo team prova a denunciare per l’ennesima volta che gli OGM provocano il cancro, almeno nei topi.

Lo studio in sé è ampiamente discutibile, come hanno sottolineato tutti gli scienziati ai quali è stato chiesto un parere in merito, parere del quale si può avere ampio riscontro qui e qua. In primo luogo appare quantomeno strano che gli stessi effetti vengano riscontrati in topi trattati con un erbicida ed in altri alimentati con un mais che a quell’erbicida è resistente, come se fra le due sostanze vi sia una qualche parentela. Certo, tutto è possibile, ed è anche possibile, a leggere il paper, che per una volta non è la dose a fare il veleno: sembra infatti che questi strani fenomeni si presentino nella stessa forma e con la stessa virulenza a prescindere dalla quantità di mais (o di erbicida) ai quali i topi sono stati esposti.

Dubbi che cominciano a diradarsi non appena veniamo a sapere che la specie di topi usata per gli esperimenti è particolarmente suscettibile a questi tumori e viene spesso usata in laboratorio per osservarne gli effetti e lo sviluppo, che le cifre del paper sono lacunose e incomplete, e che i metodi di rilevamento statistico sono assai poco convenzionali, al punto di far sospettare (ma è ben più che un sospetto, visti i precedenti) che si tratti di un classico esempio di cherry picking, ovvero del vizio di raccogliere solo quei dati che possono portare argomenti alla propria posizione precostituita, ignorando consapevolmente tutti gli altri. Da uno scienziato che l’anno scorso aveva acquistato il riconoscimento di “scienziato dell’anno” da una società specializzata nella vendita di titoli onorifici fasulli nelle più disparate discipline, ci si può aspettare questo ed altro.

Ma più che le reazioni del mondo scientifico, a contare oggi sono quelle del mondo politico e istituzionale di mezza Europa, quella più sensibile alle sirene del protezionismo anti OGM, Francia e Italia in testa. E così il ministro francese dell’agricoltura, Stephane Le Foll, parla già di messa al bando di questa varietà, che in sostanza significa chiusura delle importazioni dai paesi in cui quel mais è prodotto, dato che il mais Roundup Ready non viene coltivato nei paesi UE.

E’ un altro capitolo della farsa mediante la quale l’Europa tende ad esportare nei paesi in via di sviluppo il deficit alimentare che si è autoinflitta a causa dei pregiudizi antiscientifici delle sue classi dirigenti, e non meraviglia che in Italia i soliti noti, a cominciare da Coldiretti, abbiano già cominciato a soffiare sul fuoco delle paure che la diffusione di studi di questo genere trasmettono ai consumatori. Consola, questo, sì, vedere che almeno la stampa comincia a prendere con le molle i risultati di Séralini, e ieri il Corriere della Sera nel dare la notizia, dava il corretto risalto ai dubbi e alle perplessità della comunità scientifica. Meglio tardi che mai.