Non solo Fiat: la crisi non frena gli investimenti nell’auto elettrica

Non solo Fiat: la crisi dell’auto non frena gli investimenti sull’auto elettrica. Mentre le immatricolazioni nel Paese crollano del 20% in un anno e la multinazionale torinese rimette in discussione il piano Fabbrica Italia, complice il momento di difficoltà congiunturale, ma anche e soprattutto le avverse condizioni strutturali e regolatori e dell’economia italiana, l’Enel e la Nissan hanno avviato una partnership per offrire congiuntamente ai clienti il servizio di ricarica con l’auto acquistata.

Ai clienti sarà installata la struttura di ricarica direttamente a casa, vicino al contatore (Home Station) e sarà data la card per l’accesso alle infrastrutture di ricarica pubbliche dell’Enel. Questa iniziativa coinvolgerà inizialmente 16 concessionarie Nissan, per poi raggiungere una copertura totale delle oltre 100 concessionarie entro la fine dell’anno, quando partiranno gli incentivi previsti dal decreto sviluppo. La domanda potenziale sembra giustificare l’interessamento e la propensione agli investimenti da parte delle case automobilistiche e del principale player della distribuzione di energia elettrica. La rete infrastrutturale da realizzare per garantire un servizio di ricarica diffuso richiede notevoli investimenti, ma il decreto legge sviluppo sembra aver posto le basi per accelerare i progetti in questo campo.

Un’altra modalità di ricarica sembra destinata ad essere l’alimentazione della batteria a casa, mediante un dispositivo installato in garage o a casa, comunque ad una distanza non superiore a un metro dal contatore. Secondo una recente ricerca di Espansione-Interactive chiamato “gli italiani, la mobilità e l’auto a emissioni zero (o quasi”), presentata la scorsa settimana a Milano al Convegno “una scossa alla città”, l’indice di gradimento dell’auto elettrica è in aumento: gli Italiani che vorrebbero averne una sono ora il 34,4%, contro il 27,8% di appena un anno fa. Piacciono la silenziosità (al 46,7%) e il basso impatto sull’ambiente dell’uso dell’auto elettrica.

Ma soprattutto, questa è considerata l’auto del domani dal 28,8% degli intervistati, seguita dall’auto a idrogeno (25,7%) l’ibrida (23%), l’auto a bio carburanti (15,1%) e quella ad aria compressa (7,4%). Lo studio rivela anche l’aumento delle famiglie che posseggono una sola auto (45% contro il 41% del 2011). Dato significativo che fotografa lo stato di crisi generale e del settore. L’attuale crisi economica pare però non scoraggiare gli investimenti nel settore dell’auto elettrica. Gli Italiani, è la scommessa di alcuni, risponderanno alla crescita dei prezzi della benzina (in buona parte dovuta ai continui aumenti delle accise) guardando con sempre più interesse all’auto elettrica.

Un settore, quindi, in controtendenza. Se da un lato c’è chi deve fare i conti con un complesso industriale da razionalizzare e ridimensionare per conservare le proprie posizioni nel mercato dell’auto, c’è anche chi compensa i minori investimenti previsti per i comparti più tradizionali puntando sulle nuove tecnologie e sull’innovazione. Una via di uscita dalla crisi, che si trasforma, talvolta, in un momento di transizione e trasformazione del mercato.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

2 Responses to “Non solo Fiat: la crisi non frena gli investimenti nell’auto elettrica”

  1. marcello scrive:

    E’ desolante che Marpionne vuole chiudere in Italia perché gli operai, come dice, sono pagati troppo; e ancora di più perché non si riesce a vendere.
    Che pensava, che girano molti soldi per comprare le auto, e che le strade non sono al limite della congestione?
    E una volta la Fiat costruiva gli autobus (v. i 418) e credo anche i treni, ma in questi ultimi mesi è stata fatta la mossa intelligente di chiudere lo stabilimento degli autobus di Avellino.
    Qui serve una politica industriale sostenibile e che tenga conto che il mondo è cambiato. Ancora niente ho sentito dal governo. Spero che si attui il protocollo di questi ultimi giorni che tende a spostare il trasporto dalla gomma alla rotaia, o comunque al trasporto pubblico. Ma non si chiudano altri stabilimenti in Italia.

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