Per assenza di alternative, nonostante gli scandali, Berlusconi è sempre lì

di PIERCAMILLO FALASCA – Avrebbe lasciato troppe cose in sospeso, sostiene sua figlia Barbara: per questo il Cavaliere sarebbe in procinto di sciogliere le riserve e ricandidarsi alla guida del governo.

Tra qualche giorno Silvio Berlusconi compie 76 anni, nella prossima primavera celebreremo i 19 anni dalle prime elezioni che lo hanno visto concorrere al ruolo di premier, la campagna elettorale del 2013 sarebbe la sesta per lui. In mezzo, al di là delle vicende più scabrose e miserevoli, c’è una lunga striscia di promesse non mantenute, occasioni mancate e pressappochismo.

A voler individuare la maggiore responsabilità dei governi guidati da Silvio Berlusconi, viene alla mente l’incapacità nel corso del decennio passato di tenere a bada la spesa sanitaria regionale, che ha assorbito e vanificato i risparmi prodotti dall’abbattimento dei tassi d’interesse sul debito pubblico conseguenti all’adesione all’euro. Oppure il mancato completamento della riforma del mercato del lavoro e del sistema di welfare, le privatizzazioni dimenticate, le riforme della giustizia (quelle vere, non i piccoli puntelli alle proprie vicissitudini) mai realizzate.

Certo, si tratta di responsabilità che il centrodestra a trazione berlusconiana condivide anzitutto con gli avversari del centrosinistra, capaci nel biennio 2006-2008 di imbastire la più masochista politica economica che si potesse immaginare e mai davvero propensi ad offrire una sponda riformista al “nemico”. Ma la sinfonia del “decennio perduto” l’ha suonata il Cavaliere, salito a Palazzo Chigi nella primavera del 2001 con una maggioranza parlamentare amplissima e tanti proclami di rinnovamento e ritrovatosi nell’autunno del 2011, con lo Stato ad un passo dalla bancarotta ed un’economia allo stremo, a dover lasciare il passo ad un governo tecnico salutato nel mondo come il ritorno dell’Italia nell’alveo della “fisiologia” democratica. E fisiologicamente oggi Berlusconi dovrebbe occupare il ruolo di attore inevitabilmente importante, ma non più protagonista.

Invece, nonostante le recenti e recentissime cronache da basso impero proiettino il PdL nell’anarchia, il monarca regge nei sondaggi, è ancora lì a catalizzare il voto di almeno un elettore su cinque. Le elezioni non le vincerà, salvo miracoli, ma beneficia dell’occultamento temporaneo che il governo Monti gli ha consentito e dello scarso coraggio di quanti non riescono a costruire un’alternativa forte, credibile e attraente per l’opinione pubblica dell’Italia “produttiva”. Il tempo sta per scadere e Berlusconi per ora ringrazia. Addà vinì ‘o declino…


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

4 Responses to “Per assenza di alternative, nonostante gli scandali, Berlusconi è sempre lì”

  1. Umberto Villa scrive:

    Attenzione pero’… Prende un voto su 5 di chi vota… E chi vota e’sempre meno gente! Per questo resiste..

  2. lodovico scrive:

    Molta acqua è passata sotto i ponti. Ora Fini è libero di attingere voti a destra e centro.

  3. Piccolapatria scrive:

    E’ un pò come la storia di Napoleone quando fu esiliato all’isola d’Elba e tutti gli erano contro con disprezzo e lo nominavano come lazzarone; poi accadde che riuscì a liberarsi e nel ritorno verso la Francia via, via le opinioni si alleggerivano fino a che arrivato a Parigi fu di nuovo e subito rinominato nella stampa “l’Empereur”. E’ tornato, appunto, l’imperatore ed evviva alla Francia!

  4. Giorgio Frabetti scrive:

    E’ evidente che se il basso profilo di UDC (che pensa al Monti-bis) e di “Fermare il Declino” a guidare un movimento di ceti medi, l’elettorato medio deluso continuerà a rivolgersi a Silvio (oltrechè a Grillo). Si vota con la pancia non con l’intelletto. Con l’Accademia non sorge l’alternativa a Berlusconi. Mancano gli uomini del fare …

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