La “squillo” Fornero non merita solidarietà femministe

di CARMELO PALMA – La vignetta di ieri di Vauro sul Manifesto ha innanzitutto due caratteristiche. E’ una vignetta ed è dunque protetta da una riserva assoluta di diritto e da un’intangibilità di fatto. Ed è di Vauro, che è una sorta di Forattini alla rovescia, un interprete eccellente di un’ideologia banale, con un senso del tutto peculiare del buono e del cattivo gusto. Non avrebbe mai consentito, come disse,  la pubblicazione delle cosiddette vignette sataniche  che rappresentavano Maometto con una bomba al posto del turbante, perché gli ricordava le caricature “di cattivo gusto” sugli “ebrei con il naso adunco”, salvo dedicare a una Fiamma “Frankenstein” (Nirenstein) con il naso adunco e la stella di Davide cucita sul petto una vignetta non precisamente amichevole – dopo la sua decisione di candidarsi, nel 2008, nelle liste del PdL – e in generale prodigarsi, con notevole riuscita e abbondanza, in una satira del tutto insensibile al sentimento religioso non islamico.

Ma della vignetta di ieri sulla Fornero “squillo” di Marchionne non conta tanto la vignetta e l’autore, cioè il testo, ma il contesto, non l’azione – che per essere satirica, in Vauro, deve essere conformisticamente cattiva – ma la reazione, che semplicemente non c’è stata. Per tutta la giornata di ieri le agenzie di stampa non hanno registrato una sola dichiarazione di solidarietà femminista, né da destra, né da sinistra. Poi stamattina, la Camusso a Radio anch’io è uscita dal riserbo dichiarando che la vignetta era “maschilista” e che per questo non le era piaciuta. Ma anche lei facendo finta che la cosa “femministicamente” più scandalosa della vicenda fosse la vignetta – cui il ministro ha reagito in modo sdegnato e forse anche eccessivo – e non l’eccezione del sentimento comune.

La cosa certa è che se ad essere descritta come una mignotta su il Giornale fosse stata la Camusso, una qualunque “donna in politica” di sinistra si sarebbe sentita in dovere di parteggiare per la segretaria CGIL e il timido “non mi piace” avrebbe fatto spazio ad una dichiarazione di disgusto. Allo stesso modo, se ad essere presentata come una squillo fosse stata una politica pidiellina (anche molto lontana dal turbinoso e boccaccesco “privato” del Cavaliere), la reazione amica si sarebbe fatta sentire eccome. Invece, sulla Fornero, niente. Ammesso e non concesso che le reazioni alle vignette siano tutte perbeniste – e di tutte le vignette si possa solo ridere o tacere e mai discutere – a fare ingresso sulla scena c’è anche una sorta di perbenismo indifferentista che la squillo dei poteri forti evidentemente merita. La Fornero non avrà un grande senso dell’umorismo, ma di certo non ha amici e non ha amiche. Questa non è esattamente una notizia, ma è la cosa più spiacevole di questa vicenda. Sul conformismo femminista prevale alla grande il conformismo anti-Fornero.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

6 Responses to “La “squillo” Fornero non merita solidarietà femministe”

  1. sergio scrive:

    Il vero scandalo della vignetta non riguarda LA Fornero… ma Marchionne. E’ raccapricciante il pensiero di un uomo ridotto a telefonare alLA Fornero per distrarsi dai pressanti obblighi di un’industria obsoleta, delocalizzata e stracolma di inutili dipendenti producenti altrettanto inutili autovetture a pistoni. Lo trovo oltremodo oltraggioso e deprecabilmente anti-maschilista. Solidarietà a Marchionne.

  2. Piccolapatria scrive:

    (La)Fornero non ha bisogno di amici e men che meno di amiche che si ergano a sua difesa. Ella sa tutto in proprio e, con la tecnica compagnia di nomina regia, ha “salvato l’italia” (sic!)come ripete ad ogni mediatico piè sospinto. Una così grandiosa e rara personalità va custodita; non si osi farla oggetto di rappresentazione satirica irrispettosa, anzi irriconoscente e se ciò avviene, come appunto accaduto, è scontato, si dice qui, aspettarsi la moblitazione immediata della protesta “donnesca”. Ma, dai!

  3. Carmelo Palma scrive:

    I commenti sono liberi. Però il tema del pezzo non era la Fornero, nè Marchionne, ma il femminismo a geometria variabile, il se-non-ora-quando per cui non è mai “ora” nè mai “quando” quando la donna è “sbagliata”. Chiaro? Qualcuno vuole parlare di questo? Io trovo Vauro censurabile non perchè volgare, ma perchè incoerente pure nella volgarità. E trovo altrettanto censurabile il femminismo che distingue le figlie e le figliastre, la Fornero appartenendo per definizione a questa seconda categoria.

  4. Paolo scrive:

    E’ la parabola discendente del femminismo, sorto per il riconoscimento di diritti civili individuali negati a molte donne, poi storpiato a sinistra in locuzioni del tipo “lotta di genere per la/nella lotta di classe”, infine giunto al tramonto come squallido strumento della preservazione partitocratica.

    Ma lunga vita alla libertà di espressione (comprese le banalità vauriane).

  5. Carmelo Palma scrive:

    Faccio (parziale) ammenda. Ieri (il giorno dopo la vignetta) il Comitato promotore di Se non ora quando ha messo sul sito ufficiale il pezzo linkato da rougecity. Il mio pezzo è precedente ed è riferito alle (non) reazioni del giorno prima. Ciò non toglie che qualcosa Se non ora quando ha detto. Ciò però non toglie che nessuna delle voci più significative di quel mondo – nessuna – ha alzato il telefono il giorno prima o il giorno dopo per dire ad un giornalista qualunque quel che avrebbe detto se…etc etc…
    Diciamo che siamo al minimo sindacale, non ad una reazione politica femminista.

Trackbacks/Pingbacks