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La mano di Al Qaeda, e non uno stupido filmato, ha scatenato la violenza

“Uccidete tutti gli ambasciatori” è l’ordine partito da Al Qaeda, ad una settimana dall’inizio del gigantesco pogrom anti-americano in tutto il mondo musulmano.

Il pretesto è sempre quel piccolo video amatoriale di 13 minuti e poco più, tacciato di blasfemia contro la figura di Maometto.
Il messaggio qaedista, captato e reso pubblico da IntelCenter, è stato lanciato questo fine settimana. “Ci congratuliamo con i nostri fratelli combattenti musulmani che hanno difeso l’onore del nostro Profeta e diciamo loro: l’uccisione dell’ambasciatore Usa (in Libia, ndr) è il miglior regalo che potevate fare a questo governo arrogante e ingiusto”, prosegue il comunicato di Al Qaeda nel Maghreb Islamico. E poi la frase più esplicita: “Chiediamo ai giovani musulmani di seguire l’esempio dei leoni di Bengasi, di ammainare le bandiere nelle loro ambasciate e a bruciarle (…) prima di uccidere gli ambasciatori, i rappresentanti americani o a cacciarli”.

Il messaggio della rete terrorista non è unico nel suo genere. L’altro ieri, anche Hezbollah, il partito armato sciita libanese, ha lanciato il suo appello jihadista. A Beirut, appena finita la visita di Benedetto XVI, migliaia di militanti sono scesi in strada, lanciando i consueti slogan “Morte all’America!” e “America sei tu il più grande Satana!”. La novità della manifestazione è stato l’intervento di Hassan Nasrallah, che dai tempi della Seconda Guerra Libanese (2006) si fa vivo molto raramente. In questo caso ha arringato la folla con parole di minaccia:Gli Usa devono capire che, se trasmetteranno tutto il film, affronteranno ripercussioni molto pericolose nel mondo”.

Pochi giorni prima, a Teheran si era tenuta una manifestazione analoga, con minacce simili pronunciate dallo stesso ayatollah Alì Khamenei, Guida Suprema dell’Iran. “Dietro questa azione maligna ci sono le politiche antagoniste dei sionisti e degli americani e di altri capi dell’arroganza mondiale” – ha dichiarato l’ayatollah (inconsapevolmente d’accordo con i complottisti italiani) – “Essi vogliono distruggere la santità dell’Islam“. La Guida Suprema, nel suo discorso, ha anche citato i casi precedenti:Salman Rushdie, il vignettista danese, il pastore Usa che bruciò il Corano”, sarebbero tutti parte del complotto anti-islamico:i primi sospettati per questi crimini sono i sionisti e il governo Usa”. E per l’occasione, l’Iran ha aumentato la taglia sulla testa di Salman Rushdie, braccato da 23 anni (dopo la fatwa emessa da Khomeini) per la pubblicazione dei “Versetti satanici”.

Hezbollah, Iran e Al Qaeda stanno semplicemente cavalcando l’ondata di violenza anti-americana di questa settimana? O sono loro alla sua origine? Hezbollah e Iran, da quel che è dato sapere, sono arrivati in ritardo. Le prime, gravissime, violenze contro i consolati americani sono partite da due Paesi sunniti, Egitto e Libia, dove l’Iran (e la sua longa manus mediorientale Hezbollah) ha ben poca influenza.

Il pogrom si è diffuso a macchia d’olio negli altri Paesi sunniti africani, prima che in Iran. Teheran è entrata in gioco solo successivamente, con manifestazioni pilotate, di regime. Al Qaeda, invece, è il sospetto mandante delle prime violenze.
Due indizi lo dimostrerebbero. Prima di tutto, già il 4 settembre scorso, dall’Egitto era arrivato un segnale di allarme agli Usa. Il Cairo (già impegnato militarmente contro gli jihadisti nel Sinai) avvertiva sintomi di un futuro attacco agli interessi americani e lo ha comunicato prontamente all’alleato. Ma anche in Libia è lecito pensare che l’azione fosse programmata da tempo, da Al Qaeda nel Maghreb Islamico.

Il presidente libico Mohammed el Megarif ritiene che l’assalto di Bengasi sia “senza alcun dubbio” un atto di guerriglia pianificato in anticipo, non un evento spontaneo. Dopo che la polizia libica ha arrestato 50 persone, in seguito all’assalto, Megarif ha attribuito la colpa dell’insurrezione soprattutto a combattenti stranieri, provenienti dal Mali e dall’Algeria e affiliati ad Al Qaeda. Anche in Libia, come in Egitto, l’amministrazione Obama aveva ricevuto precisi avvertimenti. Un membro della milizia “17 Febbraio” ha rivelato al quotidiano britannico Daily Mail di aver avvertito i funzionari americani dell’imminente attacco, almeno tre giorni prima dell’anniversario dell’11 settembre.

Il 10 settembre, inoltre, era stato diffuso su Internet un video di Ayman Al Zawahiri, che chiedeva un attacco contro gli interessi americani. Sia per “celebrare” l’anniversario dell’11 settembre, sia per vendicare la morte del leader terrorista Abu Yahya al Libi, ucciso in un raid aereo lo scorso giugno.

L’amministrazione Obama, tuttavia, insiste nel definire le violenze di questa settimana come “eventi spontanei”. In questo modo, il presidente si discolpa dalla mancata capacità di prevenire il disastro. Ma, allo stesso tempo, condanna gli autori del video “blasfemo”. Perché, se è vero che tutta questa ondata di violenza è spontanea ed è iniziata solo come reazione al video “blasfemo”, vuol dire che il primo responsabile è il suo autore. E la libertà di espressione subirebbe un altro colpo.

Se invece venisse dimostrato che il tutto sia stato pianificato con largo anticipo (salvo l’incontrollabile effetto a catena), la libertà di espressione sarebbe salva. Perché, a questo punto, apparirebbe chiaro come il sole che il video sia stato solo un (ben misero) pretesto per la violenza jihadista.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

3 Responses to “La mano di Al Qaeda, e non uno stupido filmato, ha scatenato la violenza”

  1. Arsem scrive:

    La libertà finisce dove inizia quella degli altri.
    Libertà di espressione non consiste nell’offendere la gente ma nel documentare, articolando, le eventuali contraddizioni e/o malafede.
    Se si seguisse il tuo ragionamento allora offendere te per strada oppure tua madre sarebbe alla stregua di una innocente libertà di espressione.
    Il pensiero è sempre libero ma quando passa attraverso la parola e la parola diviene pubblica si è soggetti alla pubblica oppinione e alle pubbliche conseguenze.
    Equiparare la volgarità alla profondità di pensiero non giova di certo alla legittimazione di uno stato, di una cultura che vuole esportare la democrazia senza che nessuno glielo abbia richiesto, ma piuttosto è segno di grossolanità e di approssimazione di etica.

  2. Paolo scrive:

    Arsem: il mondo è pieno di vignette, filmati, video musicali profondamente offensivi nei confronti non solo dell’Islam, ma pure dei Cristiani e degli Ebrei.

    Con la piccola differenza che non ho visto frotte di cristiani inferociti uccidere ambasciatori e appiccare il fuoco a palazzi quando il fotografo Serrano espose il suo “Cristo nel Piscio”.

    Se un’opera può urtare le sensibilità religiose (di UNA QUALSIASI fede), nelle democrazie liberali si può contemperare la libertà di espressione con la tutela del sentimento individuale, ad esempio subordinando l’esposizione e la distribuzione di un’opera all’adozione di alcune misure cautelative, ma NON vietando l’opera: è ciò che avviene, ad esempio, per la pornografia, che è diffusa sotto certe condizioni.

    Quando i vertici governativi si affrettano a bollare come blasfema l’opera, e quindi l’autore, a fronte di eventi terroristici su scala internazionale, significa che non sanno difendere né il diritto fondamentale dell’uomo alla libera espressione, né la sicurezza fisica dei propri governati.

    Io non sono disposto a barattare la tua, mia, nostra libertà di espressione con un’illusione di protezione dalla marmaglia quaedista.

    O li portiamo fuori dal Medioevo, o ci ripiomberemo tutti.

  3. Arsem scrive:

    Esiste un confine che divide in modo preciso la libertà di espressione dalla volgare rappresentazione finalizzata a ridicolizzare e dalla diffamazione ed il tutto è regolamentato e sanzionato dal cpp.
    La differenza è questa è sfido chiunque a intravedere una qualche forma di pensiero in quel filmucolo, che riesca ad elevarsi al disopra di dove staziona abitualmente l’uccello padulo.
    Mi sembra, tanto per essere di attualità, che sarebbe opportuno impegnarsi per salvaguardare la libertà di espressione che purtroppo da noi non esiste ed il caso sallusti è emblematico.
    Concludo ricordando che la democrazia non è una dittatura di maggioranza, il nostro modello vale è può essere applicato solo da noi. Quindi democrazia significa rispetto per le altre culture, che a torto a a ragione, che piacciano o non piacciano, vanno rispettate senza offendere e ridicolizzare i valori, i simboli in cui essa si identifica. Invece qui si vuol far passare dei filmucoli, dei corani bruciati, dei versetti satanici, delle vignette blasfeme come espressione culturale dell’occidente ed in parte è vero in quanto espressione della sua decadenza morale e culturale, ma principalmente oltre che a offendere gli islamici offende me in quanto non sono così bietti e futili i motivi per cui non abbraccerei mai la religione islamica.
    Mi spiace, se questa è la tua libertà di pensiero sarebbe opportuno cominciare a chiedersi cosa fare quando qualcuno a mezzo stampa diffama la tua persona oppure la tua famiglia, oppure quando offende il presidente della repubblica, oppure quando dei militanti Tav manifestano in una chiesa e vengono arrestati, oppure quando si bruciano le bandiere americane, oppure quando sul posto di lavoro dai del ruffiano al tuo collega di lavoro, oppure quando dai della zoccola a tua madre, trattandosi di cose tutte dimostrabili a differenza delle offese gratuite, ma comunque tutte sanzionabili.
    La differenza consiste in un sistema di giustizia cruento ma efficace.
    Ad un ladro tagliano le mani, ad uno stupratore tagliano il pisello e ad diffamatore, al pari di un corrotto, tagliano la testa.
    O magari la differenza è poi solo questa, dovevano fare come gli occidentali, andare a manifestare con i fischietti e le bandierine, con striscioni con slogan da dare in pasto ai media, in sostanza un dissenso sterile così ben regolamentato da noi che possa essere indotto a sfociare in un nulla di fatto.
    La democrazia è ricordarsi che esiste qualcuno che è profondamente diverso da noi, molto diverso da noie che gli sforzi vanno indirizzati e concentrati non nel combatterlo in quanto agli antipodi dei nostri principi, ma piuttosto imparare a conviverci, anche se esso è il nostro nemico anche lui a diritto che vengano rispettati i propri simboli, stili di vita e religione senza necessariamente comprenderli e/o giustificarli, poiché il rispetto della libertà di pensiero esula dal condividerlo.

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