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Renzi, la sua anima ‘social’ sa confrontarsi con la realtà

– L’enfant prodige della “nuova” sinistra italiana continua a sparigliare, a sorprendere, a scandalizzare. Sarebbero stati pochissimi coloro che, entrando nella sala gremita del Teatro la Gran Guardia a Verona, avrebbero capito di trovarsi in una manifestazione interna del Partito Democratico. Nessun simbolo, nessun dirigente di peso, nessun nostalgismo a striature rosse, nessuna ortodossia di partito, nessuna formula di rito. Una scenografia schiettamente americana, tanti filmati e uno spigliato stile comunicativo che supera di due spanne l’ingessata classe dirigente democratica. E un discorso lontanissimo dai temi tradizionali della sinistra; meritocrazia, lavoro (con occhio di favore alle imprese, strangolate dalla burocrazia), critiche al vetriolo nei confronti della “sinistra che non vuole governare” (Vendola, Di Pietro, la sinistra radicale) e al torbido grigiore compromessista della foto di Vasto.

La promessa di una proposta di legge di matrice Blairiana (“civil partnership”) per regolamentare le coppie di fatto, il rifiuto di una tassa patrimoniale, l’ambizioso obiettivo di far rinascere la giustizia civile, gli Stati Uniti d’Europa, la “coperta di Linus” dell’art.18, l’abbattimento del debito pubblico mediante un piano di dismissioni e  la riduzione della pressione fiscale cui si accompagna (e qui si manifesta il retroterra social dell’orizzonte Renziano) il rilancio della scuola italiana come ascensore sociale, il sostegno alle famiglie e il voler “immaginare di arrivare al modello di Reggio Emilia per gli asili”. Immancabile il riferimento alla rottamazione; e non solo sull’intrinseca ingenuità dei criteri anagrafici, quanto per ragioni squisitamente ideali; come Crono, Renzi si accinge a divorare il proprio “Padre”, l’ingessata sinistra che è figlia della cultura del compromesso e prigioniera dei miti della “rivoluzione mancata”, della “miglior gioventù” e del fatalismo storico.

Tanto il PDL che il PD hanno provato a bollare Renzi di eresia “spirituale”, di lontananza dai valori della sinistra classicamente intesa. Insomma, lo hanno accusato di essere un prezzolato di destra, un infiltrato, un “giovane furbo” che vuol piacere agli indecisi. In tutta risposta, Renzi prosegue con il suo camper, la sua campagna 2.0, respinge le accuse e gli abbracci mortali dei rottamandi al mittente, raccoglie donazioni e guadagna consensi in vista delle primarie democratiche. Ribadendo che non vuole solo rottamare, ma vuole fare cose e – nello specifico – cose di sinistra. E se ci pensiamo bene, abbassare le tasse è davvero di destra? Tagliare la spesa pubblica è davvero di destra? Premiare il merito è innegabilmente – ed inevitabilmente – di destra? Non necessariamente. Il programma del sindaco di Firenze è permeato da una fortissima vocazione social, che in una narrazione  puramente liberista verrebbe sostituita da una pura esaltazione dell’individuo e dall’idea di una società libera dal peso del Leviatano. I punti di intesa tra la “sinistra nuova” e la “destra nuova” sono numerosi, ma i piani rimangono ben distinti, tanto a livello programmatico che ideale. Matteo Renzi, semplicemente, si candida ad incarnare quella sinistra che è stata capace di reinventarsi nella dimensione del libero mercato e della globalizzazione; non rifiutando aprioristicamente tali dati di fatto, ma sfruttandoli per la costruzione di un’orizzonte migliore per tutti (progressisticamente, potremmo dire “per l’umanità”), senza crogiolarsi nei desueti residui del socialismo militante.

La battaglia per la costruzione di una destra liberale è tutt’altro affare; di certo, Renzi costituisce una sfida, e una lezione per lo sgangherato centrodestra italiano (che si sogna qualcuno in grado di porre questioni interne come il golden boy fiorentino). Fa benissimo il sindaco fiorentino a cercare consensi trasversali. Anche per le primarie democratiche, la cui partita si giocherà tutta sulle regole. Perché se saranno veramente aperte e trasparenti, a votarlo ci andremo anche noi liberali.

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Twitter: @ilmastigaforo


Autore: Michele Dubini

Nato a Mariano Comense (CO) nel 1990, ha conseguito la maturità classica e studia Giurisprudenza presso l'Università di Milano - Bicocca, privilegiando particolarmente le materie penalistiche. Ha scritto per Fareitalia Mag e The Front Page.

One Response to “Renzi, la sua anima ‘social’ sa confrontarsi con la realtà”

  1. Giorgio Frabetti scrive:

    Al momento, la pagina FB di Matteo Renzi non risulta aggiornata con questo discorso di Verona. E’ un caso? Può essere un ritardo certo. Sollecitiamolo a darvi la massima evidenza. E se non accetta …

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