Il conformismo di Vespa e il carnevale di Grillo

– Bruno Vespa con di fianco la sagoma predicatoria di Beppe Grillo. È una immagine che è la sintesi di questi mesi. Una contrapposizione. O di qua o di là.

Di qua c’è una idea di democrazia, che viene da una storia, lunga. La storia di un paese che ha risposto male e bene alle sfide della trasformazione, di un paese che ha dato segni di maturità e immaturità, di un paese che ha proposto e ha evitato, che ha fatto e disfatto – di un paese che si è compiuto in valori e disvalori, con protagonisti emeriti ed altri ben inquietanti. Che piaccia o meno la storia delle ultime decadi – vitale e putrescente allo stesso modo.
Vespa è un prodotto di questa storia. C’è chi lo ama e chi lo disprezza.

Poi c’è Grillo. Il grillismo si basa su di un’altra idea di democrazia, che potremmo definire una democrazia per differenziazione. L’equazione grillina è questa: tutto l’esistente non ci appartiene, noi siamo l’inverso. Anche nei termini comunicazionali il grillismo lavora per ribaltamento. L’esistente (fatto dall’oggi politico e da tutti i suoi processi storici, e senza eccezioni) tutto l’esistente, e il presistente, sono la patologia del paese, il grillismo, invece, è la cura. Una cura che si comunica così: tutto ciò che oggi non c’è, e che ieri non c’è stato, siamo noi, il Movimento 5 stelle.

Qualche tempo fa in una conversazione mi è capitato di affermare che a me il grillismo pare antipolitico e populista. Mi è stato risposto che visto che questi aggettivi sono stati usati anche da Giuliano Ferrara, sono irricevibili – e che inquinati da Ferrara sono da ascrivere al mondo morto, quello della storia politica, che si contrappone al grillismo – grillismo che non può essere accusato di nulla che possa essere espresso con parole e categorie preesistenti. Il grillismo è vergine, ogni vecchia parola, cioè tutte, non può essere applicata ad esso. Lo so, è un ragionamento complesso, che può essere riassunto così: essendo il grillismo un ribaltamento della realtà politica, nessuna categoria della realtà politica che ci è appartenuta può essere applicata al grillismo.

Una contorsione filosofica che, però, è alla base della comunicazione grillina. Il grillismo lavora sulla logica narrativa del carnevale, ossia, l’inversione della realtà. Una realtà che si oppone ad un’altra, ma non in termini dialettici (di scambio) ma in termini di antitesi. Il carnevale antropologico permette ad una società, per qualche giorno, di viversi in termini di “inversione” – il maschio sarà femmina, il povero sarà ricco, il sottoposto sarà sovrapposto, il pulito sarà sporco, l’affamato sarà satollo, il grasso (in termini culturali) prenderà il posto del magro … ma tutto questo solo per qualche giorno.

Il grillismo fa, psicologicamente, appello a questo archetipo culturale, quello carnevalesco, ma lo fa in termini definitivi, di carnevale permanente, di inversione certa e duratura, di sostituzione di una realtà (certamente dura e ben difettosa) con un’altra realtà, non ancora ben definita, confusa, ma certamente migliore della precedente. Una realtà futura che non si regge su basi programmatiche o di policy chiare e definite, ma che fa appello all’inconscio desiderio di ribaltamento dell’esistente che è presente in ogni essere umano (comprensibilmente) frustrato. E noi tutti siamo (comprensibilmente) frustrati e incazzati per questa realtà politica che nel nostro contingente storico non solo non ci piace, ma ci fa orrore.

In questa logica vale tutto e il contrario di tutto. Ho visto grillini incazzati per l’IMU imposta alla vecchia pensionata, ed allo stesso tempo incazzati per l’IMU da 700.000 euro imposta al milionario, che poverino dovrà pagarla. Ma questi erano gli stessi che (giustamente) si incazzarono con Berlusconi quando fece il gioco elettorale delle tre carte e per vincere le elezioni annunciò la futura eliminazione dell’ICI.

Il grillismo è contro le tasse, tutte, ma è a favore della patrimoniale. Il grillismo cresce con i mezzi della larga comunicazione di massa ma è contro la televisione. Il grillismo è garantista per eccellenza ma poi Grillo afferma che Di Pietro sarebbe un ottimo ministro degli interni. Il grillismo non tollera le illazioni nei confronti del movimenti e dei (presunti) cadaveri nell’armadio del suo fondatore (sono solo dicerie), ma poi scatena attacchi frontali a chiunque e a chicchessia basandosi su indizi (dicerie). Il grillismo si presenta come “democrazia diretta” e poi è dirigista e stronca qualsiasi formula e forma di dissidio interno. II grillismo è contro la storia e l’ontogenesi partitocratica e poi fa propri i vezzi centralistici dei partiti meno democratici della nostra storia.

Il grillismo si concretizza attraverso la potenza della parola, e impone il silenzio ai propri militanti. Il grillismo è aperto al dialogo nel senso che lo rifiuta per differenziarsi. Anche il dialogo è parola della vecchia, morbosa, politica. Il grillismo magnifica, giustamente, gli uomini comuni (onesti e impegnati) e li nobilita mandandoli in politica, ma se poi questi dissentono dalla linea dei capi, vengono bollati così, come Grillo ha fatto a proposito di quelli come Favia:

“Li capisco, per carità. Erano disoccupati e per un po’ di anni si sono trovati a prendere uno stipendio da tremila euro al mese e a gestire un po’ di potere, e adesso si sentono con l’acqua alla gola perché devono lasciare. Così vanno in televisione a straparlare di democrazia. Il grano e il poterino purtroppo sono un problema.”.

Il grillismo prima magnifica gli esclusi onesti e volenterosi, poi li definisce ex disoccupati gretti e sfigati.

Grillo è la maschera di questa promessa di carnevale. Grillo parla di felicità sociale, ma lo fa con modi testuali che comunicano rabbia e violenza. A cosa fa appello? Parla di giustizia sociale, e lo fa con toni da inquisizione. Questi toni sono il tema. Il tema di Grillo non sono le sue parole, ma i codici non verbali con i quali le esprime: iracondia, rabbia, intransigenza, forza. Il discorso di Grillo fa appello a luoghi inconsci nella mente dell’ascoltatore che non hanno nulla che fare col il sentimento della condivisione democratica, ma piuttosto appellano a quello del rancore.

Siamo tutti rancorosi verso ciò che ci capita – ma vogliamo trasformare il paese o vogliamo punirlo? E siamo sicuri che tutti coloro che oggi vogliono punire il paese negli anni precedenti non hanno compartecipato alle sue colpe? Mi giro intorno e vedo che persone che sempre più mi dicono: quasi quasi voto Grillo! Lo dicono con un sorrisetto che presuppone un “così gliela facciamo vedere!”. Ma a chi? Ai politici? All’Italia? A quale Italia? Da oggi è deciso per statuto che chi sta con Grillo sarà accusatore e gli altri accusati. Siamo a un nuovo 1919? O al 1943?

Il sito di Grillo è il paradigma ideologico del suo movimento. E’ un sito verticale, rigidamente e fortemente organizzato e gestito, tradisce in pieno tutte le belle e sacrosante logiche della comunicazione comunitaria. E’ un sito con editoriali, formule politiche, dogmi culturali. Fatti e postati dall’alto. A chiosa di ognuno di questi testi troviamo una lettura consigliata. Una lettura che serve a meglio capire ciò che è stato detto nell’articolo/formula/dogma. La maggior parte di queste letture consigliate sono libri scritti da autori vicini a Grillo e pubblicati con quella casa editrice. Sembra il sito americano di Scientology.

La cosa più paradossale che si può notare è questa: il movimento grillino (come ben sappiamo) ha sfruttato appieno tutte le prassi e logiche della grande propaganda mass mediatica che è a portata di mano (per i pochi veri competenti) attraverso l’integrazione tra web e media preesistenti. Bene. Ma allo stesso tempo sul sito di Grillo, per annichilire i media che attaccherebbero Grillo, si mettono in guardia i lettori dalla pervasività mediatica: ai grillini viene consigliato un famoso libro di Chomsky contro tutte le propagande.

Il senso è questo: c’è propaganda e propaganda, quella di Grillo è buona, le altre son cattive. Io ai lettori di Grillo consigliere altre letture: Orwell, per esempio, o un libro a caso uscito dalla scuola di Francoforte. Attenti ragazzi. Grillo ha messo la maschera, vi promette il carnevale, ma attenti a chi vi promette di smascherare gli altri e lo fa con una maschera sul volto. Che maschera è? Salvatore, guitto, sapiente, predicatore, Masaniello… fate un po’ voi. O forse Batman, ma forse Goblin.

Se qualcuno poi farà il prevedibile commento: “se devo scegliere, tra Vespa e Grillo scelgo Grillo!”, rispondo subito che non è questa la questione – si può tranquillamente scegliere qualsiasi altra cosa.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

4 Responses to “Il conformismo di Vespa e il carnevale di Grillo”

  1. salvociciulla scrive:

    Caro Linguiti,l’ho letto per puro caso e l’ho riletto con curiosità.I titoli che Le sono attribuiti(Docente di Semiologia etc. etc.etc.)hanno certificato lo sciorinamento elargitoci di tutte queste belle teorie su Grillo e grillini.Sono contento di saperne un pò più su Grillo e compagni.E chiaro che la cultura,l’erudicità,mettono certi personaggi fuori portata dell’intelletto comune.Mi viene in mente quello che dicevamo in classe quando avevamo lezione di fisica sperimentale.Eravamo unamini nel considerare il nostro caro Prof.”MALATO MENTALE”.Bando alle divagazioni,torniamo al nostro Grillo.Credo che questo personaggio(GRILLO)lo si vuole piazzare in un’universo che non é suo.Credo anzi sono sicuro che molto più modestamente Grillo vuole semplicemente neutralizzare il mal costume,l’incompetenza,la prepotenza ,la corruzzione di questa classe politica che sta portando tanta miseria e disperazione a milioni di persone e non oso pensare quello che sarà fra tre mesi o giù di li.E ci pregiamo d’essere la terza potenza europea,Facciamo parte del G8.VERGOGNA!Lei, sig.Linguiti,dovrebbe analizzare l’operato dei vari Bersani,Fini,Casini,DiPietro,vendola e compagni.Con il suo dotto sapere,se parlasse un pò anche di questi personaggi,potrebbe aprire un orizzonte nuovo per le prossime elezioni.Pendiamo dalle sue labbra.non ce ne voglia.Salvo ciciulla

  2. gisberto scrive:

    Tante grazie per il suo articolo. Tutti noi siamo +/- responsabili per la situazione italiana. Dal mio modesto punto di vista riesco a cogliere quello che ci vuole comunicare e concordo con lei. Sento altresì che le idee che arrivano dal M5S mi trovano ricettivo e riscono a farmi immaginare qualcosa di diverso e realizzabile; per questo dico: Non gettiamo via tutto con l’acqua sporca

  3. Patrizia Tosini scrive:

    Caro Linguiti, il pezzo è magistrale. Quasi quasi divento semiologa pure io … !

  4. Daniele Varelli scrive:

    Grazie per l’ottimo articolo

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