Da Gheddafi ad al-Qaida. La deriva ultra-islamista della primavera araba

di ANTONIO MASTINO – La morte dell’ambasciatore americano in Libia Chris Stevens, avvenuta pochi giorni fa a Bengasi, rappresenta l’episodio più cruento dell’ondata di proteste anti-americane che si stanno verificando in Medio Oriente e nel Nord Africa a seguito della pubblicazione del film “L’innocenza dei musulmani”. Tralasciando le elucubrazioni sulla reale identità del regista o sui finanziamenti di provenienza ebraica, occorre notare come il film abbia effettivamente causato le ire di quasi tutto il mondo islamico, dal Marocco al Bangladesh, e che le proteste seguite alla pubblicazione del trailer su YouTube stiano interessando quasi esclusivamente le sedi diplomatiche statunitensi.

Mentre si registrano proteste di modesta entità in parte dei Paesi islamici (nello stesso Iran non vi sono stati ancora episodi di rilievo), di ben altra entità sono stati gli scontri nella già citata Libia e nello Yemen, due Stati ancora ben lontani dalla stabilizzazione, e in Egitto, dove al governo c’è un Presidente espressione di un movimento islamico ortodosso, i Fratelli Musulmani (la cui frangia locale è, però, meno fondamentalista di quella siriana), e dove le componenti dell’islam salafita sono molto forti.

Al Cairo, dove le proteste non si sono mai fermate da quando è scoppiata la rivolta di Piazza Tahrir (se non per brevi periodi), i manifestanti – una massa composta da Fratelli Musulmani, salafiti del partito al-Nour e ultras della squadra di calcio dello Zamalek – si sono scontrati più volte con la polizia e hanno chiamato a raccolta per i prossimi giorni tutta la popolazione egiziana (copti compresi). Il bilancio dei feriti, sino al momento in cui si scrive, è di oltre 200 persone.

Nel commentare gli eventi, il presidente egiziano Morsi, il quale ha già dimostrato di essere un politico piuttosto scaltro, ha espresso solidarietà agli americani per l’omicidio di Stevens e ha stigmatizzato gli attacchi all’ambasciata al Cairo. Si è, però, scagliato duramente contro gli autori del film su Maometto, quasi a giustificare i manifestanti, ai quali si è limitato di raccomandare la massima calma. Nella capitale Yemenita Sanaa, invece, per qualche ora è stata occupata dai manifestanti l’ambasciata USA e la bandiera americana è stata data alle fiamme. Qui gli scontri con la polizia hanno portato alla morte di 4 persone.

I due casi appena nominati sono, ognuno a modo suo, molto diversi dall’assalto al consolato in Cirenaica. Infatti, qui la dinamica degli scontri ha fatto intendere quasi immediatamente che non ci si trovasse davanti a una semplice – ma comunque difficile da gestire – manifestazione di protesta anti-americana organizzata da civili. La presenza di miliziani armati con RPG ha portato immediatamente a considerare l’ipotesi che l’attacco fosse premeditato e frutto di un piano preparato a tavolino da un’organizzazione armata legata ad al-Qaida, la Katibat Ansar al-Sharia (che però ha negato ogni coinvolgimento).

Probabilmente, sarebbe stato compiuto anche senza presenza del film, ma ha trovato in queste proteste spontanee un background perfetto. Peraltro occorre dire che Stevens, primo ambasciatore americano a perdere la vita dal 1979 (quando fu ucciso Adolph Dubs in Afghanistan), era particolarmente apprezzato dalla popolazione libica. L’ambasciatore era una persona che parlava l’arabo e che è stato una vita a contatto con la realtà islamica, cominciando la propria esperienza a 23 anni insegnando l’inglese in Marocco. In Libia era stato mandato clandestinamente, a bordo di un cargo greco, all’indomani dello scoppio della rivoluzione contro Gheddafi per cercare, trovandolo, un contatto con gli insorti, per poi essere nominato, a rivolta terminata, ambasciatore di Washington.

La sua morte, oltre a rappresentare la perdita di un importante punto di riferimento nell’area per l’amministrazione americana, descrive anche l’ennesimo esito anti-occidentale (nella sua accezione più pura dell’anti-americanismo) e ultra-islamico della Primavera Araba, stavolta nel Paese che più di tutti ha ottenuto l’aiuto occidentale per eliminare il potere precedente. Questa apparente contraddizione ci fa capire innanzitutto come l’esito della rivolta contro Gheddafi abbia portato fondamentalmente a uno Stato sull’orlo del fallimento, dove le milizie locali non sono mai state disarmate e dove è presumibile che quelle legate al network di al-Qaida abbiano avuto la possibilità di allestire dei campi di addestramento.

In seconda battuta, e questo riguarda tutto il mondo islamico, gli episodi di questi giorni ci danno il senso di come esso sia lontano anni luce dalla secolarizzazione occidentale e di come la Primavera Araba sia stata una reazione alla staticità delle elite al potere che politicamente non avevano più nulla da offrire, piuttosto che una volontà di seguire le orme dei paesi a democrazia liberale.


Autore: Antonio Mastino

Classe 1983, viene dalla ridente isola di Sardegna. Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, ha formato la propria esperienza nell'analisi internazionale al Ce.S.I. - Centro Studi Internazionali, curando in particolar modo gli scenari geopolitici dell'Africa Sub-Sahariana e dell'Estremo Oriente.

2 Responses to “Da Gheddafi ad al-Qaida. La deriva ultra-islamista della primavera araba”

  1. Piccolapatria scrive:

    E’ un fallimento tragico le cui conseguenze nefaste erano prevedibili, tanto che molti signor nessuno se le sentivano, eccome. Ma tant’è, abbiamo dovuto assistere ai soliti panegirici dei manovratori di alto bordo che con faciloneria hanno festeggiato uniti alla “primavera araba”. La strada della democrazia in quella non civile mentalità non è lunga come dissero; è un vicolo dal percorso cieco e impraticabile e porta a disgrazie sicure e non basta sapere l’arabo e credere di conoscere l’ambiente per salvaguardarsi. Per inciso, come sta e/o starà Israele in mezzo a cotanto fuoco?
    La signora Clinton dovrebbe essere collocata a riposo per manifesta e ripetuta inadeguatezza; fuori dal giro forse avrà la dignità di riprendersi il suo vero nome- Rodham o comunque si scriva- che ha con sfregio rigettato per usare quello più indorato del marito. Alla faccia dell’affermazione femminile…

  2. lodovico scrive:

    A distanza di tre giorni il quadro precedentemente descritto è completamente mutato….. quale dei due articoli dobbiamo ritenere valido?

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