– Una ricerca presentata dallo studio Ambrosetti scuote il mondo politico. La ricerca parla del sistema aeroportuale italiano ma si concentra sulla concorrenza tra Linate e Malpensa, con il primo scalo che rischia di cannibalizzare il secondo. Il sorpasso in passeggeri in transito per voli internazionali e intercontinentali è già avvenuto e – secondo molti – occorre porvi rimedio al più presto. Su Malpensa, infatti, sono stati investiti molti soldi pubblici (un nuovo terminal e reti infrastrutturali create dal niente, come collegamenti autostradali e ferroviari) con l’obiettivo di farne uno scalo da 40 milioni di passeggeri all’anno: ma i numeri (che parlano di nemmeno 20 milioni) sono troppo lontani dall’obiettivo.

L’idea alla base della nuova Malpensa è fallita per due ordini di ragioni: la prima, che si tende a dimenticare ma che la ricerca presentata dallo studio Ambrosetti non tace, è che nel frattempo Alitalia non è più la stessa. Ha ad esempio effettuato, in maniera del tutto autonoma e senza che nessuno cercasse d’impedirglielo, il de-hubbing di Malpensa, mantenendo un ottavo dei voli intercontinentali precedenti al collasso. Ai tempi del de-hubbing tanti asserivano che Alitalia non potesse permettersi due hub. Spesso si tratta delle stesse voci che ora piangono perché Malpensa non è, di fatto, un hub.

Su questo punto la ricerca è chiara: nel 2007 Alitalia offriva quasi 140mila posti settimanali in partenza da Malpensa, oggi ne offre (insieme a AirOne) poco più di 30mila. Il primo vettore di Malpensa è da tempo EasyJet, notoriamente una compagnia low cost non interessata ai voli intercontinentali.

La seconda ragione per cui il piano Malpensa è fallito è che Linate fa concorrenza a Malpensa proprio sui voli internazionali e intercontinentali. Funziona così: se vuoi volare da Milano a New York, Dubai, Shanghai o altrove, hai due alternative. La prima è un diretto da Malpensa, la seconda è un volo da Linate con scalo in Europa: soprattutto a Parigi, a Londra o a Francoforte, ma anche altrove (Roma compresa, è bene sottolinearlo). E i numeri raccontano che la seconda alternativa è sempre più preferita alla prima. Capiremo poi la ragione con un esempio.

La soluzione proposta dalla ricerca è quella di ridimensionare Linate per legge, strada già tentata dal centro-sinistra con due decreti Burlando e un decreto Bersani bocciati dall’Unione Europea. Il Bersani-bis, entrato poi in vigore, poneva limiti (ad esempio non più di un collegamento per vettore da Linate a città come Amsterdam o Barcellona e collegamenti illimitati solo per Roma) ma è stato interpretato estensivamente: proprio Alitalia sfrutta i vettori a lei riconducibili (tra cui AirOne) per volare sei volte al giorno su Bari anziché una sola volta. La stessa cosa fanno, ovviamente, British Airways, Air France e altre compagnie europee.

Ridimensionare Linate per legge significa dunque vietare il maggior numero possibile di voli da Linate per altre destinazioni. Lo studio Ambrosetti chiede esplicitamente di rifarsi al primo decreto Burlando, che indicava per Linate il ruolo di “terminale della navetta Milano-Roma” evitando (avverte la ricerca) “dispersioni su altri aeroporti del sistema milanese”, cioè Orio al Serio.

Ma facciamo una prova per capire come mai Linate con scalo viene preferito a Malpensa diretto.
Giorno 10 settembre. Supponiamo di voler andare a New York tra un mese (dal 19 al 26 ottobre). Generalmente le proposte più economiche si riferiscono al diretto da e per Malpensa. Con British Airways, ad esempio, il volo costa 223 euro a tratta (operato da American Airlines). Ma con 15 euro in più per l’andata e 24 euro in più per il ritorno si possono scegliere ben sette alternative in partenza da Linate con scalo a Heathrow. Con Air France si spendono 264 euro per l’andata e 229 euro per il ritorno diretti (operati da Alitalia), ma con 4 euro in più si possono scegliere tre andate alternative da Linate con scalo a Parigi e, per il ritorno, addirittura si risparmiano 4 euro rispetto al volo diretto.

Con Alitalia la musica non cambia, ed è evidente data la citata strategia di privilegiare Fiumicino. Alitalia propone due voli Malpensa – New York diretti, uno operato da Delta e uno dalla stessa Alitalia, con andata a 260 euro e ritorno a 228 euro. Ma da Linate con scalo a Fiumicino ci sono circa dieci alternative con andata a 334 euro e ritorno a 241 o 301 euro.

In conclusione, la libertà di movimento e di scelta degli orari è di gran lunga maggiore partendo da Linate. Chi punta unicamente al risparmio prenoterà il diretto da e per Malpensa, a patto di non usare un taxi (90 euro a tratta) o, peggio, un’auto a noleggio per il trasferimento da e per la città di Milano. Anche chi punta alla durata complessiva del volo prenoterà il diretto. Tuttavia la differenza dipende molto dalla durata dello scalo che in alcuni casi è minima.

Ma il vero vantaggio che offre Linate (con scalo) nell’attuale assetto è la libertà di orari a fronte di pochi euro in più. Scegliendo Alitalia, addirittura, si arriva a circa dieci diverse alternative al giorno col Linate – Fiumicino – New York, di cui molte (ovviamente) differiscono solo nel tempo di permanenza a Fiumicino. Partendo da Malpensa, invece, si hanno una o al massimo due alternative possibili.

Quali sono le debolezze della proposta Ambrosetti?
Il mezzo per raggiungere lo scopo (ridurre Linate alla tratta Milano-Roma) rappresenta una soluzione dirigista a problemi che non dipendono solo dalla presenza di Linate (ma anche dal de-hubbing di Alitalia, citato dalla stessa ricerca). Inoltre è improbabile che da Malpensa aumenteranno i diretti intercontinentali: non lo farà Alitalia, che ormai punta su Fiumicino, e non lo faranno altri vettori. Più probabilmente da Malpensa verranno offerte anche le alternative con scalo in Europa.

La soluzione dirigista evita di considerare che Linate è oggi l’aeroporto più comodo per milioni di italiani, a partire dalla quasi totalità di coloro che abitano a Milano città per finire con molte delle province emiliane. La ricerca Ambrosetti liquida la questione affermando che in molti casi la differenza sta in 15-20 minuti, ma ciò vale unicamente per chi risiede a Milano (e non per tutti). E chi vive a Parma, a Bergamo, a Cremona?

Tra l’altro la ricerca, sorprendentemente, tace che il Linate-Fiumicino è oggi un monopolio di Alitalia. Ma per fortuna ci sta pensando l’Antitrust.
Per onor di verità va aggiunto che la proposta Ambrosetti passa anche per la liberalizzazione della cosiddetta “quinta libertà”, cioè la possibilità di scalo intermedio su Malpensa (con salita e discesa di passeggeri) per i voli a lungo raggio. Ad esempio, New York – Malpensa – Singapore. Esempio non fatto a caso, perché proprio alla Singapore Airlines il ministro Passera ha negato i diritti di quinta libertà all’inizio del 2012.

Lo scopo, infine, potrebbe essere degno di attenzione. Si dice che il rilancio di Malpensa valga il 2% del Pil italiano fino al 2030 ed è comunque ovvio che i grossi investimenti per ora persi bruciano. Ma non convincono del tutto le cifre, come quelle sui nuovi posti di lavoro: addirittura 160mila per il 2015. Senza contare il fatto che, forse, l’indotto di Malpensa beneficerebbe in (gran?) parte di mancato indotto di Linate. In altre parole, si guadagna di là quello che, magari non del tutto, si perde di qua.