Le preferenze? Un ostacolo al rinnovamento politico

di BENEDETTO DELLA VEDOVA – Sulla legge elettorale l’impasse favorisce purtroppo il ricorso a soluzioni facili, che però non risolvono niente. La legge elettorale in vigore ha limiti evidenti. Rende l’elezione dei “nominati” indipendente dal voto dei cittadini e ne affida la designazione a partiti che non utilizzano procedure aperte e competitive di selezione delle candidature. Inoltre il Porcellum, in linea con altre leggi formalmente maggioritarie che hanno tentato inutilmente di “blindare” il bipolarismo italiano, incentiva l’ammucchiata elettorale, non la formazione di maggioranze di governo.

La soluzione a questo duplice problema di rappresentatività e di governabilità non può venire da un sistema proporzionale con preferenze che presenta, per ragioni opposte, esattamente gli stessi limiti. Le preferenze, che non a caso non sono adottate in nessuna grande democrazia europea, ordinano il mercato politico, all’interno dei partiti e nello scontro tra i partiti, secondo un principio minoritario e clientelare. I sistemi elettorali efficienti incentivano la formazione di maggioranze coerenti e la rappresentanza degli interessi generali del Paese, non l’organizzazione di minoranze, più o meno diffuse e influenti, inclini a difendere il proprio “particulare” – per citare le parole di Monti – e a consegnare questo solo mandato al proprio rappresentante.  Le preferenze si “pagano” sempre e sono in genere politicamente contraccambiate con un uso privatistico della spesa e del potere pubblico. Anche al netto degli effetti criminogeni legati al voto di scambio e all’accresciuta influenza delle organizzazioni illegali nel processo politico (non è un caso che i giovani di “Ammazzateci tutti” ieri hanno ammonito sul rischio di fare “un favore alla mafia”) le preferenze istituiscono incentivi politicamente sbagliati, posto che quelli giusti, come abbiamo detto, siano quelli che rendono più efficiente (ai fini del governo) e generale (ai fini della rappresentanza) il funzionamento del sistema politico.

Non so quanto siano vere e fondate le notizie che danno per probabile un accordo tra PdL, Lega e Udc su di un “tedesco” in realtà assai poco “tedesco” e di fatto coincidente con il vecchio proporzionale con preferenze, corretto (per modo di dire) da uno sbarramento al 5%. Sono però sempre più persuaso che accordo di questo tipo sarebbe sbagliato e comporterebbe una battuta d’arresto grave nel processo di rinnovamento e di modernizzazione politica, anche ai fini di quel progetto “montiano” e riformatore in cui mi sento, insieme a molti altri, impegnato.

 


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

One Response to “Le preferenze? Un ostacolo al rinnovamento politico”

  1. Paolo scrive:

    Che strano.

    I Paesi Bassi hanno un sistema elettorale proporzionale, con preferenze, senza trucchetti sulle dimensioni dei collegi (niente “collegi sicuri” per i fedelissimi di partito: c’è una sola circoscrizione nazionale).

    Eppure, hanno governi più stabili dei nostri, un parlamento rappresentativo, le sedie non sono attaccate ai culi come in Italia.

    Non mi risulta che siano noti per l'”uso privatistico della spesa e del potere pubblico”.

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