Una debolezza e un’ambiguità nella zuffa tra Casini e Montezemolo

di PIERCAMILLO FALASCA – Nella “zuffa” scoppiata ieri dopo l’editoriale di Italia Futura (“Il fritto misto di Chianciano non serve al paese”: questo il monito dei montezemoliani a Casini), si confrontano una debolezza e un’ambiguità.

La debolezza è quella di chi, come il leader dell’UDC, non ha ancora ridotto lo “spread” tra le buone intenzioni e le prove concrete. A Casini va dato certamente atto, fin dal pesante e provvidenziale decreto Salva-Italia di fine 2011, di aver colto nell’esperienza del governo Monti una cesura netta rispetto al passato e non una semplice sospensione temporanea del circo politico. Eppure, sia per la difficoltà oggettiva di trascinare con sé un partito intriso di vecchia politica che per il timore dei salti nel buio, le prove di rinnovamento del quadro politico che Casini pone in essere sono apparse finora timide e insufficienti: andrebbe sciolta l’UDC (cosa peraltro annunciata qualche tempo fa), non solo ritoccato il simbolo; andrebbe fugato ogni dubbio, sia a livello locale che sul piano nazionale, sul tasso di “pulizia” dei candidati che s’intende presentare alle elezioni, non ci si può limitare a sommare cose nuove con cose vecchie. Riflessioni simili, peraltro, possono essere indirizzate a Gianfranco Fini: lui fa inequivocabili scatti in avanti (vedi l’iniziativa “civica” dell’Assemblea dei Mille), la stantìa burocrazia di FLI gli fa costantemente da zavorra. La cronaca odierna addensa le nubi all’orizzonte: l’UDC che al Senato pasticcia con il PdL sulla legge elettorale, provando a reintrodurre le preferenze (quelle del debito pubblico e dei Cirino Pomicino e dei De Mita seduti in prima fila a Chianciano), non è per nulla coerente allo spirito aggregante e innovatore evocato da Casini ed auspicato da Emma Marcegaglia.

L’ambiguità riguarda, invece, Italia Futura. C’è una domanda che da mesi incombe sulla testa dell’organizzazione: Montezemolo vuol essere un protagonista della prossima campagna elettorale oppure no? La differenza è sostanziale: se sì, IF è inevitabilmente un giocatore importante del quadro politico; in caso contrario, il peso dell’associazione ne esce oggettivamente ridimensionato. Non solo: il risalto dato dai mezzi d’informazione all’editoriale apparso ieri sul sito di IF mostra che Montezemolo viene considerato, a torto o a ragione, come un attore dello stesso “perimetro” politico del “nuovo” Casini, quello che si propone come federatore di istanze e personalità politiche plurali e variegate. Per dirla con Oscar Giannino (intervistato oggi dal Corsera), le loro strade sembrano destinate ad intrecciarsi, soprattutto se l’obiettivo di entrambi è e resta quello di costruire un movimento politico che aspiri a rappresentare un’ampia porzione della società italiana.

Tra gli opposti fallimenti del PD e del PDL c’è in mezzo una sola “cosa” medio-grande, capace di competere per il governo del paese e di condizionare in chiave riformatrice e liberale l’agenda politica dei prossimi anni. Perché questo nuovo soggetto politico si crei, c’è da evitare una doppia tentazione: anzitutto, l’illusione che questa Italia possa premiare oltremisura il “purismo” identitario di uomini nuovi e idee immacolate; poi, la deriva paludosa e inconsistente di chi vorrebbe semplicemente lucrare uno spazio d’interposizione tra centrodestra e centrosinistra. Un tema cruciale, su cui ad esempio concentra i suoi sforzi un movimento come Zero+, è poi la selezione dei candidati: nel metodo e nel merito, rispondere alla domanda di rinnovamento che viene dall’elettorato decreterà una parte importante del successo o del fallimento del progetto politico.

Siamo ad un bivio: per offrire agli italiani un soggetto che giochi da protagonista alle prossime elezioni e segni la prossima legislatura con un portato di qualità, responsabilità e riforme, c’è da essere contemporaneamente ambiziosi e pragmatici. Ma lo debbono essere tutti.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Una debolezza e un’ambiguità nella zuffa tra Casini e Montezemolo”

  1. ragazzi, FLI è data al 2%. Montezemolo nessuno lo voterà. E Casini che doveva trionfare con il governo Monti è inchiodato al 6%. Al prossimo giro. Ormai anche la possibilità di vedere un’altra grande coalizione PD-Terzopolo-PdL è molto ridotta. O vince il PD o vince il M5S. Guai ai vinti.

Trackbacks/Pingbacks