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Morsi e il nuovo ruolo dell’Egitto sullo scacchiere internazionale

– Nel bene o nel male, pare che l’Egitto sia uscito dall’immobilismo trentennale della gestione Mubarak. Il nuovo presidente eletto Mohamed Morsi, espressione dei Fratelli Musulmani, sta guidando con piglio determinato la transizione sia in campo economico, sia in quello della politica interna e della politica internazionale. Morsi, infatti, sta cercando di rendere più aperta la posizione dell’Egitto sul terreno diplomatico, allontanandosi (ma neanche tanto) da quel ruolo di interlocutore privilegiato in Medio Oriente di Washington e Tel-Aviv e ponendosi in una posizione centrale, dialogante sia con la Cina che con l’Iran. Questo spostamento dell’asse diplomatico si è esplicitato con il viaggio in Cina dello stesso Presidente compiuto lo scorso 2 settembre, parallelo alla visita in Egitto di una delegazione cinese ricevuta dal Ministro degli Investimenti Osama Saleh. Gli incontri hanno portato alla stipula di diversi accordi, tra i quali prestiti per oltre 270 milioni di euro per investimenti e infrastrutture, segnando così l’inizio della penetrazione cinese nell’economia egiziana.

La grande mossa diplomatica, però, è avvenuta all’indomani della visita in Cina, quando il leader egiziano è atterrato a Teheran per partecipare al meeting del Movimento dei Paesi Non-Allineati (NAM), incontro organizzato dall’Iran per uscire dall’isolamento internazionale che Stati Uniti e Israele cercano di imporgli a seguito del suo programma nucleare. Durante il summit, Morsi ha deluso le aspettative dei promotori intervenendo sul tema della crisi in Siria. Egli si è, infatti, smarcato totalmente da Teheran (che è attore primario nella guerra per procura che è il conflitto siriano), dichiarando il proprio appoggio ai ribelli contro il governo di Beshar al-Assad e avvicinando la propria posizione a quella della Turchia e degli Stati Uniti. Così facendo, l’Egitto ha dimostrato di voler agire in politica estera come attore indipendente, slegato sì da Washington ma, contemporaneamente, poco recettivo delle sirene anti-americane. Una posizione molto meno allineata dello stesso NAM che, in questa sua ultima versione, rappresenta piuttosto una valvola di sfogo degli Stati ostili agli USA (prova ne sia che il prossimo summit del 2015 si svolgerà nella Venezuela di Chavez, elezioni permettendo).

Questo grande dinamismo in politica estera, e in particolare il già citato colloquio economico con la Cina – le cui rappresentanze erano anch’esse a Teheran – si sta rivelando utile evidentemente anche per aprire il proprio mercato a nuovi investitori esteri che è ciò di cui ha bisogno l’Egitto in questo momento. Per questo, Il Cairo si sta adoperando non solo per trovare nuove partnership economiche, ma anche per rafforzare quelle già esistenti. Nei prossimi giorni si svolgerà, infatti, a Roma il “Business Council” italo-egiziano (13-14 settembre) a cui Morsi parteciperà di persona per poi volare negli Stati Uniti per accettare la decurtazione di 1 miliardo di dollari di debito concessa dall’amministrazione Obama. Nei giorni seguenti, inoltre, arriverà al Cairo una delegazione della Camera di Commercio statunitense. Queste iniziative, unite al prestito di 4,8 miliardi di dollari richiesto al Fondo Monetario Internazionale, sono votate a risollevare il Paese dopo la recessione dovuta a mesi di scontri e a togliere gradualmente il potere economico dalle mani delle Forze Armate che a oggi detengono il 30% circa del PIL egiziano.

Rimanendo sul rapporto tra Stato e Forze Armate, è proprio qui che la presidenza Morsi sta rappresentando una vera rottura col passato. Domenica 14 agosto, infatti, con una serie di decreti d’urgenza seguiti a un attacco di miliziani jihadisti nel Sinai, sono stati rilevati – assecondando la preoccupata reazione di Israele – il capo delle Forze Armate e Ministro della Difesa (nonché successore di Mubarak) Hussein Tantawi e il Capo di Stato Maggiore Sami Anan. Inoltre, e ciò ha avuto del clamoroso, è stato cancellato il decreto emesso il 17 giugno dalla Giunta Militare che di fatto limitava i poteri del Presidente nei confronti delle FA, impedendogli di diventarne capo supremo. Sebbene questi provvedimenti presidenziali già di loro rappresentino qualcosa di straordinario, ciò che ancor maggiormente ha stupito molti osservatori internazionali è che ad essi non sia seguita alcuna reazione di rilievo da parte dei militari. Questa inerzia ha, dunque, portato alla supposizione che la mossa di Morsi sia stata in qualche maniera concordata e che la strategia in atto sia quella di un’evoluzione graduale delle istituzioni, con un road-map già delineata per il ritiro dei militari dalla vita pubblica.

Il 2012, dunque, si sta rivelando per Il Cairo l’anno della svolta. L’elezione di un Presidente espressione dei Fratelli Musulmani (partito conservatore e nazionalista) e dotato di grande personalità come Mohamed Morsi sta portando a una vita politica molto più dinamica, con una proiezione verso l’estero da attore protagonista come non si vedeva dai tempi di Sadat e un fronte interno in cui, d’accordo con le FA o meno, si assiste a uno spostamento dell’ago della bilancia di potere dai militari ai civili.


Autore: Antonio Mastino

Classe 1983, viene dalla ridente isola di Sardegna. Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, ha formato la propria esperienza nell'analisi internazionale al Ce.S.I. - Centro Studi Internazionali, curando in particolar modo gli scenari geopolitici dell'Africa Sub-Sahariana e dell'Estremo Oriente.

4 Responses to “Morsi e il nuovo ruolo dell’Egitto sullo scacchiere internazionale”

  1. autores scrive:

    Film cinematografici tutti da l’Iran allora? A quanto Egitto dice tutto va verso l’assoluto Sunnismo.

  2. Remigio Benni scrive:

    sono un giornalista che lavora in Egitto da anni e questa mi sembra una delle analisi piu’ serie e corrette su Morsi e la sua politica che abbia mai letto. Complimenti!

  3. Antonio Mastino scrive:

    Molte grazie!

  4. Lazzaro scrive:

    Un islam “illuminato” cambierà l’Egitto?

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