Prove ‘tecniche’ di esecutivo politico

di LUCIO SCUDIERO Per un Monti-bis post elettorale non c’è nè ci deve essere prospettiva.  La foglia di fico del carattere tecnico di questo esecutivo non poteva reggere alla prova della campagna elettorale incipiente, e infatti è caduta. Il premier si è fatto subito neghittoso rispetto ad ogni ipotesi di reincarico “tecnico”, denunciando la natura politica, politicissima, della sua esperienza di governo e di quella che dovrà necessariamente succedervi.

La figura del presidente del Consiglio è diventata poi talmente ingombrante per i partiti che questi ormai sempre più spesso vi si riferiscono attraverso una figura retorica, una sorta di metonimia inversa, in cui si indica l’opera (l’ “Agenda Monti”) per non doversi confrontare col suo autore.

E’ un espediente che però non fungerà se l’obiettivo è eludere il nodo politico sottostante, e cioè come raccogliere un mandato elettorale pieno intorno al percorso di riforme iniziato dal professore. Lo si può fare arruolandolo direttamente nella contesa elettorale (ipotesi molto remota), oppure evocandolo per il tramite della sua “agenda”, ma resta il fatto che sia l’uno che l’altra non potranno avere i connotati di un’ipotesi residuale da azionare quando tutte le alternative dovessero rivelarsi impraticabili.

Ciò vale per il centro sinistra, che non può pensare di promuovere referendum controriformatori salvo poi doversi riallineare in fretta ai diktat della realtà, ma anche per quell’area di centro oggi guidata da Pierferdinando Casini, che a Monti e alla sua agenda “deve” un tentativo maggioritario più che una listarella di interdizione che tenti di riacciuffare i due poli alla deriva a urne chiuse.

Se l’ambizione sarà quella di essere “centrali” più che “centristi”, allora c’è qualche speranza in più di distribuire le forze politiche del paese intorno a un baricentro efficiente. In questo gioco la legge elettorale avrà un ruolo importante ma non esaustivo, perchè al netto degli incentivi e disincentivi tecnici che conterrà, in definitiva conteranno la selezione del programma di governo e la reputazione di forza politica di chi si candiderà a realizzarlo.

Fare i “montiani” senza puntare al 40% di italiani contenti del governo Monti non avrebbe granchè senso e sarebbe un’occasione sprecata.

La sintesi del week end politico appena concluso recita che l’Udc “evoluta” non basterebbe, probabilmente, neppure a se stessa, che il PD comincia a prendere coscienza del guaio in cui si è cacciato alleandosi a Vendola e che il PDL semplicemente “non datur“, seguendo un contrappasso che dovrebbe far riflettere tutti gli altri: chi fa finta, che tali sono stati i 4 anni di non governo Berlusconi, la paga. Sempre.

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Twitter: @Antigrazioso


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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